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Terminillo: una storia da raccontare
Inviato da : admin Mercoledì, 19 Aprile 2006 - 14:37
Terminillo
una storia da raccontare

di Franco Ferriani

Era il 1923 quando il Regio Decreto del 4 marzo riuniva la Sabina al Lazio. Nello stesso anno un altro avvenimento conferiva lustro a Rieti con la nomina a Governatore di Roma di Lodovico Spada Veralli Potenziani, Principe di San Ma-rino, patrizio di Bologna, Roma, Forlì, Faenza, Rieti, e latifondista della piana reatina. Potenziani, all’epoca già stimatissimo per i molteplici incarichi pubblici ricoperti (anche presidente dell’Istituto Internazionale di Agricoltura che dopo la guerra dette origine alla F.A.O.), fu contattato intorno al 1932 dal ministro dell’agricoltura Giacomo Acerbo e dall’On. Manaresi perché collaborasse alla realizzazione di un polo turistico montano da affiancare a quello marino di Ostia voluto dal fascismo.


Potenziani fu il personaggio giusto in quanto reatino di adozione, incantato da quella montagna che vedeva ogni giorno dalla sua villa di Colle S. Mauro, montagna decantata da M. Terenzio Varrone, da Virgilio e da Silio ltalico in epoca romana con nomi, anche terrificanti per quel tempo, quali «tetricae horrentes rupes» o «gurgures alti montes» ma successivamente indicato con i topo-nimi di «Termenile», «Terminello» e infine Terminillo. Il caso volle che il principe fosse anche presidente della Società Romana Costruzioni Meccaniche del Conte Ettore Man-zolini di Roma (che fabbricava le bombe a mano SRCM colorate di rosso), il quale, convinto anche dalla necessità di ottenere commesse belliche, accettò di finanziare l’operazione Terminillo costituendo la Società Anonima Funivie del Ter-minillo nel 1934 con il capitale di quattro milioni di lire. Nel progetto originale infatti erano previsti tre impianti funiviari che dovevano collegare Campoforogna al M. Terminil-luccio, quest’ultimo al M. Terminil-letto e infine l’attuale funivia. Questo fu l’avvio di un turismo industrializzato, ma prima?
Certamente nei secoli fu percorsa da pastori, da boscaioli, carbonari e, nientemeno, nell’800 da cavatori di neve e ghiaccio, i quali, con sistemi rudimentali, riuscivano a conservare questa merce particolare vendendola fino a Roma. Notizie storiche dicono che le coltivazioni e alcune abitazioni si trovassero anche oltre i mille metri ed in località «Co-stadora», a monte di Pian di Rosce,è ancora possibile vedere terrazza-menti, alberi da frutto e qualche rudere, mentre nella tradizione delle popolazioni montanare il toponimo «Campo Forogna» viene ricondotto al latino «campus forum» dove cioè salivano gli abitanti dei vari paesi a fare mercato.
