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Il «rilancio» del Terminillo
Inviato da : admin Domenica, 22 Gennaio 2012 - 17:24
Il «rilancio» del Terminillo Una parola che si ripete da trenta anni.
Dicembre 2011! È purtroppo vero che le finanze della Regione Lazio sono in uno stato di sofferenza, quest’anno, come è altrettanto vero che il rinnovato sviluppo del Terminillo non decolla da ben trenta anni, forse più. Colpa dei mancati finanziamenti direte voi, forse in parte, ma la responsabilità maggiore va ritrovata nelle politiche attuate per questo territorio montano, dettate da  scarsa conoscenza, da leggi sull’ambiente miopi e troppo restrittive, da un po’ di disinteresse e diciamolo pure da ambizioni di campanile destinate ad un nulla di fatto.


Il comprensorio del Terminillo è amministrato da ben sette Comuni che in senso orario, partendo dal capoluogo, sono: Rieti (altitudine da 389 a 405 mt.), Cantalice (660 mt.), Leonessa (880 mt.), Micigliano (925 mt.), Borgo Velino (460 mt.), Castel S. Angelo (1027 mt.), Cittaducale (481 mt.).
L’estensione territoriale, a quota neve, vede al primo posto Micigliano, poi Leonessa e Rieti ma le amministrazioni interessate al turismo invernale sono queste tre, più Cantalice.
La Provincia di Rieti, di fronte al  frazionamento di interessi, pensò a suo tempo di coordinare lo sviluppo dell’impiantistica, delle piste di discesa e di altre attività legate al turismo invernale attraverso uno strumento progettuale definito «piano comprenso-riale». A questo si sono dedicati molti tecnici oltre alle proposte della società Funivia del Terminillo s.r.l., società storica fin dal 1934, e della I.S.I.C. S.P.A.  relativamente al versante leonessano.
Ma l’Amministrazione Provinciale, con l’intenzione di superare gli interessi dei privati, preferì rivolgersi a «quelli del nord» a causa delle frustrazioni meridionalistiche che ci perseguitano ancora oggi, anche se le esperienze tecniche delle società locali ci sono ma non vengono prese in considerazione. Da sempre! Dopo un primo esperimento negli anni passati per studiare un tracciato per il famoso «scavalco» (collegamento con Leonessa), costato molto e poi abbandonato, si è pensato bene di ingaggiare un tecnico venuto dalle nebbie del nord, più precisamente da Pionca di Vigenza, paese del nebbioso padovano dove, da esperto, lavora nella pianificazione del territorio il Dottor Daniele Costantini. Dopo aver preso visione per alcuni giorni del massiccio terminillese nasce il «piano Co-stantini» con la pianificazione di tredici nuovi impianti di risalita (o più) da realizzare con un contributo regionale di venti milioni (20.000.000) di euro. A parte il fatto che di questi quattrini si sente parlare da anni; che sono iscritti nel bilancio regionale; che quest’estate erano disponibili essendo stati inclusi nel «Piano Casa»; che si sarebbe passati alla fase esecutiva del progetto costituendo apposita commissione regionale; che a questa avrebbero partecipato Provincia e Comuni ignorando gli imprenditori. E poi? Arriva il ministro per i beni e le attività culturali Galan, anche lui padovano, ferma tutto per andare a fare le pulci al «Piano Casa» della Polverini dove era inserito il progetto del Terminillo.
Ci mancava il ministro! Ora il famoso «rilancio» subirà un ulteriore rinvio. E pensare che quando era presidente della Regione Veneto aveva giurisdizione su una buona percentuale di impianti modernissimi, percentuale riferita all’arco alpino di nord-est. Finan-ziamenti, nuove piste di discesa co-struite e lavorate con mezzi meccanici, alberi tagliati e tanti altri interventi eseguiti alla faccia del Terminillo che invece resta al palo. Ora Galan se ne va a casa dopo il cambio di governo, ma ci resta sempre un ambientalista di ferro, Angelo Bonelli, che tornerà al potere nel nuovo parlamento affinché tutto resti fermo come prima.
Questa nostra montagna non è molto fortunata. Nel 2008 l’Europa emanò una legge, la numero 363, che vietava la costruzione di nuovi impianti autorizzando solamente il rifacimento degli impianti dismessi. Poteva essere una soluzione parziale, almeno il Comune di Cantalice avrebbe concesso alla società Funivia del Terminillo di  rifare la Cardito Nord costruendo una bella seggiovia, pur se limitata al vecchio tracciato, ma la speranza è durata poco. Si viene a sapere dai media che per quell’impianto «ci sono difficoltà politiche ed economiche» per cui è preferibile privilegiare il versante leo-nessano con i famosi 20.000.000 regionali che sono «appostati», poi si penserà allo «scavalco» (va a capire cosa significhi) Guarda caso però che la società proprietaria della vecchia Car-dito Nord non ha chiesto contributi o finanziamenti, ma solo autorizzazioni e permessi!!
Ma torniamo a parlare del «Piano Costantini» e di come si lavori proget-tualmente sulla base della cartografia, delle foto satellitari ed altri strumenti decisamente virtuali. Il Terminillo è una montagna dalle caratteristiche molto particolari che differiscono anche dalle altre località appenniniche per cui, conoscerlo profondamente in tutte le sue caratteristiche non è impresa da poco perché anche chi ci è vissuto ha sempre nuove scoperte da fare. Quindi non ce ne voglia il Dottor Costantini se diciamo che sulle Alpi sarà un mago ma qui no e altrettanto valga per un ipotetico terminillese che voglia pre-suntuosamente pianificare un territorio alpino. Le diversità infatti sono agli antipodi sia per  latitudine, clima, venti, orografia, vegetazione, quota neve, idrografia, etc.
Ma voltiamo pagina e per vedere cosa si è fatto in questi ultimi anni per la promozione della stazione turistica estiva ed invernale. La giunta Marrazzo nel 2008/2009 aveva lanciato una campagna promozionale deliberando 500.000 Euro da spendere nel biennio 2009/20010 con lo slogan «Terminillo aperto per le vacanze» (spot seman-ticamente deficiente), ma è rimasto tutto nel cassetto della Promozione Lazio S.P.A., gestore del progetto, forse a causa del parapiglia creato «dall’incidente Marrazzo» in Regione. E i sempre più chimerici 20.000.000 regionali per i quali i Comuni del com-prensorio aspiravano ad averne una «fetta» per ciascuno? Sfortunatamente la crisi ha deluso le aspettative di tutti e ad oggi i soldi ci sono ma restano iscritti in qualche capitolo del bilancio regionale.

di Franco Ferriani
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