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Il tormentone del Terminillo
Inviato da : admin Mercoledì, 31 Luglio 2013 - 09:47
Continua il tormentone del Terminillo
Vi ricordate il pessimo inverno dell’anno passato quando nevicava in pianura mentre in montagna il violento e continuo vento di tormenta troncava i rami degli alberi e ripuliva il terreno dalla neve?
Un inverno così non si verificava da molti lustri. Stagione invernale bruciata per gli operatori e per gli sciatori. E allora tutti nel pensatoio per cercare soluzioni. La speranza a quel punto è tornata ai famosi 20.000.000 di Euro che dovrebbero risollevare le sorti del Terminillo. 

Sono già molti anni che se ne parla, ma sembra ci sia una jella infame perché ogni volta che stanno per essere erogati succede qualcosa e tutto si blocca. Dopo l’incidente Marrazzo del 2009 ci sono stati vari rinvii quali il Piano Casa stoppato dal ministro Galan (includeva i soldi per il Terminillo); la pausa politica per l’arrivo di Monti (per fortuna); la crisi di liquidità delle amministrazioni; i latrocinii di alcuni nella Regione Lazio e ora la Polverini che ha la cassa azzerata e sfoglia la margherita per decidere se dare 20.000.000 al Terminillo oppure usarli per fare le elezioni regionali. Perciò, secondo consuetudine, affidiamoci a mamma speranza!!
Ma dal pensatoio di cui si parlava all’inizio è nata l’idea, promossa da alcuni noti terminillesi, di spingere i Sindaci di Leonessa e Micigliano a unire le forze per costituire un consorzio finalizzato alla ricostruzione degli impianti sciistici preesistenti, unica soluzione possibile a seguito  di quanto imposto dalla legge n. 363/2008. Leonessa ha un ambizioso progetto nel proprio versante redatto, per la società I.S.I.C., dall’architetto Fabio Orlandi. (Piccola digressione: la I.S.I.C. nel 2012 è stata soppiantata da altra società, di un immobiliarista, …pare). Comunque lo  studio prevede seggiovie su  nuovi tracciati ad est fino a quota Sella di Leonessa che non possono essere realizzate al momento a causa della legge di cui sopra, mentre il Comune di Cantalice preme su Regione e Provincia per una variante che privilegi il suo versante, ovvero quello ad ovest. Un bel dilemma!
Qui nasce il pasticcio o forse continua? Gli impianti dismessi (secondo la legge) per fine della vita tecnica erano prevalentemente nel Comune di Micigliano, almeno quelli significativi, progettati, costruiti ed eserciti dalla società Funiva del Terminillo che da tempo ne ha richiesto il rinnovo delle concessioni al Comune. Il progetto «Funivia» prevede la sostituzione degli impianti tecnicamente scaduti, con seggiovie ed è inserito nel piano comprensoriale depositato in Provincia e Regione. Questa storica società  con 78 anni di esperienza nella impiantistica invernale, sarà disponibile a rinunciare a favore del consorzio o della società che succede alla I.S.I.C.? Ci risulta che la  «Funivia» ha richiesto solo permessi, concessioni, licenze e non soldi, alquanto dubbiosa sulla disponibilità a breve dei famosi 20.000.000, visti i tempi che corrono! Si pensi,come già accennato e tanto per restare nella realtà, che la Polverini non ha i soldi per far fronte alle elezioni regionali del 2013. Inoltre, proprio per la sopravvivenza della stazione turistica e della propria, la società Funivia del Terminillo è certa di non potere dilazionare oltre la realizzazione degli impianti. Quando poi arriveranno tempi migliori, superata la crisi in atto; quando le casse regionali disporranno dei quattrini per il Ter-minillo; quando si arriverà ad un accordo con il Ministero Ambiente, Regione, Provincia, l’ambientalista Angelo Bonelli, C.A.I., Italia Nostra, WWF, solo allora Comuni, operatori e impiantisti potranno progettare realisticamente il collegamento con Leonessa (conosciuto come «scaval-camento») che sta a cuore a tutti i contribuenti… da una vita!