Ma torniamo ai primi approcci che all’inizio del 1900 si limitano a pochi appassionati ed alpinisti del C.A.I. di Rieti e di Roma che si av-valgono di guide dei paesi pede-montani alcuni dei quali famosi come Giuseppe Munalli di Lisciano, capostipite, ed ancora Orlando Rossi accompagnatore personale di Mussolini. Con quest’ultimo, a dorso di mulo, risaliva la ripida mulat-tiera passando per le poche case di «Macchiole», «Pian di Rosce», il vallone di «Miglionico» fino all’unico ostello esistente a quota 1615, rustico, tutto in legno e intitolato ad un eroe di guerra, «la capanna Trebiani». L’altro ricovero che ritroviamo fin dal 1903 è il «Rifugio Umberto I°» (questa struttura in legno nel 1901 fu prima presentata alla Expo Universal de Paris dal C.A.I.), molto più in alto a 2108 metri, meta privilegiata solo per audaci alpinisti. Finalmente nel 1933 Mussolini ordina al Podestà Avvocato A. Mario Marcucci la costruzione della strada «4 bis Salaria» per il Termi-nillo. Il povero Avvocato ebbe notevoli problemi con i propri cittadini, n quanto dovette stornare una buona parte dei milioni destinati alla bonifica della pianura reatina. Forse è per questo che molti reatini odiarono il Terminillo. I lavori della strada, comunque, progredirono celermente, tanto che due anni dopo era percorribile fino a Pian di Rosce (1080 mt.) dove la famiglia del Cav. Giuseppe Amici con la moglie Flo-rinda nata Petroni apre un ristoro ( è ancora visibile) installando anche una pompa per la benzina. Il Duce amava rifocillarsi qui durante le sue escursioni e Florinda diverrà la sua cuoca quando sarà operativo nel 1939 l’albergo «Roma» a Pian de’ Valli comprendente l’appartamento presidenziale riservato alla famiglia Mussolini. A quella data la stazio-ne turistica del Terminillo è già una realtà. Nel 1938 la strada è terminata e transitabile anche d’inverno, il R.A.C.I. ha realizzato un garage pubblico con annesso edificio comprendente locali e servizi (toilettes, per capirci, cosa di cui oggi si lamenta la carenza), ed un altro locale a Campoforogna. La Funivia del Terminillo S.A. ha in servizio l’impianto Pian de’ Valli M. Terminil-luccio (1870 mt.) e due ristoranti gestiti dal bolognese Gubellini nei locali panoramici delle stazioni. Nel gennaio del 1940 entra in funzione anche la sciovia delle Carbonaie, realizzazione del tutto innovativa per l’epoca e vanto della Romana S.R.C.M. del Conte Manzolini. Il Conte è Amministratore delegato della società Funivie, ne è direttore ed in parte costruttore l’Ing. Cesare Ferriani e Presidente il dinamicissimo Principe Lodovico Potenziani. L’apertura degli alberghi (si usava dire «di lusso») Roma e Savoia e di altri quali la «Stella Alpin» e il «Cavallino Bianco» dei cugini Rossi, il rifugio della società «acciaierie di Temi», il «CRAL dell’Aeronautica», «La Parioli», ostello per sciatori di elite della «Roma bene», unitamente alle strutture ed alle iniziative descritte, fanno del Termi-nillo una delle prime stazioni turistiche a livello nazionale. Nel 1940 l’Associazione Nazionale Alpini inaugura la chiesetta, dedicata alla Madonna della vittoria con annesso sacrario degli Alpini caduti in Africa Orientale. Il complesso votivo sorge a monte del residence Roma (ex albergo) ne è progettista l’ingegnere alpino Luigi Salvi e direttore dei lavori Cesare Ferriani ufficiale degli alpini anch’egli.
Il 1940 è l’ anno che vede l’arrivo di molte personalità romane attirate da questa montagna per la sua bellezza, ma anche per il suo «appeal» politico. È così che sorgono le ville del conte Carletti , del famoso pilota Colonnello De Bernardi, collaudatore del primo prototipo di aereo a reazione realizzato dalla soc. Caproni, dell’Avv. Cassinelli, famoso penalista, dell’Avv. Brenciaglia, dell’ing. Parboni, dell’ex re dell’Af-ganistan, e di altri insigni personaggi le cui ville sono tutte ubicate a valle del Savoia lungo la 4bis. Anche in località Campoforogna nascono nuovi insediamenti alla fine degli anni ’30. Sotto «Colle Scampetti» vediamo la casermetta della «Guardia Forestale», «il Governatorato», costruzione in pietra voluta da Po-tenziani, l’albergo «C.I.T.» di eguale fattura e la villa del principe Francesco Chigi della Rovere, cameriere segreto del Papa, capo della Congregazione dei nobili presso lo Stato Vaticano e grande amico del Terminillo. Lo stile della villa è molto simile all’architettura della stazione superiore Funivia, ambedue opere dell’ing. Tadolini, architetto di casa reale e nipote del famoso Scipione architetto e scultore anch’esso.
