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La devozione mariana
Inviato da : admin Venerdì, 11 Ottobre 2013 - 19:35
La devozione mariana nel territorio reatino
Lungo il corso del fiume Velino, che anticamente espandeva le sue acque fino a colmarne interamente la pianura reatina, prima e dopo la bonifica curiana si svilupparono numerosi i culti delle divinità limnates, protettrici della fertilità assicurata proprio dalle caratteristiche irrigue del territorio.


La lenta, graduale opera di cristianizzazione delle campagne, avviata con successo fin dall’età paleocristiana, fu certo facilitata dal naturale spirito religioso che animava i rudes, ma dovette del pari acconsentire ad una inconsapevole sovrapposizione di nuove forme di culto, sedimentate sulla base di una inveterata tradizione: in particolare, fu il culto mariano ad attecchire vigorosamente sull’antico ceppo delle tradizioni contadine, favorendo così l’approccio ad una divinità nuova, in grado di recuperarne gli aspetti ancora vitali all’interno della più alta spiritualità cristiana.
Il culto della Madonna venne dunque associato in molti casi al culto ctonio delle acque, originando complesse leggende di fondazione di santuari che sono ancor oggi sede di devozione e di pellegrinaggio.
Mentre la Chiesa orientale riconosceva Maria come madre di Dio, con sincera fede il popolo delle campagne, sottratto al culto degli dei pagani inferi e superi, ma non per questo meno sensibile alla fascinazione delle forze della natura, riconobbe nella Vergine una madre benevola e pia, pronta a tendere il suo mantello per proteggere dalle angustie dell’esistenza i suoi devoti, la assunse come testimone delle sofferenze di ogni madre in pena per la sorte dei propri figli, partecipe ad ogni atto dell’umana esistenza.
La  tutela mariana, invocata in ogni circostanza nella fidata certezza del suo aiuto, produce a volte effetti in apparenza contraddittori con il modello di virtù che Maria, sine labe originali concepta, universalmente rappresenta: è il caso del miracolo esercitato a favore della popolazione del castello di Morro, sottratta alle insidie di un assalto dall’intervento della Madonna che apparve ai nemici in mezzo ad un nimbo di luce intensa ed abbacinante, che ne travolse le file facendoli precipitare dall’alto della collina.
Ma più in generale predomina e s’impone, nel novero dei molteplici e multiformi attributi mariani, il tratto benevolo e caritativo della Madonna detta di volta in volta del Popolo, o delle Grazie, o della Misericordia,  a cui dopo la seconda metà del XVI secolo si aggiunge il titolo di Santa Maria dei Raccomandati, sulla scia della devozione promossa dall’Osservanza francescana.
Legate all’ancestrale culto delle Madonne arboree, secondo la felice formulazione data dall’antropologo Tullio Seppilli, sono la Madonna dello Spineto di Monte San Giovanni e la Madonna del Giglio a Greccio.
Antichi retaggi pagani traspaiono in filigrana nell’associazione al culto mariano dei più svariati agenti atmosferici, dall’eccezionale nevicata agostana che viene ricordata a Roma e nel Lazio con particolare solennità, e che nel Reatino viene onorata a Labro presso la chiesa di Santa Maria della Neve, ad altri eventi dagli effetti più contenuti, ma non per questo meno significativi per le popolazioni locali.
È così per la Madonna della Grandine a Cantalice, per la Madonna del Popolo a Rieti, esposta all’atrica -  questo è il termine dialettale con cui s’indica usualmente dai reatini l’ardica, vale a dire il portico della basilica di Santa Maria - ogni volta che le condizioni metereologiche minacciano il raccolto dell’annata, per la Madonna del Buon Consiglio a Rivodutri, la cui devozione è legata proprio all’eccezionalità di un evento atmosferico verificatosi nel 1765: dopo un avvio dell’estate flagellato dalle piogge incessanti, si ricorse come di consueto all’esposizione della venerata immagine, che cominciò a versare lacrime dagli occhi ed emanare sudore dalla fronte, stando all’autorevole testimonianza di Paolo Leoni, al tempo soprintendente generale delle Compagnie e dei Monti Frumentari di Rivodutri e dell’Apoleggia, confermata da numerosi presenti.
Un fenomeno analogo si registrò a Rieti nei pressi della chiesa di San Giovenale, che assunse l’appellativo di Santa Maria della Scala quando lungo le scale di palazzo Canali miracolosamente comparve l’immagine mariana.
D’altro canto, a Rieti la devozione per la Vergine trova ampia, indubbia manifestazione nella fiera di mezz’agosto e nel palio dell’Assunta che si svolgeva tradizionalmente lungo tre distinti itinerari puntualmente definiti negli Statuti civici insieme con la prescrizione dell’offerta di ceri e con le modalità dettate ai mercanti locali e forestieri per la partecipazione alle attività di compravendita, ed è incessantemente promossa dagli Ordini Mendicanti, primi fra tutti i Dome-nicani che presso la loro chiesa conventuale ospitano la Compagnia del SS.mo Rosario.
La pratica della più antica ed intensa preghiera mariana dedicata alla Vergine, tradizionalmente attribuita a San Domenico di Guzman, fu incessantemente e zelantemente  sostenuta anche dai Canonici della Cattedrale e dai parroci delle tante comunità di fedeli che nelle pratiche di devozione verso la Madonna dettero espressione nel corso dei secoli al loro bisogno sincero, alla loro schietta aspirazione all’infinito.
di Ileana Tozzi
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