Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
15 Dic 2017   05:27
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 2 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

Economia reatina
Inviato da : admin Giovedì, 15 Giugno 2006 - 17:19
Scenari  2006 per l’economia reatina
di Walter Festuccia

Il dibattito attuale sulla ripresa economica del Paese ha il pregio di avere richiamato l’attenzione sulla dimensione settoriale della nostra economia, da tempo concentrata sui fattori intersettoriali e trasversali, su cui si sono basate le politiche di sviluppo di quest’ultimo decennio.
È pericoloso proporre un’alternativa tra un modello di economia immateriale, della conoscenza e delle emozioni, da una parte, e quello più tangibile, fatto di fabbriche, tecnologia e distretti, dall’altra, in quanto costringe a scegliere in funzione di un futuro ideale invece di valorizzare e far crescere quanto piuttosto di più o meno buono c’è nella nostro sistema produttivo.


Un sistema che, a prescindere da come lo si vorrebbe, ha vissuto nell’ultimo decennio un forte processo di terziarizzazione e di evoluzione verso un’economia fatta sempre più di servizi e sempre meno di manifatturiero, da qualsiasi punto di vista la si guardi.
II livello di complessità nel quale opera la gran parte del tessuto produttivo italiano aumenta ormai progressivamente.
La turbolenza e l’accentuata competizione dei mercati, l’evolvere continuo delle tecnologie, i crescenti fabbisogni di nuove competenze professionali e, non ultima, la necessità di attivare scambi di merci e servizi sempre più rapidi nell’arena globale, pongono le imprese italiane, in particolare quelle industriali, di fronte ad un bivio: scegliere di dominare e, ove possibile, di anticipare i processi di competizione in atto o assumere un ruolo marginale nel mercato.
Il problema di come competere in  uno scenario tanto complesso diviene particolarmente pressante, nel nostro Paese, in presenza dell’elevata parcellizzazione del tessuto produttivo sul territorio, cui non fa da contrappeso una vasta base di aziende di medie dimensioni e ancor meno di grandi dimensioni.
La polverizzazione del tessuto produttivo è determinato ovviamente dalla preponderanza della microim-presa, che con relativa difficoltà opera in ambiti di mercato sempre più ampi, facendo fronte alla competizione innescata da Paesi di nuova industrializzazione come la Cina, l’India e alcune aree dell’Europa orientale.
Tuttavia, oramai con un tono ai limiti dell’inutile retorica si tende ad individuare nella preponderanza di microimprese la causa prima dei più recenti ritardi di sviluppo registrati dal nostro sistema produttivo.
Sarebbe opportuno viceversa riconoscere che:
-     per lungo tempo, e ancora oggi, la piccola impresa ha fatto dell’Italia un Paese in grado di competere a livello internazionale con i principali attori industriali;
-     esistono vasti segmenti di imprese di piccole dimensioni efficienti e in grado di competere sui mercati esteri;
-     vi è un nucleo stabile di medie imprese forti e in grado di consolidare la propria posizione sui mercati di riferimento;
-    vi sono larghi strati di piccole e medie imprese che innovano in modo continuo e attraverso percorsi spesso poco visibili ma efficaci, in grado di migliorare la qualità delle  produzioni  e  di  innalzare  il  livello  di produttività.
Alla retorica del declino, e in particolare del declino industriale, che da tempo imperversa nel nostro Paese occorrerebbe forse sostituire un percorso di analisi che metta in evidenza, accanto alle innegabili debolezze, l’esistenza di molti punti di forza del nostro tessuto produttivo, che possono fungere da leve per un recupero di competitività1 .
Nel corso degli ultimi sessanta anni la struttura economica della provincia di Rieti ha subito un profondo mutamento: si è passati, infatti, da un’economia prevalentemente agricola, nella quale il settore primario concorreva per oltre il 40% alla formazione del Pil locale, ad un’economia fondata su un crescente ruolo dell’industria che, tra la metà degli anni settanta e la fine degli anni ottanta, ha raggiunto i massimi livelli grazie ad un processo di sviluppo con caratteristiche fortemente esogene, basato su programma di investimenti attuato da grandi imprese, spesso straniere, incentivate a scegliere il nostro territorio per la disponibilità di cospicui aiuti da parte dello Stato.
Agli inizi degli anni novanta però questo processo si è arrestato, e l’economia reatina si è  trovata quindi a dover compiere un notevole sforzo per «traghettare» il proprio modello di sviluppo con caratteristiche evidentemente esogene (la strategia delle grandi imprese e degli investimenti stranieri) ad uno che valorizzi i fattori interni e le peculiarità produttive del territorio, favorendo contestual-mente una maggiore apertura verso l’esterno e quindi la messa in rete delle diverse realtà distrettuali.