Parlando di villa Chigi e del suo proprietario, va fatta chiarezza su quali fossero i frequentatori ospiti del principe. C’è una falsa diceria relativa ad una presunta presenza di Mussolini. Il Duce non fu mai ospite dei Chigi. Questa asserzione è motivata soprattutto dal fatto che all’epoca il Vaticano e lo Stato fascista non andavano molto d’accordo perché i «Patti Lateranensi» erano ancora in fase di «collaudo» con segnali di reciproca diffidenza. Aproposito di Mussolini va anche detto che un certo Ing. Patter, inventore di un materiale da costruzione autarchico, provò a regalare al Duce una villetta prefabbricata ubicata dove ora sorge il complesso residenziale «il Villaggio», ma Mussolini rifiutò.
A commento di questa prima età urbanistica terminillese si può affermare che progettisti, imprenditori e proprietari, si attennero a principi costruttivi ed ambientali tesi alla salvaguardia della natura ed a una architettura sobria e insieme montanara. In particolare fu l’Ingegner Parboni proprietario di una bella villa, successivamente acquistata dal costruttore Talenti, a indicare le linee guida per uno stile architettonico montanaro personalizzato per il Ter-minillo. Infatti, i materiali da costruzione utilizzati furono prevalentemente il legno, la pietra scalpellata per gli esterni, mentre il cemento armato era imposto per le norme antisismiche attuate dopo il terremoto di Avezzano del 1915. In parte questo suggerimento fu seguito, ma purtroppo solo allora!
La vita mondana terminillese in quell’epoca felice si svolge nei due migliori alberghi Roma e Savoia dove vediamo il Savoia, frequentato dai «realisti» e il Roma, dai «fascisti». I clienti sono di alto rango, l’aristocrazia romana al Savoia e le alte gerarchie fasciste al Roma, cosa che fa nascere una rivalità accesa fra il Col. Zamboni proprietario del Savoia e il Cav. Amici del Roma. Tanto accesa fu che alla fine della guerra Zamboni denunciò la famiglia Amici che finì in campo di concentramento a Temi con l’accusa di collaborazionismo, fascismo e chi più ne ha più ne metta. Con l’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale il Terminillo diventerà, a seguito del peggioramento della situazione e dei bombardamenti, un centro per sfollati abbienti comprese le famiglie di molti gerarchi fascisti, di industriali e di aristocratici. Fra i molti ricordiamo i figli di Mafalda di Savoia, i Pavolini, i Peroni, i Ru-spoli, i Riario Sforza, i Chigi e tanti altri. Con l’armistizio dell’8 settembre le cose cominciano a peggiorare. Mussolini è prigioniero al Gran Sasso. La notizia della sua liberazione per via aerea con la «cicogna» del Col. Tedesco Skorzeny, giunge per prima al ponte radio della società Marelli situato sul M. Terminilluccio nei locali della Funivia; il successivo proclama del maresciallo Bado-glio suscita panico nei molti sfollati fascisti che poi esulteranno all’arrivo degli «Alpen-Jegher» di Hitler. In quel periodo lassù si parlava molto il tedesco perche molte famiglie altolocate affidavano i loro figli alle «schwester» teutoniche, famose come educatrici. L’occupazione ger-manica non porta al Terminillo particolari motivi di tensione o paura, infatti l’abitato viene trasformato in lazzaretto, con tanto di grandi croci rosse sui tetti, per ricevere e curare feriti e malati reduci dal mat-tatoio di monte Cassino. Nelle ultime settimane di caos, prima dell’arrivo degli alleati il principe Poten-ziani ha in mente di organizzare la resistenza sul Terminillo per accelerare la cacciata dei tedeschi e, molto ingenuamente, telefona a Fer-riani proponendo un armamento costituito da «due casse di miei fucili da caccia», Ferriani trovò la cosa tardiva e impraticabile. Fortuna volle che arrivassero gli alleati aRieti nell’estate del 1944 al comando del tenente colonnello H. S. Robinson e che una squadra di guastatori tedeschi non riuscisse, per mancanza di tempo, a far saltare buona parte del Terminillo. Come già accennato anche lassù si scatenarono le vendette ma non fecero grande danno visto che gli Alleati operarono più da pacieri che non da occupanti, fatta eccezione per la famiglia Amici alla quale requisirono l’albergo Roma per farne il comando. Ma la guerra non era ancora finita e i liberatori organizzarono una «moun-tain school» per l’addestramento delle truppe di montagna necessarie ad una eventuale resistenza tedesca sulle Alpi, cosa che poi non avvenne. Nel 1945 le truppe di montagna alleate avevano già dei veicoli cingolati da neve prodotti dalla Canadese Bombardier, antesignani degli attuali «gatti della neve».
