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La Montagna di tutti
Inviato da : admin Sabato, 09 Novembre 2013 - 18:03
Verso un Terminillo nuovo: dalla montagna di Roma alla montagna di tutti
Parola d’ordine qualificare anzi riqualificare la nostra montagna. È in un piovoso pomeriggio di Settembre che l’architetto Fabio Orlandi responsabile del progetto «Terminillo stazione montana: turismo responsabile» mi concede, con estrema cortesia e professionalità, un’intervista per parlare del progetto su cui sta lavorando insieme ad un equipe di biologi, forestali, botanici, geologi, geotecnici ed esperti valanghe AINEVA, direttori di stazione e ingegneri meccanici con esperienza sugli impianti di risalita a fune, architetti paesaggisti ecc, oltre ai politici delle aree direttamente coinvolte (Leonessa, Cantalice, Micigliano e Rieti), per approfondire e spiegare anche ai non addetti ai lavori ciò che tra qualche anno porterà il Terminillo a diventare il comprensorio sciistico e naturalistico più importante del Lazio, tramite SMILE: il consorzio di gestione dei Comuni presenti nell’area.


Prendendo spunto dal titolo dell’opera chiedo perchè «turismo responsabile», e Orlandi parte subito facendo un importante premessa:
«La filosofia e missione del progetto “Terminillo Stazione Montana, turismo responsabile” è riqua-lificare e perseguire un nuovo sviluppo sostenibile a 360° secondo attività legate all’ambiente, all’economia, al sociale, alla cultura, al lavoro e occupazione, in tutte le stagioni dell’anno, con l’escursio-nismo, il tempo libero e gli sport montani estivi ed invernali. Il progetto non mira a disboscare la montagna, a cospargere di cemento i boschi e le radure con impianti e strutture nuove, ma si tratta di ammodernare, di ristrutturare, di dare una svecchiata alle strutture sciistiche già esistenti, dando così alla montagna una nuova linfa ambientale, turistica e quindi imprenditoriale ed occupazionale».
Lo scopo che emerge leggendo il progetto del nuovo comprensorio sciistico e naturalistico è quello di creare una montagna alla portata di tutti, sia in inverno con impianti appetibili per ogni tipo e livello di sciatore, sia d’estate dal punto di vista ambientale tramite varie iniziative (ad esempio sentieri paesaggistici da fare a piedi o in mountain bike) per portare sempre piu persone ad amare e rispettare la montagna anche quando non c’è la neve, il tutto cercando di coinvolgere i Comuni sopracitati.
Qual’è quindi l’obiettivo principale del progetto? come ci spiega l’architetto:
«Fidelizzare il turista! Con un bacino di utenza come, solo per dire le prime 2 che mi vengono in mente, Roma e Terni, non possiamo non cogliere l’occasione di poter lavorare tutto l’anno. Chi si trova bene d’inverno perchè è venuto a sciare ed ha visto che tutto funziona come si deve, sicuramente l’estate verrà a fare una passeggiata, un arrampicata, una discesa in bicicletta, le attività lavoreranno tutto l’anno e quindi di conseguenza crescerà l’occupazione e il consumo su tutto il territorio di Rieti, l’indotto portato sarà una risorsa economica importantissima per tutta la provincia».
La vera attritiva per una montagna ovviamente sono gli impianti a fune, ma se ad essi come da progetto, si potessero affiancare anche attività naturalistiche, garantendo una fruizione responsabile della montagna anche in estate, sarebbe stupido in un periodo di crisi come quello che sta affrontando il nostro Paese, non sfruttare questa occasione.
Presentato quindi il lavoro e il suo scopo principale, cerco di far maggior chiarezza su un punto molto controverso per via dei dubbi sollevati da alcuni professionisti del settore: quello della messa in sicurezza dalle valanghe delle strade e delle piste direttamente interessate dal progetto.
«Per quanto riguarda la strada dell’Acerella (comune di Cantalice ndr) si tratta di mettere in sicurezza e di pavimentare circa 5 km di strada, interventi di bio ingegnie-ria, come ad esempio l’ uso del manto ecologico e del guardrail tipo acciaio/legno, sono opere che garantiranno a Cantalice ed ai paesi limitrofi, un facile accesso al comprensorio. Per quanto riguarda la zona del Rialto invece sono stati predisposti dei sistemi di controllo programmato delle valanghe come i gas-ex, ed oltre alla messa in sicurezza della strada anche con dei parava-langhe è stato previsto un rimbo-schimento delle aree sopra le piste che fungerà da eventuale paravalanghe naturale. I dubbi, forse dovuti alla malainforma-zione, e che i miei colleghi più maliziosi vedono come strumentalizza-zioni, lasciano il tempo che trovano. Le zone che interessano il nostro lavoro sono completamente sicure sia dalle valanghe che dal diastacco di massi, e ciò è garantito e certificato come si può vedere nel progetto da professionisti altamente qualificati. La famosa “Valutazione d’Impatto Ambientale” infatti non è più come prima, non esiste più il metodo: fai il progetto; presenti il progetto; bocciano o promuovono il progetto... Ora vengono assegnati dei tutor dalla regione che in fase di progettazione ti dicono subito se la tua idea è realizzabile o meno dal punto di vista dell’impatto ambientale».
