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Lugnano vuole vivere
Inviato da : admin Venerdì, 17 Dicembre 2010 - 17:50
Lugnano vuole vivere
Lugnano sta in alto, su uno sperone del Colle San Rocco, quasi nascosto tra il Colle Alario e quello di Categne, arrampicato casa su casa e grigio come la roccia che, sfaldata in strati poderosi, lo sostiene.
Un tempo fu un castello forte e potente, coronato da una grande torre, e dominava un vasto territorio. La torre è crollata da tanti anni e l’area del castello è appena riconoscibile nella parte alta del paese.


Lugnano ha resistito, in tempi lontani, ad assalti di nemici potenti; oggi, arroccato nella sua stretta valle, sembra subire impotente l’assedio dei capannoni industriali della piana e della caotica espansione edilizia di Vazia.
L’antico borgo d’inverno appare quasi deserto, solo d’estate le sue viuzze si ripopolano per il ritorno di tanti paesani. Gli abitanti sono fortemente attaccati al loro paese e alle loro tradizioni e tengono tenacemente in vita la piccola comunità che, a settembre, per la Festa della Madonna del Fiore, si ricompatta attorno al suo simbolo più forte, la preziosa statuetta della Madonna col Bambino, una straordinaria scultura in avorio d’arte gotica francese.
Oggi la chiesa di Santa Maria di Categne, dove ordinariamente la Madonnina è conservata in una teca blindata, è chiusa per restauri che procedono con interruzioni e lentezze esasperanti. Il prezioso avorio, per sicurezza, è conservato altrove ma domenica 5 settembre la Madonna del Fiore è tornata tra i suoi fedeli per la sentita e partecipata processione in suo onore che ogni anno si snoda tra le vie di Lugnano.
Apre il corteo il Crocifisso, seguito dagli stendardi e dalla Banda musicale di Lisciano, una delle più belle realtà del nostro territorio, che assicura il servizio musicale. La Madonnina d’avorio, in un prezioso e raffinato baldacchino, è portata a spalle da uomini in tunica bianca e mantellina azzurra; il parroco Don Zdenìk la precede, dietro il baldacchino dorato si snoda la processione dei fedeli. Colpisce la sentita partecipazione popolare e la presenza di tanti giovani, ragazzi e ragazze.
Il corteo parte dal sagrato della chie-setta di Santa Maria di Categne e si snoda tra le vie della parte alta del paese. Molte case appaiono fatiscenti o crollate, altre sono in discrete condizioni ma le ricostruzioni, fatte in economia e con materiali inadatti, ne hanno alterato l’a-spetto originale. L’alluminio anodiz-zato, le ceramiche industriali, il travertino in lastre, ben poco hanno a che fare con la storia e l’immagine del paese.
La processione passa a fatica tra le strette viuzze dell’antico castello; i nomi dei luoghi evocano il passato: la Torre, la Casa del Principe, la Casa del Prete che ancora porta lo stemma del vescovo di Cittaducale Nicola Maria Calcagnini e la data 1779, le Carceri, il Torrione, il Cassero, la Medina.
Il corteo prega e canta; in punti prestabiliti si ferma e Don Zdenìk benedice il paese e i suoi abitanti, poi riprende i percorso e scende girando attorno al borgo; passa accanto ai ruderi di quella che fu l’antica abbazia di Santa Croce, dove probabilmente stava un tempo l’avorio gotico, poi risale per ripide scalette verso la chiesa di San Giovanni Battista. La fatica si fa sentire, i portatori della macchina processionale fanno miracoli di equilibrio, i musicisti della Banda hanno il fiato affannoso.
Sulla piazzetta della chiesa la processione sosta ancora per una benedizione e una preghiera. La piazzetta s’affaccia sul precipizio, senza un muricciolo di protezione, e accanto alla chiesa scivola pericolosamente verso l’abisso. Vane finora le sollecitazioni all’autorità competente per mettere fine a questo stato di pericolo. La chiesa è chiusa da anni, l’interno è fatiscente ma alcuni anni fa fu rifatto il tetto.
La processione riprende; ancora un tratto in salita e si torna sul sagrato di Santa Maria per l’ultima benedizione e il bacio della reliquia, poi lentamente si scioglie, mentre le ombre della sera scendono sulle case; poco più tardi, all’ingresso del paese, accanto alla fontana, il Comitato organizzatore offre a tutti i partecipanti un gradito rinfresco.
Ancora una volta gli abitanti di Lugnano hanno mostrato la volontà d’essere una comunità vitale e tenace, che sa raccogliersi attorno ai suoi antichi simboli, consapevole del suo passato, e non uno sperduto e anonimo gruppo di case del territorio reatino. Malgrado mille difficoltà, Lugnano vuole continuare a vivere.
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