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L’ultima bandiera dei Borboni
Inviato da : admin Sabato, 21 Gennaio 2012 - 15:42
Il tricolore fu l’ultima bandiera del Regno dei Borboni
L’ultima bandiera del Regno delle Due Sicilie fu il tricolore italiano con lo stemma della dinastia borbonica. Per 125 anni la bandiera era stata, tranne brevi periodi, tutta bianca con lo stemma dei Borbone. Il tricolore borbonico sventolò solo per pochi mesi, poi fu ammainato per sempre e sostituito dal tricolore italiano con lo stemma dei Savoia.
Come andarono le cose?
L’11 maggio 1960 Garibaldi, con i suoi Mille, sbarca a Marsala in Sicilia e inizia la conquista del regno meridionale; batte a più riprese i borbonici ed entra a Palermo. Intanto, a Napoli, il governo di re Francesco II di Borbone cerca inutilmente di arginare il crollo che sente imminente e annuncia la concessione di istituzioni politiche più liberali; il 23 giugno adotta anche il tricolore italiano come bandiera del regno. Ormai è troppo tardi, il potere borbonico si sta sgretolando in fretta.
Il 7 settembre Garibaldi vittorioso entra trionfalmente a Napoli. Francesco II si chiude nella fortezza di Gaeta; resistono anche i forti di Messina in Sicilia e di Civitella del Tronto, sul confine con le Marche. Sulle fortezze sventola il tricolore italiano con le armi borboniche.
Intanto Garibaldi incontra re Vittorio Emanuele II presso Teano e gli consegna il regno meridionale che ha conquistato. 

Francesco di Borbone resiste a Gaeta assediata ma il 13 febbraio 1861, dopo 93 giorni d’assedio, è costretto a capitolare e firma l’ordine di resa anche per le altre piazzeforti, che continuano la resistenza. Andrà esule a Roma, da dove spererà di recuperare il regno facendo leva sul brigantaggio meridionale.
Intanto, a Torino, il 7 marzo 1861 viene proclamato il Regno d’Italia.
Il 12 marzo s’arrende Messina; a Civitella del Tronto resistono ancora, perché non credono vero il messaggio del re borbonico con l’ordine di resa recapitato dal generale Della Rocca. Pagheranno cara questa resistenza. Il 20 marzo, infine , s’arrendono. Alcuni resistenti vengono fucilati, i superstiti deportati e incarcerati. Moriranno quasi tutti per le durissime condizioni di prigionia.
Alberto Dionisi
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