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La Madonna del Fiore
Inviato da : admin Mercoledì, 31 Luglio 2013 - 09:43
La Madonna del Fiore e le sue sorelle
Gli avori gotici raffiguranti la Vergine col Bambino sono l’orgoglio di grandi musei e di antiche cattedrali
La presenza dell’avorio gotico della Madonna del Fiore nella chiesetta di S. Maria di Categne di Lugnano ha sempre creato stupore ma fino a qualche decennio fa il tesoro era ignorato dagli studiosi, che l’hanno conosciuto solo grazie alle indagini della prof.ssa Luisa Mortari, sul finire degli anni Cinquanta del secolo passato.


Non si tratta semplicemente di un’opera d’arte pregevole ma di un oggetto raro e prezioso per materiale e fattura, appartenente a un genere di manufatti rarissimi persino nella Roma dei papi, la cui committenza e proprietà era prerogativa delle classi più alti della società.
Le poche opere esistenti parago-nabili alla Madonnina di Lugnano costituiscono il vanto di grandi musei o di tesori di antiche cattedrali. Queste immagini appartengono, per l’aristocratico portamento e la raffinata fattura, a quel ristretto numero di Madonne dette Vierges grandes dames, prodotte tra gli ultimi decenni del Duecento e i primi del Trecento a Parigi o nella regione dell’Ile-de-France, dove  botteghe d’intagliatori realizzavano opere che, pur avendo un’aria di famiglia, si distinguevano per dimensioni e qualità dell’intaglio.
La rappresentazione della Madonna in piedi, col Bambino in braccio, la cui più lontana origine sembra risalire alla statua della Vergine della porta settentrionale della basilica di Notre-Dame di Parigi (1245-1250), esprime una spiritualità nuova che, per la posa, gli atteggiamenti, i gesti, appare tanto più umana che nel passato. La Vergine sorride e guarda il bambino, o addirittura gioca con lui, tenera e gentile.
Il portamento è grazioso, sembra quasi un passo di danza dalle cadenze musicali.
Questi oggetti di culto erano realizzati in avorio, materiale raro e affascinante anche per la sua lontana provenienza dall’Africa selvaggia o dalla remota India, appropriato per la realizzazione dell’immagine della Vergine, alla quale da tempi antichi si dava il titolo di turris eburnea, torre d’avorio, de-sunto dal biblico Cantico dei Cantici (7,5); le statuette erano impreziosite da dorature e tocchi di colore che esaltavano la lucentezza del materiale.
La più celebre è la Madonna col Bambino (Vierge à l’Enfant) (fig. 2), alta 41 cm, della Sainte-Chapelle di Parigi, dove si trovava già prima del 1279, probabile dono del re di Francia san Luigi IX; oggi è al Louvre.
Di grande qualità è anche la Vergine di Saint-Denis (fig. 3), di 34,8 cm, degli anni 1260-’80, proveniente dalla abbazia alle porte di Parigi dove venivano sepolti i re francesi; ha poi varcato l’oceano e oggi si trova negli USA al Taft Museum of Art di Cincinnati, Ohio.
Il Metropolitan Museum of Art di New York possiede numerosi avori gotici come la Madonna della fig. 4, alta 37,9 cm, databile al 1250-’75, e l’altra Vergine col Bambino (fig. 5), di 32,8 cm, più tarda, del 1320-’30.
Queste sculture hanno piccole dimensioni; tra le «sorelle maggiori» bisogna ricordare la Virgen (fig. 6) della cattedrale di Toledo, alta 67 cm, e quel capolavoro che è la Madonna col Bambino (fig. 7), di Giovanni Pisano ma di chiara ispirazione francese, di 53 cm, del 1298, del tesoro della cattedrale di Pisa.
La Madonna del Fiore di Lugnano (fig. 1) è tra queste «sorelle maggiori», con i suoi 57 cm d’altezza. La figura presenta una conformazione leggermente ad arco, come in altre ma-donne gotiche, ma in questo caso, viste le dimensioni, segue il naturale andamento curvilineo della zanna d’elefante dalla quale è ricavata.
La Madonna sorregge con la mano sinistra il Bambino che sembra volgersi verso il fiore che la madre tiene nella destra. Il piccolo Gesù, in una lunga veste, ha un viso dai caratteri forti e decisi; la mano sinistra è un rozzo restauro d’epoca imprecisata: forse la manina originale sosteneva un frutto. Il volto della madre è sorridente e presenta evidenti caratteri somatici nordici; la forma degli occhi appare vagamente orientale.
Il capo, cinto da una coroncina, è acconciato con un velo che forma pieghe dalle quali spuntano ciocche di capelli ondulati. Il manto è elegantemente drappeggiato e, assieme alla lunga tunica sottostante, forma profonde pieghe. Una cintola decorata pende sul davanti, fin oltre il segno del ginocchio.
Il mantello è orlato da una fascia decorata con gigli; rimangono esili tracce dell’originale policromia dell’opera, che nel corso dei secoli ha assunto una bella e intensa patina bruna. Si ritiene che risalga agli ultimi anni del Duecento o ai primissimi del Trecento.
Attraverso quali vicende questo prezioso oggetto aristocratico è giunto nella chiesetta di S. Maria della Misericordia, detta di Categne?
L’arrivo dei re Angioini sul trono di Napoli fu seguito dall’afflusso nel Regno di manufatti francesi e parigini, ma anche di artisti e artigiani, che diffusero in tutta Italia i modi, gli stili, i gusti della grande cultura francese. Re Carlo Secondo d’Angiò frequentò a più riprese la zona e volle essere incoronato a Rieti nel 1289 da papa Niccolò Quarto.
La fondazione di Cittaducale, voluta da Roberto d’Angiò, rappresenta un notevole esempio di quell’irrag-giamento culturale. La cultura an-gioina francese era quindi ben presente nell’area.
La ricostruzione  dei percorsi della statuetta si affida al documento letto da Ugo Valeri, studioso di storia del territorio, alcuni decenni fa.
Il documento, forse secentesco, sembra sia andato disperso con altre carte della parrocchia. Riportava come la nobile famiglia Quirini di Lugnano, da tempo residente a Cittaducale, si fosse rifugiata nell’anno 1363 nel paese d’origine per sfuggire alla peste che infuriava nella città angioina, portando con sé il prezioso oggetto, che poi lasciò all’abbazia di S. Croce di Lugnano. Lì rimase fino all’abbandono dell’abbazia, nel XVIII secolo, quindi fu trasferita a S. Maria di Categne.
Oggi la parrocchiale è chiusa, in attesa (lunga e penosa) di un intervento che metta in sicurezza il soffitto; la Madonna del Fiore non ha più casa, è ricoverata altrove e torna tra la sua gente solo per le feste settembrine, quando l’antica e venerata immagine è portata processionalmente per le vie del paese.
di Alberto Dionisi
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