Non posso lasciarmi sfuggire la domanda che ogni persona che ha sciato al Terminillo negli ultimo 20 anni vorrebbe fare a chi sta seguendo così da vicino la ristrutturazione degli impianti, quindi chiedo all’architetto Orlandi quante possibilità ci sono che io riesca a sciare ancora sulla Cardito Nord e sul Conetto. La risposta non è quella che la mia anima di sciatore vorrebbe sentire ma effettivamente la logica con la quale vien motivata da Orlandi è inattaccabile:
«La Nord e il Conetto non sono la nostra priorità al momento, con questo non dico che non si faranno, gli impianti sono in progetto... Mi spiego meglio: da uno studio di mercato è emerso che il 91% degli sciatori predilige piste facili, le famiglie preferiscono portare i bambini dove si possa imparare facilmente a sciare, le persone un po’ più avanti con l’età non rischiano di rompersi una gamba sul ghiaccio, la maggior parte degli snowboarder cercano snowpark e piste di facile accesso dove imparare... I professionisti dello sci e dello snowboard, quelli che si avventurerebbero nelle valli e nei fuo-ripista del Conetto sono quindi solo il 9% di un mercato dalla concorrenza sempre più agguerrita, al momento c’è bisogno di “fare cassa”. E subito! aperti i primi impianti dobbiamo riempire dobbiamo portare quanta più gente possibile sulla nostra montagna, far lavorare i ristoranti, gli hotel, i maestri di sci, rimettere in moto l’economia della montagna e creare occupazione. Quando la fase di partenza sarà terminata si potrà pensare anche alle esigenze degli sciatori più esperti, che nel frattempo potranno comunque sciare e trovare fuoripista inediti nelle nuove/vecchie piste. Oltrè ciò va detto che il Conetto non è l’impianto più facilmente e velocemente realizzabile per ovvi motivi, e la Cardito Nord non è la pista che garantirebbe un accesso a Cantalice nel comprenso-rio, quindi com’è giusto che sia, non sarà la prima pista a essere fatta dal Comune interessato. Oltre questo non è trascurabile nemmeno il fatto che gli sciatori con skipass del consorzio, una volta scesi dal conetto non avrebbero possibilità di risalire con la stessa mangono comunque 2 piste che ricadono nel versante di Rieti/Pian De Valli, dove il Comune al momento stà lentamente occupandosi del progetto di territorio e il cui gestore degli impianti esistenti, per ora, pare non abbia alcuna intenzione di entrare nel consorzio Smile. Comunque chi verrà a bussare alla nostra porta sarà sempre il ben accetto...».
Ho fatto perdere fin troppo tempo a Fabio, avevo promesso di rubargli solo una mezz’ora, prima di andare via però gli chiedo quando potremmo vedere dei cantieri anche a Pian de Valli, anzi alla Malga, Leonessa ha già iniziato, quando sarà il nostro turno? Lui mi risponde che:
«tutto dipende dalla Regione, so per certo che stanno lavorando duramente per poterci garantire il prima possibile il 10% dei fondi che ci serve per dare gli acconti e far partire concretamente il progetto, sono soldi veramente importanti per tenere in piedi l’idea, ad oggi tutti i professionisti coinvolti nell’opera lo hanno fatto praticamente gratis e molti si son dovuti mettere in stand-by e dedicarsi ad opere meno importanti ma più remunera-tive perchè hanno delle famiglie da mantenere. Non ti do date certe sull’erogazione dei soldi perchè potrebbero essere 3 giorni come 3 mesi... Appena arriveranno lo faremo sapere».
Ringrazio l’Architetto Fabio Orlandi per avermi concesso questa intervista e il suo collega che ci ha «prestato» lo studio per l’occasione.
Per chi volesse visionare il progetto, e invito tutti gli interessati (critici e non) a farlo, l’indirizzo internet su cui trovarlo è:
http://www.archilovers.com/fabio-orlandi/
di Alessandro Acciai
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