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Il fosso Ranaro e la sua storia
Inviato da : admin Giovedì, 15 Giugno 2006 - 17:15
Il fosso Ranaro e la sua storia
di Alessandro De Angelis

Non tutti sanno che nella nostra zona scorre un fosso che, nel bene o nel male, è sempre stato di importanza strategica per la vita delle nostre frazioni e della nostra stessa città di Rieti, il Renaro o Ranaro.
Il primo a parlarcene è Sebastiano Marchesi il quale, nel suo «Compendio storico di Cittaducale», ce lo presenta in due distinti momenti storici, il primo quando racconta delle dispute territoriali tra la comunanza di Rieti e la neo costituita comunanza di Città Ducale, in merito alla distinzione dei confini fra i Castelli di Lugnano e Castelfranco: nel 1466 il legato pontificio il cardinale Santacroce per risolvere la controversia indicò nel fosso Renaro il confine fra i due castelli e quindi tra i comuni di Rieti e Cittaducale che appartenevano l’uno allo Stato Pontificio e l’altro al Regno di Napoli.


Nel secondo episodio storico  tramandatoci dal Marchesi, il fosso viene nominato in occasione degli attriti tra Lugnano e Cantalice sulla definizione dei loro confini, l’autore del Compendio riporta per intero il verbale dell’inviato del Regno di Napoli Tolotti datato 1808, che così stabilisce il confine tra i due comuni che si contendevano la giurisdizione di Lisciano: «(il confine) giunto per la valle di Lisciano, alla strada del Ceppaio, che passa per la macchia di Bonanno Faraglia, sale per questa strada fino a quella pubblica, che da Leonessa conduce a Lisciano, prosegue giù per detta strada, fino alla stradella che rade il casale di Bonanno Faraglia; scende nel fosso di Cerreto e prosegue giù per il fosso fino al luogo detto Vignalone, dove sta una stradella, che rimane tra il terreno di Carlo d’Innocenzo Fabri e Matteo di Pietrangelo Faraglia, la quale stradella si dirige in su per il colle e va riunirsi nel fondo di Livio alla cima del fosso di Livio propriamente nel terreno di Sante di Luca Maurizi di Lisciano, poi prosegue giù per il fosso della fonte della Papena dove termina».
In tempi relativamente più recenti il fosso Ranaro è menzionato nel decreto del presidente della Repubblica (in quel periodo Luigi Einaudi) del 21/12/1954 concernente l’elenco delle acque pubbliche della provincia di Rieti; l’atto ci dice che il suddetto fosso è alimentato dal Vallone di Tagliata e il fosso di Rischiara (entrambi a Lisciano) che danno vita al fosso Rocchetta che a sua volta si immette nel Ranaro e dal Rio Campo Lugnano e il Vallone di Santa Croce; l’atto si conclude con i limiti entro i quali il Fosso Ranaro si ritiene pubblico ovvero da valle verso monte dal suo sbocco nel Velino (all’altezza del KM 79,3 della SS4 in direzione L’Aquila) fino alla confluenza col vallone dell’Inferno.
Anche in periodi più recenti il fosso Ranaro ha ricoperto una funzione importante per la vita economica della nostra città, infatti è stato scelto come confine naturale per definire i limiti di competenza sia della Cassa del Mezzogiorno, organo volto a favorire l’industrializzazione dell’Italia negli anni 1970-80, sia della attuale legge obiettivo n.2 della Comunità Europea volta a favorire le aree economicamente depresse: per quanto concerne la nostra zona l’area interessata è delimitata dal confine comunale di Cittaducale, il confine comunale di Micigliano, il confine comunale di Cantalice, la strada Vazia-Cantalice e dal fosso Ranaro.
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