Una cosa è certa. Nelle condizioni legislative attuali, non potendo realizzare impianti su nuovi tracciati, i consorzi, le associazioni, le  proloco, e i sindaci non potranno fare altro che attendere tempi migliori, limitandosi a tenere sotto pressione chi di dovere, quando le elezioni regionali di febbraio ce li indicheranno. A questo proposito un personaggio sempre in prima linea, «lancia in resta» potrebbe essere Paolo Trancassini, Sindaco di Leonessa e proprietario, con la sorella Marina, dello storico ristorante «La Campana», preferito da politici e amministratori, perchè situato proprio ad un passo da Palazzo Chigi attiguo a Montecitorio. Certamente, da bravo sindaco devoto a San Giuseppe, si batte giustamente per gli interessi turistici del territorio leonessano, ben conscio, però, che installare impianti di risalita oggi è possibile quasi esclusivamente nel territorio di Micigliano, a causa di quella dannata legge 363 già ricordata. Ne consegue che quel Comune  quali vantaggi potrebbe avere dal consorzio con Leonessa se non si riuscissero a superare leggi e divieti ambientali per realizzare finalmente il collegamento con il versante nord da est? E Cantalice, come vede dal suo campanile «lo scavalco» da est? Da quel pulpito tuona la voce di Evasio Eleuteri, proprietario del ristorante «la Pannocchia», consigliere, imparentato con il Sindaco Patac-chiola, che insiste per «il passaggio a nord-ovest», ovvero lo scavalco dalla Selleta di Cantalice a mt. 1563, a monte del rifugio Castiglioni e alla stessa quota e nei pressi dove cadde il DC 6 della Sabena il 13 febbraio del 1955. Ma qui esistono notevoli difficoltà del tipo infrastrutturale, ambientale e finanziario che sono: fare una strada decente al posto dell’attuale carrareccia forestale di circa 10 Km.; taglio della folta faggeta esistente fino alla selletta sia per l’impianto che per la pista di discesa; costruzione di un parcheggio; un minimo di servizi da prevedere e infine, l’incognita della quota bassa e dell’esposizione a sud. Ne vale la pena? Mah!! L’Italia è piena di cattedrali nel deserto. Perché, invece, il Comune non semplifica e indirizza meglio la propria politica turistica rilasciando la concessione per la costruzione della seggiovia Cardito Nord, come già ebbe a confermare anni fa con una sua lettera di benestare preventivo? Sorge spontanea a questo punto una domanda impertinente: Ma la Provincia, nell’ambito del suo mandato istituzionale, che tipo di potere ha nei confronti di queste situazioni? Quando sul piatto ci sono legittime richieste dei privati che arricchiscono il patrimonio turistico (in questo caso), richieste che oltretutto portano nelle casse comunali, sempre in affanno,  balzelli e canoni in soldoni, è lecito non intervenire e bacchettare la miopia amministrativa dell’ente locale?
 Nello specifico caso anche la legge n° 363 è molto chiara nel merito, sancendo il proprio  benestare al rilascio di concessioni in quanto trattasi della sostituzione di un impianto preesistente. Giriamo il quesito al solerte ristoratore e consigliere comunale Evasio che non intende recedere dall’idea del «passaggio a Nord-Ovest» (chi si ricorda l’omonimo film del 1940 con Spencer Tracy e di tutte le peripezie e difficoltà sopportate?).  Caro Evasio dai retta, le aspirazioni e le capacità turistiche del tuo territorio sono quelle agganciate agli altri impianti esistenti sul Terminillo, pochi in verità ma per colpa di chi?
Oltre ai boss locali, recentemente ci ha pensato la Regione Lazio a risolvere questo problema lavandosene le mani affidando la patata bollente ai quattro Comuni del comprensorio con lo specchietto delle allodole dei 20.000.000 da spartire per ora solo sulla carta. Dio provvederà,… e il cerino brucerà le dita di chi vincerà le ormai prossime elezioni politiche!!  In compenso, per il momento, c’è in piedi una commissione con Regione, Provincia e i quattro Comuni per il «rilancio» del Terminillo (Dio ce ne scampi da questa annosa parola iellata). C’è da osservare che nella commissione, oltre ai Sindaci, è inse-diato anche il rappresentante di una società privata leonessana progettista degli impianti, mentre è stata «dimenticata» la società Funivia del Ter-minillo, che dal 1934 ha costruito, con soldi propri, tutti gli 11 impianti che c’erano e che ora ne ha solo 5 non ottenendo le concessioni per costruirne, a spese proprie, di nuovi.
Tutte queste incertezze fanno presagire che se San Giuseppe non farà la grazia, in collaborazione con Santa Barbara, San Felice da Cantalice, San Lorenzo patrono di Micigliano e ci mettiamo pure Sant’Ummannu di Cittaducale, di dare soluzione ai problemi del Terminillo, donando buon senso e accordo ai quattro Comuni, il fantomatico «rilancio» resterà al palo. Tutti speriamo che ciò non avvenga e che questi benedetti soldi si trasformino da delibere cartacee in moneta cash, ma a quel momento inizierà un nuovo percorso fatto di progettazioni, di delibere comunali, di bandi di gara, di pubblicazioni, di project financing e poi conferenze di servizio, approvazioni regionali da parte dei vari assessorati, ok ambientali, pareri dei consulenti, del ministero trasporti e via così «lento pede» collassando sui tempi di realizzazione che, per contro, richiedono drammatica urgenza. Il rinnovamento della stazione turistica invernale non può attendere ancora. La concorrenza e lo sviluppo dell’Abruzzo, Marche, Umbria ci ha portato via buona parte di quella clientela che ha imparato a sciare al Terminillo e molte di quelle stazioni sono cresciute chiedendo quassù collaborazione tecnico-turistica, mentre ora noi vediamo, un forte calo di presente ed il pendolarismo degli sciatori della domenica. Una curiosità: l’attuale inverno è caratterizzato dall’afflusso di sciatori Romeni e Albanesi.
Andiamo forse verso una nuova era di internazionalizzazione turistica!!?? Molto bene, ma in conclusione, perché non bruciare le tappe facendo subito queste benedette gare di appalto per le concessioni così come vuole l’Europa (legge antitrust), prima che se ne vadano anche questi turisti stranieri?
di Franco Ferriani
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