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La tessitrice
Inviato da : admin Lunedì, 07 Ottobre 2013 - 17:24
Mestieri scomparsi
La tessitrice
Atena, Aracne, Penelope, le Moire tessitrici mitologiche tessono profezie, amori, destini, tessono la vita.
La tessitura, antica arte di costrui-re un tessuto, è da sempre compagna delle abili mani delle donne che hanno filato e tessuto, vestito e protetto, creato e impreziosito corpi e luoghi.
Prima dell’epoca industriale nel nostro territorio sabino si indossavano abiti di canapa e di lana, la seta e il lino erano prerogativa di nobili e prelati. Il materiale più usato era la lana, ricavata dalle pecore, la tosatura era fatta soprattutto dagli uomini. Le donne lavavano e pettinavano la lana, poi la filavano e la tessevano.


Tra telaio, ordito, spoletta, liccio, pesi le sapienti mani regalavano tessuti.
Scavi archeologici in tutta Europa hanno portato alla luce molti esemplari di attrezzi usati dalle donne per questo lavoro, compresi fusi, forbici, scatole da lavoro, aghi e pesi dei telai (anelli di terracotta che venivano legati ai fili dell’ordito per tenerli in tensione).
Tra  gli indiani Navajo del Nord-america le tessitrici sono «ispirate» direttamente dalla Grande Donna Ragno, la tessitrice originaria dell’universo. Ogni tessuto viene considerato espressione dei poteri speciali delle donne tessitrici, ha un significato spirituale e si pensa che offra potenza e protezione a chi lo indossa. Nei tessuti antichi si usava un linguaggio figurativo altamente simbolico per comunicare miti e leggende. Filare e tessere erano attività investite di poteri magici e in numerosi sacelli neolitici dedicati a una divinità femminile, sono stati trovati fusaioli con iscrizioni.
Nella cultura dell’antica Europa le Tre Sorelle, le Parche, le Moire erano «le tessitrici» originarie dell’universo. Vivevano in uno spazio sacro in una caverna alla base dell’Albero del Mondo, dove le Sorelle filavano di notte alla luce della luna. I loro fili formavano i destini degli individui, erano i fili della vita.
Le tre sorelle  le troviamo anche nel mito greco datrici della vita rappresentano forze di equilibrio nel cosmo.
Cloto, nome che in greco antico significa «io filo», che appunto filava lo stame della vita.
Lachesi, che significa «destino», che lo avvolgeva sul fuso.
Atropo, che significa «inevitabile», che, con lucide cesoie, lo tagliava, inesorabile.
I primi tessitori apparvero nel neolitico, costruivano telai molto semplici, poco più di un’intelaiatura rettangolare in bastoni o pali di legno messa in posizione verticale. La tensione dei fili di ordito era ottenuta tramite pesi, in argilla o pietra, che si trovano numerosissimi negli scavi archeologici.
Nell’antichità la tessitura era gestita in ambito familiare o da piccole imprese artigianali, ma già presso i Romani le fasi della lavorazione della lana e del lino cominciarono ad essere organizzate in officine specializzate dove la manodopera erano gli schiavi.
Nel Rinascimento arrivano le sete e vengono prodotti tessuti preziosi: raso, damasco, broccato, velluto, con ricami e aggiunte d’oro e argento.
Nelle serate invernali, le nostre antenate sabine erano impegnate in uno dei compiti loro riservati: la filatura della lana di pecora. Un tempo, la filatura veniva praticata con la rocca e il fuso. La lana prima veniva cardata facendola passare e ripassare tra due assi di legno contrapposti, dai quali fuoriuscivano lunghi chiodi. Più tardi la filatura veniva fatta con apposite macchine a pedale, nelle quali il fuso era sostituito dalla spola.
La lana filata veniva poi raccolta in matasse, lavata in acqua calda, quindi pronta per essere tinta e poi tessuta.
La tessitrice umana per eccellenza rimane Penelope, fedele moglie di Ulisse che ingannava i suoi numerosi pretendenti, rinviando le nozze al termine della tela che andava tessendo di giorno e disfacendo di notte, in attesa che il suo amato tornasse.
di Giorgia Rubera
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