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Chiesa di S. Vito
Inviato da : admin Venerdì, 17 Dicembre 2010 - 17:53
Dove erano situati l’Immagine di Puccio, l’albero Punsaraco e l’antica chiesa di S. Vito?
L’ANTICO CONFINE DEL REGNO E LA MISTERIOSA SAN VITO
Per pianure e per montagne, dalle spiagge del mar Tirreno a quelle dell’Adriatico, corre una lunga fila di colonnette di pietra che segna il vecchio confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio (Figg. 1, 3, 4); i due governi lo fissarono in modo definitivo solo nel 1847, dopo secoli di discordie, scontri sanguinosi e tentativi d’accordo andati a vuoto; servì a poco, perché qualche anno dopo l’unità d’Italia l’avrebbe reso inutile.


Nelle nostre terre ai due lati del confine conteso si fronteggiavano paesi, rocche, casali fortificati, visti sempre come minacciosi da quelli dell’altra parte. Molti furono distrutti militarmente o abbandonati perché troppo esposti. Nel 1376 toccò al Frascaro, sul colle dove si stava edificando Castelfranco, che i Reatini stavano fortificando con una torre. Le milizie del Regno irruppero nel contado reatino, disfecero la nuova torre, arrivarono fino alle mura di Rieti devastando e saccheggiando, per poi ritirarsi carichi di bottino e di trofei. Le fortificazioni reatine di Monte Gambaro, verso Cantalice, pure considerate una grave minaccia da quelli del Regno, provocarono scontri che si trascinarono per secoli.
I punti di riferimento dell’incerto confine, sempre in discussione, li troviamo indicati su carte antiche ma oggi non è facile rintracciarli sul terreno.
Prendiamo il caso dell’Immagine di Puccio; era un antico punto di triplice confine tra Lugnano, Cantalice e Castelfranco; lì si incontravano spesso le autorità del Regno e dello Stato per stipulare accordi che si sperava mettessero fine alle contestazioni e ai continui scontri tra le parti. È citato in documenti del 1479 e del 1556, e nell’istrumento del 15 marzo 1571, secondo il quale la linea di confine arriva all’osteria di Marsilio Coletta, passandogli distante da due canne circa, perché quell’osteria resta nel territorio di Castelfranco. E continuando di scorrere la linea di esso confine con l’istessa strada, arriva fino ad una imagine guasta detta l’imagine di Puccio, la quale serve in forma di termine; e quindi, ripigliando la linea, corre tuttavia avanti per dritto fino a trovare un arbore chiamato il punsaraco che sta nel piano fra Castelfranco e Lugnano. [S. Marchesi, Compendio storico di Città Ducale, p.72.]
L’accordo del 15 marzo 1571 purtroppo non mise fine alle contestazioni: in linea di massima le Comunità del Regno pretendevano che il confine seguisse il Fosso del Ranaro, quelle dello Stato Pontificio  che andasse in linea retta dal Colle del Puzzaro all’Immagine di Puccio. Il colle del Puzzaro si trova vicino a Villa Reatina, ma dove stava l’Immagine di Puccio, che era già guasta nel 1571? E il Punsaraco?
L’Immagine di Puccio doveva trovarsi nelle vicinanze dell’attuale strada Vazia-Cantalice, a circa 1 km dal bivio con la Terminillese. La località è indicata in carte topografiche di confinazione dell’anno 1796 che indicano con sufficiente chiarezza il Punto ove si conviene per Castelfraco e Lugnano, che vi fosse l’immagine di Puccio triplice confine tra Lugnano, Cantalice, e Castelfranco secondo l’indicazione di quest’ultima Comunità. Se ne deduce che all’epoca l’immagine fosse ormai del tutto sparita, ma si conservava ancora memoria del luogo dove era edificata. Ce lo conferma un’altra vecchia carta topografica, la Pianta dimostrativa di confinazione Catastale di Lugnano, e Cantalice, e Lisciano, tracciata nel 1812 dal Controllore della Contribuzione diretta Antonio Tolotti (v. Orizzonti a.III, n.4, p.8). Questa mappa, sbrigativamente schizzata a penna ma piuttosto precisa, mette subito dopo le contrade Ratignana e Campotreanni, la cont-rada Immagine di Puccio ossia Passo Cerasolo, poco prima della contrada Cesapiana o Papena , vicino allo sbocco del fosso di Livio e non lontano dall’osteria diruta di Marsilio Coletta che, dice, oggi è un casaleno infaccia all’acqua papena.
Insomma, tutte queste indicazioni sono piuttosto precise, tanto più che lì si trova anche l’attuale confine tra i comuni di Rieti e Cantalice, però i luoghi hanno subìto tante alterazioni, perché i fossi di Cerreto e di Lisciano hanno cambiato percorso e perché la zona è stata a lungo occupata da cave di breccia che hanno stravolto l’originale orografia del territorio.
