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Il fiume Velino
Inviato da : admin Lunedì, 07 Ottobre 2013 - 17:28
Il fiume Velino e la città di Rieti; tra «storia e cronaca»
La storia e la cronaca della nostra città è intimamente connessa al Velino, fin da quando il fiume si chiamava Avens ed era l’immissario di un vasto lago su cui affacciavano i  villaggi rivieraschi popolati dai prischi Sabini, al punto che lo stesso nome di Rea, la divinità eponima che dette origine a Reate, confondendosi con Rea Silvia madre di Romolo fondatore di Roma può utilmente riferirsi al corso gelido del fiume che ruit in silvis, scorre tra i folti boschi che ne rivestivano le sponde.


La città sabino-romana si stabilì sui margini del fiume, che segnò in parallelo il suo decumano, mentre l’asse del cardo s’inerpicava sulle sostru-zioni dell’ardito viadotto su cui passava la consolare Salaria, la quarta via strata che collegava le saline ostiensi alle montagne dell’Appennino, dove il sale era utilizzato per la conservazione di carni prelibate, indispensabili ad alimentare l’Urbe.
L’apporto idrico del fiume, indispensabile alla vita quotidiana ed all’irrigazione di campi, orti e giardini, favorì lo sviluppo dell’insediamento urbano, arroccato dapprima sulla cresta calcarea, poi destinato ad espandersi nell’area pianeggiante a nord dell’antico abitato.
Lungo la riva sinistra del fiume, il borgo proliferò con caratteri propri, accentuati dall’influenza esercitata da Farfa, con le due chiese abbaziali di San Michele Arcangelo e Santa Ceci-lia accanto a cui si addensavano le modeste dimore di contadini, braccianti, artigiani, mulattieri.
Fin dal XIII secolo, il Velino con le sue cavatelle artificiali intercon-nesse al sistema difensivo delle mura costituì valida barriera a presidio del confine urbano meridionale.
Sempre, con le sue acque limpide dalle rapide correnti, fu fonte inesauribile di energia per le mille attività artigianali che s’infittivano nei rioni popolari, mulini a grano e a guado, gualchiere, concerie, opifici d’ogni sorta in cui il lavoro ferveva, accor-tamente regolamentato dagli Statuti Civici che in numerosi articoli dettano  con acume le norme per l’igiene pubblica, primariamente legata alla salvaguardia del sistema idrico del Velino.
La città medievale affidava al suo fiume anche una larga parte del trasporto delle derrate alimentari, delle materie prime e dei manufatti destinati al commercio: accanto al porto comunale, erano numerosi gli attracchi dei privati che lasciano labile traccia nella toponomastica: basti pensare a via del Porto, con i suoi stretti cortili destinati a stipare nei fondaci le mercanzie messe in mostra in via di Ponte, o al Fiume dei Nobili, la cui identità fu stravolta nel secondo dopoguerra dal prosciugamento della cava-tella, funzionale alla realizzazione della avveniristica Città Giardino.
di Ileana Tozzi
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