Un passaggio che certamente non è stato indolore (sono stati perduti alcune migliaia di posti di lavoro) che ancora non si è concluso.
Un passaggio, comunque, che potremmo definire «continuità economica», se è vero che Rieti ha cercato di continuare a sviluppare una componente produttiva più innovativa che sicuramente affonda le proprie radici nel recente passato industriale.
Un modello di sviluppo, comunque, che non vede nell’industria manifatturiera l’unico motore della crescita.
Anzi, la filiera agro alimentare e dell’industria dell’accoglienza rappresentano gli altri due motori del nuovo modello di sviluppo, il tutto in un contesto territoriale dove gli attori dello sviluppo (Istituzioni, associazioni di imprese e sindacati, istituti di credito, Università, etc.) devono fare la loro parte per creare le migliori condizioni per improntare un modello esogeno di crescita sostenibile (il giusto equilibrio tra economia e ambiente è fondamentale per le caratteristiche del modello) che porta alla coesione territoriale.
Quest’ultimo un concetto non solo economico ma anche sociale che tiene conto, anche e soprattutto, del miglioramento della qualità e del tenore di vita dei reatini2.
Oggi sono 12.677 le imprese attive operanti sul territorio reatino alla fine dell’anno 2004, di queste 3.828 appartengono al comparto dell’artigianato che interessa, trasversalmente, tutti i settori di attività economica e si presenta ben radicato in provincia: le imprese che posseggono siffatti connotati sono, infatti, circa il 30% del totale. Analizzando i dati relativi alla suddivisione per settore di attività economica, si osserva che le 12.677 imprese attive sono così distribuite: il 31,8% opera nell’agricoltura, il 9,3% nell’industria, il 16,3% nelle costruzioni, il 23,4% nel commercio, il 5,6% nel settore turistico ed il restante 13,6% nelle altre attività di servizi.
Dal punto di vista strutturale l’elemento che caratterizza il sistema imprenditoriale locale, come accade in altre realtà italiane, è il peso rilevante delle ditte individuali che, a fine anno 2004, erano 10.091, in lieve crescita rispetto al 2003 e che rappresentano oltre il 79% del totale delle imprese attive e assorbono ogni anno, in media, circa il 70% del totale delle nuove iscrizioni.
A seguire vi sono le società di persone e le società di capitali rispettivamente con 1379 e 822 unità attive.
Dal punto di vista demografico permane, a livello locale, una certa «voglia di fare impresa», nonostante la crisi internazionale e il clima di incertezza economica che ha caratterizzato gli ultimi anni.
Nel corso dell’anno 2004 si sono infatti iscritte 951 nuove imprese, a fronte delle 748 cessazioni, con un tasso di crescita pari al +1,39% rispetto alla fine del periodo precedente3.
Il tessuto economico è caratterizzato, inoltre, da una buona vitalità, visto che circa la metà dei neo imprenditori sono giovani con meno di 35 anni e incoraggiante è anche il dato relativo all’ingresso delle donne nell’ambito del sistema produttivo locale che risulta essere in linea, se non addirittura superiore, al dato nazionale.
Uno scenario futuro che indubbiamente potrà condizionare le dinamiche dell’economia reatina che, a sua volta, dovrà reagire per tenere il passo dei principali competitors.
A tal fine, si dovrà puntare su una maggiore propensione ad innovare delle imprese locali, in quanto i processi di innovazione hanno assunto un ruolo strategico nel conferimento di capacità competitive.
La provincia di Rieti deve, infatti, pensare ad un processo di innovazione strettamente contestualizzato nel territorio che proceda di pari passo con le specializzazioni produttive del tessuto economico locale.
Nell’ottica di una maggiore competitività del sistema economico locale occorre, infatti, massimizzare l’efficienza produttiva e istituire un collegamento continuativo tra il mondo della ricerca e le aziende.
Sarebbe altresì necessario potenziare i centri di servizi esistenti in grado di tradurre in business le idee, aiutando le aziende a stilare piani di fattibilità e di pre-fattibilità attraverso i quali sarebbe possibile ottenere finanziamenti dalle banche ed incentivi dalle leggi preposte e fungere, dunque, da volano all’innovazione ed alla competitivita.
L’innovazione dovrebbe, inoltre, essere volta a rendere fruibile le possibilità offerte dal territorio e dovrebbe essere accompagnata dalla creazione di percorsi formativi di professionalità specifiche da inserire nei segmenti produttivi forti della provincia.

Note: 1 «Ridare fiducia all’industria italiana» Fondazione Censis – Documento di discussione – Roma, 22 Marzo 2005.
2 «Osservatorio Economico Locale 2004-2005 Rieti» CCIAA – Istituto Guglielmo Tagliacarne.
3 Dati della CCIAA Rieti.
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato