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Nazareno Strampelli, il mago del grano
Inviato da : admin Martedì, 30 Luglio 2013 - 09:27
Nazareno Strampelli, il mago del grano
Quella di Strampelli non è solo la storia di un uomo e di un ricercatore infaticabile. È soprattutto la narrazione di una straordinaria avventura scientifica destinata a cambiare i destini dell’umanità. È la storia di un’utopia concreta, della possibilità di creare in natura qualcosa di inedito. 

È l’affermazione di un sogno blasfemo che sfidando luoghi comuni e abitudini consolidate, si è posto come orizzonte la possibilità di liberare il mondo dalla morsa della fame e di restituire all’umanità la possibilità di decidere pienamente e dignitosamente del proprio futuro. È la storia di una rivoluzione che ha preso vita da una spiga di grano, in una terra, l’agro reatino, straordinariamente fertile. È una storia di inizio secolo che pone però, più di altre, incessanti domande sul nostro domani e che, per molte ragioni, chiama in causa le nostre responsabilità individuali e collettive.
I reatini poco conoscono il valore della sua opera, poco sanno della sua ricerca che senza dubbio, ha contribuito a sfamare i popoli delle terre più povere ed ha avuto ricadute importanti sulla storia del secolo passato. Tuttavia, grazie anche alla strada e all’istituto scolastico a lui dedicato, alle pubblicazioni e alle iniziative curate nel tempo da studiosi locali, in Sabina, terra eletta per i suoi esperimenti, il nome dello scienziato è comunque noto. Nazareno Strampelli, certamente il genetista italiano più importante del primo novecento, è invece completamente sconosciuto alla maggior parte dei nostri connazionali. Ciò può dipendere dal fatto che la scuola italiana, nel suo complesso, non ha mai mostrato una grande attenzione nei confronti della cultura scientifica, privilegiando altre branche del sapere e della ricerca.
Nonostante la priorità che Stram-pelli volle sempre dare al suo lavoro, inteso come servizio prestato non solo alla nazione ma all’intera umanità e malgrado l’apprezzamento della comunità scientifica e dei governi di mezzo mondo, è lecito ipotizzare che il suo legame con il fascismo possa aver ostacolato la divulgazione della sua opera nel dopoguerra ed esser stato causa di un mancato riconoscimento ufficiale. Qualcuno ha anche scritto di un premio Nobel proposto e mai assegnato, per questioni di «opportunità politica».
Comunque la si pensi, è innegabile che il genetista marchigiano, nato a Crispiero di Castelraimondo il 29 maggio 1866, con la sua ricerca, ebbe il merito di rendere possibile un sogno che finì con l’influenzare la storia del ’900. L’umiltà di uomo e il rigore di scienziato che accompagnarono la sua vita non vennero mai meno. La sua opera venne utilizzata da Mussolini che dopo aver consultato il genetista in merito alle reali possibilità di incrementare la produzione cerealicola, lanciò la celebre «battaglia del grano», una delle azioni propagandistiche maggiormente riuscite durante il ventennio. In meno di sei anni infatti, la battaglia fu vinta e l’Italia potè dirsi indipendente dalla produzione cerealicola di altri paesi. Uno degli elementi principali per gli esiti della campagna lanciata dal regime, fu proprio il massiccio impiego delle «sementi elette» di Strampelli che forse già da tempo, coltivava il progetto che Mussolini, dopo essere stato rassicurato dallo stesso scienziato sulle possibilità di riuscita, fece proprio. Inizialmente, poteva sembrare un progetto folle ma il fabbisogno nazionale si ridusse di oltre due milioni di tonnellate di grano all’anno, senza aumentare la superficie coltivata. Il riconoscimento che ne scaturì fu enorme tanto che, per i suoi meriti, il genetista venne nominato senatore del Regno. Lo scienziato, scrivendo a Mussolini e dichiarandosi poco adatto alla vita politica, cercò senza successo di smarcarsi dall’incarico.

«Mi permetto, quindi, rivolgere alla E. V. preghiera perché voglia, nel fare eliminazioni, tener presente anche le mie dette qualità assolutamente negative e lasciare il posto che potrebbe essere assegnato ad altri che, avendo più tempo e più capacità di me possa più degnamente e più efficacemente rappresentare la Federazione in Parlamento ed essere nel Campo politico, maggiormente utile al nostro Paese».
Le motivazioni alla base della richiesta di dimissioni, chiara espressione dell’umiltà dello scienziato ma anche dei suoi desideri, furono respinte dal capo del fascismo e ancor oggi, dovrebbero far arrossire di vergogna non solo gran parte dei politici italiani ma anche coloro che indefessamente, si agitano nell’intricato sottobosco di interessi, furberie e privilegi. Con un pò di malizia, potremmo cogliere nel riferimento alla disponibilità di tempo, anche una sottile ironia. In effetti, Strampelli aveva altro da fare, molto altro da fare e continuò a dedicarsi assiduamente ai suoi studi, pur affranto dalla morte di sua moglie Carlotta, a cui tra l’altro, aveva dedicato uno dei primi grani che ebbe successo. Carlotta Parisani, discendente della famiglia Bonaparte, fu la prima e principale assistente di Strampelli e la sua scomparsa, avvenuta nel 1926, prostrò lo studioso per lungo tempo.
All’alba della seconda guerra mondiale, quasi il 90% della superficie frumentaria italiana era coltivata con le sementi Strampelli. In poco tempo, le varietà di grano da lui sviluppate si diffusero in tutto il mondo, rendendo di fatto possibile, anche nella Cina maoista, una battaglia del grano analoga a quella dichiarata in Italia.
I grani «Ardito», «Mentana» e «Villa Glori» alla fine degli anni trenta, furono infatti esportati in Cina, dove vennero apprezzati e si diffusero rapidamente. «Ardito», «Virgilio», «San Pastore» e altre varietà delle «sementi elette» furono ampiamente coltivati nel Sichuan e nelle vallate dei fiumi cinesi, contribuendo a quintuplicare la produzione media da 7 a 35 q/ha. Per circa un ventennio le varietà strampelliane, assieme ad un centinaio di varietà derivate direttamente da esse, furono ampiamente diffuse in Cina.  Attualmente, tra le varietà coltivate, 189 derivano direttamente dai frumenti di Strampelli e altre 400 circa hanno antenati italiani. In soli trent’anni, le coltivazioni di questi grani arrivarono a 4,5 milioni di ettari, tre volte tanto l’estensione di tutte le coltivazioni italiane di frumento. I grani che avevano favorito il governo fascista nella «Battaglia del grano» furono fondamentali anche per la vittoria della rivoluzione maoista. Sin dagli inizi del secolo, oggi diremmo in «tempo reale», gli studi di Strampelli erano comunque già noti anche in Russia. Partendo dalle sue varietà, Andrei Afanasievich Sapegin creò la varietà «Odessa 3», coltivata per oltre mezzo secolo su 7 milioni di ettari. La varietà «Ardito» fu invece utilizzata da Pavel Panteleymonovich Lukyanenko per creare il «Bezostaya 1», capostipite genealogico di oltre 200 cultivar di grani teneri e duri attuali. Notissimo è il caso dell’Argentina dove Strampelli si recò personalmente nel 1922, invitato dal governo di allora.
A differenza dei monopolisti dei codici genetici che oggi impongono le regole del profitto all’intera umanità, Strampelli non brevettò mai i frutti delle sue ricerche, cosa che ovviamente, lo avrebbe reso ricchissimo. Condusse al contrario, una vita modesta e raggiunti i limiti di età, rifiutò i privilegi derivati dagli alti meriti conferitigli dallo Stato. Durante la sua attività, tenne sempre molto in cosiderazione i problemi che affiggevano i lavoratori delle campagne e le loro famiglie. Sin da giovane si occupò personalmente della condizione materiale e morale che caratterizzava il mondo contadino e nel 1891, fondò a Crispiero, suo paese natale, la Società Agricolo - Operaia di Mutuo Soccorso, una delle prime nel suo genere, con il compito di sostenere in momenti di difficoltà, i lavoratori marchigiani. La statura umana di Nazareno Strampelli, da sempre convinto della necessità della solidarietà e della cooperazione tra simili, emerse anche a seguito del terribile terremoto del 1915 che rase al suolo Avez-zano e gran parte della Marsica. Lo scienziato infatti, si occupò dell’assistenza ai sopravvissuti inviando aiuti nelle zone colpite e provvedendo direttamente al mantenimento di 160 bambini orfani, ospitati in un convento.
Benché fosse consapevole del valore della sua opera scientifica, Strampelli, non amava dilungarsi in pubblicazioni prolisse e autocele-brative. A tal proposito, affermava che le sue pubblicazioni migliori, quelle a cui teneva veramente, erano i suoi grani. Spesso affidava il risultato del suo lavoro ad altri studiosi che provvedevano a renderlo noto con conferenze o pubblicazioni di varia natura. Anche per questo, possiamo considerarlo come un alfiere della condivi-sione dei saperi. Il patrimonio che Strampelli ci ha lasciato è immenso. Visitando il Centro Sperimentale di Rieti, è impossibile non emozionarsi alla vista delle centinaia di ampolle contenenti le varietà di grano sistemate in ordine nelle scaffalature, degli appunti e delle lastre fotografiche che li corredano. Strampelli studiava le modifiche da lui apportate per anni, arrivando talvolta alla decima generazione, registrando meticolosamente ogni progresso ottenuto.
