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IL QUARTO: ovvero «il taglio del bosco»
Inviato da : admin Giovedì, 15 Giugno 2006 - 17:05
IL QUARTO: ovvero «il taglio del bosco»
Oggi la legna, come ogni altro combustibile, non ha un prezzo modico quindi, quando è possibile, si cerca di usufruire della opportunità che la legge mette a disposizione delle famiglie assegnando «il quarto» cioè una parte della riserva boschiva per il taglio e l’utilizzo della legna. La memoria delle nostre genti tramanda un paesaggio diverso da quello che siamo abituati a vedere se lasciamo scorrere lo sguardo sulle zone montane che ci circondano e che culminano nel monte Terminillo. Fino a «Bocche di prato» c’erano campi coltivati a grano, patate o fave; bisognava arrivare al terzo tornante per trovare aree boschive che potessero assicurare la legna necessaria.


Così, fin dall’epoca romana, è stato necessario emanare leggi che disciplinassero il taglio dei boschi per evitare abusi ed incurie nelle zone più impervie. Era ovvio che la popolazione preferiva approvvigionarsi in luoghi più facilmente raggiungibili trascurando le zone più scomode. Nel corso dei secoli sono state scritte regole sempre più precise per la gestione delle riserve boschive arrivando così a tagli del bosco razionali e consapevoli. Oggi non ci sono grossi disagi aiutati come siamo dalla tecnologia e da veloci e sicuri mezzi di trasporto ma, fino ad un lustro fa, il taglio della parte assegnata era un duro lavoro svolto a forza di braccia e con l’aiuto del mulo e procurava un profitto appena sufficiente alla sopravvivenza. Una volta saputo quale parte era stata assegnata, ci si organizzava per il taglio: armati di accetta, preparato il mulo, si partiva alla volta del bosco e, raggiunto il luogo, si dava inizio al lavoro. Non era facile! Spesso i luoghi erano impervi e bisognava tagliare, accatastare la legna, caricarla a dorso di mulo e, poi, con più viaggi, trasportarla fino a valle. Il mulo era carico, faticava a scendere i pendii ma, guidato ed incitato, riusciva a raggiungere i sentieri battuti mentre il padrone raccoglieva rami ricchi di foglie che avrebbe seccato e lavorato per farne cibo per lui e gli altri animali ospitati nella stalla. Era un lavoro lungo che assicurava però la legna necessaria per trascorrere i lunghi inverni e per cuocere il cibo. Ciascuna famiglia poi, destinava alla parrocchia un quantitativo di legna: si indiceva un’asta pubblica che era anche motivo di incontro e di festa per la gente e così si aiutava il parroco che altrimenti avrebbe incontrato difficoltà. Un’altra parte della riserva di legna era poi utilizzata ad altri scopi: si ricaricava il mulo e una soma di legna prendeva la strada della città. Qui, con il ricavato della vendita, si acquistava ciò che era necessario e, a volte, anche qualcosa di volut-tuario. Si ritornava a casa con la «conserva» o la pasta, un sigaro per il nonno o la farina da portare alle monache ed ordinare un capo da corredo. Sfruttare il quarto era dunque necessario perché assicurava il necessario per tutta la famiglia e permetteva di trascorrere con più tranquillità i lunghi inverni! C. A
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