Nel dopoguerra la vita terminil-lese riprende a trascorrere in un tranquillo torpore fino al 1949 quando, con grande pompa viene posta la prima pietra per l’erigendo tempio di S. Francesco voluto dal Parroco frate Riziero Lanfaloni e dalle di Lui fatiche. Il terreno fu donato dalla Società Funivia. Nel 1949 riprende anche la vita mondana con il matrimonio di Gina Lollobrigida e Mirko Skofic. La cerimonia fu officiata nella Chiesetta degli Alpini da Padre Riziero, con Franco Ferriani chierichetto e tutti i maestri di sci di allora schierati con un arco di trionfo fatto con gli sci. Gli anni ’50 rappresentano la seconda età felice per il turismo e la vitalità della stazione turistica. Attori e attrici soggiornano al Terminillo, G. Cervi, R. Vallone, M. Girotti, R. Podestà, E. Rossi Drago, B. Modugno, C. del Poggio, A.M. Ferrero, M. Vlady-Versois, E. de Filippo, T. Pica, il regista Zampa e molti altri ancora che dopo lo sci allietano le proprie serate al night «la Tavernetta» di Dino Zamboni dove suona il complesso composto da strumentisti che poi si uniranno a Peppino di Capri, come il famoso sassofonista Gabriele Varano. All’albergo Roma soggiorna spesso l’ex Re Faruk d’Egitto con il suo seguito ormai ridotto al minimo, ma il grande appartamento che fu dei Musso-lini è ora occupato dai Duchi Parodi Delfino. Alla luce di questa nuova vitalità nascono molti alberghi, il Cristallo (primo progetto ridotto), la Piccola Baita (Ing. Provenzani), La Genzianella (della Signora Lena Petroni-Amici) e l’Aurora dei Tu-rilli, proprietari dell’Hotel Plaza di Roma. Il periodo compreso fra il 1955 e il 1965 possiamo definirlo il fulcro dello sviluppo turistico. La società Funivia costruisce la seggiovia del Terminilletto che sale fino a quota 2108, le sciovie Nord, Sud, Togo, le 2 del Terminilluccio e la Fiorito. Franco Ferriani si inserisce nel carosello con le sciovie Terminilluccio Est e Colle Scampetti a Campoforo-gna e il Signor Rosselli di Roma installa una sciovia alla Sella di Leo-nessa. Anche gli alberghi, elemento principe per un turismo di qualità, crescono di numero con il Togo Palace di C. Mariozzi, il Bucaneve della veterana terminillese Vittoria Faraglia, il Tre Cime, La Malga, e il Ghiacciolo a Campoforogna. Questa atmosfera euforica che si è ormai consolidata anche economicamente, crea molte speranze per il futuro sviluppo, ma purtroppo le autostrade favoriranno le località alpine e gli estimatori del Terminillo inizieranno sempre di più a parlare di «quelli del nord». Il resto di questa storia è noto. I residences cresciuti come funghi hanno contribuito a congelare il «turn over» dei flussi turistici unitamente alla cecità di alcune amministrazioni che hanno permesso la riconversione in condomini di molti alberghi, ponendo sempre meno attenzione alle grandi potenzialità del Terminillo. La Regione Abruzzo, grazie all’azione dei propri politici, ha surclassato turisticamente le località del Lazio e le capacità imprenditoriali dei privati. Ma allora tutto sta andando male? Pare che il 2005 stia creando le aperture per una inversione di tendenza, molte cose stanno migliorando, nuovi investitori hanno fiducia in questa montagna perché lo merita per le sue bellezze naturali, per il suo clima, per un intorno pedemontano ricchissimo di storia, di cultura, di archeologia, di laghi, di terme, di prodotti, di architetture pregievoli, e di artigianato, il tutto a due passi.
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