Considerando le conoscenze dell’epoca nel campo dell’ibridazione, lo scienziato marchigiano mise in opera un programma di grande validità che coniugava rigore e pragmatismo. Introdusse notevoli elementi innovativi come l’ibridazione intraspecifica fra varietà distanti, l’ibridazione intraspe-cifica fra varietà addomesticate e selvatiche di grano, la selezione fenotipica di oltre un milione di piante, basandosi sull’ibridazione intervarietale e, nei cereali autogami, la ricombinazione men-deliana. Inseguendo il sogno di creare per ogni regione italiana il grano più adatto, fece realizzare una rete di stazioni di ricerca, tra cui quella reatina, che consentiva la raccolta selettiva di dati ottenuti in zone diverse.
Strampelli partì da un concetto opposto a quello più diffuso nei primi anni del Novecento. Invece di tentare di estendere il ciclo vegetativo delle piante per accumulare più sostanze nutritive, cercò di sviluppare grani di rapida matura-zione e di alto rendimento. L’obiettivo era quello di evitare la siccità estiva, portando a maturazione le messi prima del mese di agosto. Inoltre si impegnò anche nella creazione di specie resistenti alla malattia della «ruggine» e dal fusto più corto, in grado quindi, di resistere meglio alle intemperie. In sintesi, lo scopo del genetista marchigiano fu la creazione di varietà in grado di rispondere ai principali flagelli che si abbattevano sulle coltivazioni cerealicole. Con l’anticipazione della mietitura ottenuta grazie alla selezione dei grani, fu possibile utilizzare i terreni per la coltivazione intercalare, ottenendo maggiori profitti per le aziende agricole. Uno degli effetti più rilevanti fu anche quello di ridurre la diffusione della malaria tra i contadini, che in precedenza, durante la mietitura, erano esposti alle punture della zanzara anofele nel periodo di maggior diffusione dell’insetto. Anche nella piana di Rieti il fenomeno malarico era impressionante. La popolazione di Terria e di altri centri abitati fu, nel corso del tempo, letteralmente decimata dalla terribile malattia e da cure inesistenti o non sufficienti.
«L’uomo che allarga ogni giorno il suo dominio su tutto ciò che lo circonda non è padrone del tempo, il grande galantuomo che tutto mette a posto. E il tempo a me è mancato di fare tante cose che pure avrei voluto veder compiute. Le mie pubblicazioni, quelle a cui tengo veramente, sono i miei grani. Non conta se essi non portano il mio nome; ma ad essi è e resta affidata la modesta opera mia».
Con quattro frasi, Strampelli è riuscito a lasciarci un testamento che racchiude tutto il suo percorso umano e scientifico. Per noi invece, condensare in poche righe la vita e soprattutto l’opera dello scienziato è impresa impossibile. Per ulteriori approfondimenti rimandiamo quindi alle numerose pubblicazioni, ai siti internet ma anche al film girato da Giancarlo Baudena «L’uomo del grano», completamente dedicato al ge-netista e agronomo marchigiano. Particolare attenzione merita l’opera di ricerca di Roberto Lorenzetti e il progetto MuSGra, Museo della scienza del grano «Nazareno Strampelli». Il nostro intento, modesto ma sincero, è quello di non spegnere i riflettori su un gigante della sua epoca, intimamente legato alla nostra terra in cui forse, sarebbe più con-sono organizzare un festival del grano, piuttosto che spendere soldi pubblici per iniziative dai retroscena decisamente «piccanti». Speriamo di essere riusciti a mantener salda una memoria, di aver incuriosito e magari, di aver contribuito a fornire qualche elemento utilie per il cogente dibattito sugli organismi geneticamente modificati. Strampelli, a torto o ragione, è infatti considerato uno dei padri della cosiddetta «Rivoluzione Verde», fenomeno contraddittorio dei giorni nostri, i cui effetti sfuggono al controllo della maggior parte della popolazione mondiale. I risultati devastanti dovuti alla riduzione della biodiversità, le condizioni dei lavoratori dell’agricoltura rese inumane dalla logica del profitto ad ogni costo, la nuova dipendenza dei popoli dovuta ai tipi e alle modalità delle coltivazioni, l’inquinamento e i rischi diretti e indiretti per la salute dei cittadini, sono tutti argomenti riconducibili ad un approccio da riconsiderare profondamente, seriamente e soprattutto urgentemente. La necessaria indipendenza del ricercatore inoltre, non sempre ben si accompagna ad una presunta neutralità dello scienziato. Non possiamo sapere se e soprattutto come, interverrebbe  su queste questioni Nazareno Strampelli che raggiunse la sua Carlotta qualche anno prima delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Siamo certi però che Il suo sogno non corrisponde all’incubo che da tempo, miliardi di uomini e donne stanno vivendo. Sulla casa di Stram-pelli, a Crispiero, così una lapide ricorda il genetista: «Dove cresceva una spiga di grano ne fece crescere due». Probabilmente, Il baf-futo scienziato non se ne avrebbe a male se qualcuno aggiungesse «per sfamare due persone, non per ingrassarne una sola».
 di Egisto Fiori
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