Probabilmente qui attorno, nel XV secolo, doveva trovarsi anche la cosiddetta Croce Ferrandina, che faceva da termine; è riportata su una antica ma insicura carta tracciata per ordine di re Ferdinando d’Aragona da Giovanni Gioviano Pontano.
Il Punsaraco – Così era chiamato il bagolaro (Celtis australis), un grande albero che raggiunge i 25 metri d’altezza; ha il fusto diritto, la corteccia grigio-cenere e la chioma ampia e tondeggiante con le foglie ovali e appuntite; produce piccoli frutti di cui sono ghiotti gli uccelli, che così provvedono alla disseminazione. Questo albero è ancora ben presente nel nostro territorio; un grande esemplare si trova vicino alla chiesa della Madonna del Passo; in dialetto è chiamato buzzaràgu.
Dove sorgeva l’antico Punsaraco che faceva da confine? Già nel 1796 il punto esatto era oggetto di contestazione: Castelfranco lo poneva in località Tre sassi, a Est del Fosso del Ranaro, Lugnano più a Ovest, sul ciglio dello stesso fosso: i due paesi cercavano così di accaparrarsi un pezzetto di territorio. Il nome dell’albero nel documento è diventato bazaraco o balzaraco. La località è quella compresa tra il bivio della strada Terminillese per l’Ospedale De Lellis e il ponte del Ranaro.
Non lontano dal confine sorgevano villaggi , fortificazioni, chiese addirittura, di cui oggi rimane poco o nulla; è il caso della chiesa di San Vito, antica e misteriosa. È nominata, nell’anno 1081, in una carta con la quale il conte di Rieti Todino dona al Monastero di Farfa i castelli di Aspra, Lugnano e Poggio San Massimo (due di questi non esistono più); la ritroviamo in elenchi di chiese della Diocesi di Rieti nel 1153, nel 1182, nel 1252, ancora una volta nel 1398, poi sembra sparire nel nulla. Sappiamo che faceva capo alla chiesa di San Massimo di Lugnano, anche lei sparita, e che si trovava nella nostra zona, ma dove? Nella Carta dei Luoghi di Culto della Diocesi di Rieti, del 1997, si scrive: Il sito della chiesa in oggetto [San Vito] probabilmente doveva trovarsi nell’ambito territoriale compreso tra il centro urbano di Castelfranco, nel comune di Rieti, e il comune di Cittaducale. Una zona troppo vasta da prendere in considerazione!
A restringere il territorio ci aiuta ancora la Pianta dimostrativa del Tolotti che chiama Colli di S. Vito le alture che fiancheggiano a Nord la strada da Vazia per Cantalice, prima della Papena, sopra le quali oggi stanno le case di Chiuriano. Nel Catasto onciario di Cantalice e in quello di Lugnano e Lisciano, risalenti alla metà del Settecento, che contengono le dichiarazioni dei redditi dei capifamiglia,  la località S. Vito è più volte citata, per esempio tra le proprietà del Rev. Bernardino Faraglia, parroco di Lisciano, nella cui chiesa è sepolto (Fig. 2), di Bonanno Faraglia, grosso proprietario terriero, e di altri esponenti della stessa famiglia. Molti dei terreni elencati risultavano coltivati a olivo; ancora oggi quei terreni, ben esposti a sud-ovest, vengono indicati come le lie.
Evidentemente l’antica chiesa di San Vito si trovava in quella parte del nostro territorio.
Poco distante, sopra l’imbocco della valle di Lisciano, sorgeva un altro paese scomparso, San Cataldo, che aveva la chiesa parrocchiale intitolata a S. Giovanni, anch’essa non più esistente; ebbene tra le proprietà di Pietro Paolo d’Antonio Faraglia risulta anche un terreno alberato e vitato in località S. Giov. e Sto Catallo; evidente, nel nome delle località, il ricordo dei due santi venerati nell’antico villaggio.

Dall’Indice delle Colonnette lapidee additanti la linea di confine tra Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio, 1852 (A.S.Ri, Deleg. Apost., Polizia, sc. 78, fasc. 2, sf. 3, 2)
Colonnette nel territorio di Lugnano
a) confinante con Rieti: 406 Fontana di Puzzaro , 407 Campo Lugnano 1°, 408 Fosso Arenaro, 409 Campo Lugnano 2°.
b) confinante con Castelfranco: 410 Campo Lugnano 3°, 411 Fosso del Marchese, 412 Lenze di Castello, 413 Imboccatura del Cerasolo nello Arenaro.
Colonnette nel territorio di Cantalice
a) confinante con Castelfranco: 414 Osteria Marsili.
b) confinante con Rieti 415 Fondo d’Oro 1°, 416 Fondo d’Oro 2°, 417 Stradella di Castel Franco o delle Scarpe Toste, 418 Trivio Bragoni, 419 Quadrivio di S. Nicola, etc.
di Alberto Dionisi 
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