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Lugnano sotto assedio
Inviato da : admin Sabato, 09 Novembre 2013 - 18:10
Lugnano sotto assedio
Antichi documenti raccontano le origini del castello e l’assedio reatino del 1251
Sulla origine di Lugnano si favoleggia da sempre; è opinione comune che sia tra i paesi più antichi del territorio ma cosa dicono i documenti storici? Come ha avuto origine il castello, e quando?


Le prime notizie si trovano tra le carte del Regesto di Farfa, la grande raccolta di documenti di quella abbazia imperiale, che governava grandissimi possedimenti nell’Italia centrale.
Nell’anno 803 Desiderio, figlio dello sculdascio Leoniano (lo sculdascio è un ufficiale governativo con poteri civili e militari), cede all’abbazia alcuni beni che gli erano stati donati da Alerisino, un ricco proprietario terriero: tra i doni, una casa in luniano con terreni, vigne e boschi, in monte e in piano; è questo il più antico documento conosciuto che nomina Lugnano.
Nei primi decenni del IX secolo il fondo leognano viene citato più volte tra le proprietà farfensi, assieme ad altre nella zona, come San Gregorio, Pitiliano, Manciano (oggi nel territorio di Cantalice) e il fondo vaiano (non lontano dalla Madonna del Passo); Lugnano è definita fundus, cioè tenuta agricola e non è indicata come vicus, villaggio, o tantomeno come castrum, castello, ma lì già esisteva certamente un nucleo abitato, visto che nel primo documento si dona anche una casa.
Negli anni seguenti nel territorio si verifica il grande fenomeno dell’incastellamento. La popolazione, prima sparsa, si accentra in nuclei abitati che si fortificano e si circondano di mura. L’intera comunità si riorganizza sia all’interno e che all’esterno; cambia il modo di vivere e cambia anche il paesaggio, ora segnato da castelli e torri.
Anche Lugnano si organizzò in castello. Lo dicono numerosi documenti di Farfa; nel primo, datato 1081, Teudino di Berardo, conte di Rieti, cede all’abbazia una vasta regione del Comitato reatino con tre castelli: Aspra, Lugnano e Poggio San Massimo. Due anni dopo la donazione è confermata e arricchita e si nomina il monastero di Santa Croce, i cui resti si possono ancora vedere alle porte di Lugnano. Di questa importante donazione si parla ancora nel 1084, quando l’imperatore Enrico IV ne conferma il possesso, e nel 1089, quando si dice che l’acquisizione avvenne al tempo dell’abate Berardo. Ma ecco che nel 1090 i tre castelli, con i territori di loro pertinenza, tornano agli antichi proprietari: il figlio di Teudino, il conte Erbeo, ne riprende possesso e dà in cambio altre sue proprietà nella Sabina.
Tutti questi documenti ci dicono come in quei tempi antichi il territorio di Lugnano e quelli circostanti vengano continuamente scambiati tra proprietari laici e proprietari ecclesiastici, sulla base di accordi costantemente rinegoziati, il cui reale significato sembra sfuggire.
Tutta la regione appartiene ancora al Ducato di Spoleto, d’origine longobarda, ormai da secoli in crisi profonda e non sempre in grado di affermare il suo potere sulle terre che formalmente gli appartengono; probabilmente quell’andare e venire delle proprietà, come a cercare l’appoggio delle forze preminenti della regione, ha lo scopo di dare ai titolari un po’ di sicurezza in un periodo tanto difficile.
Dei tre castelli solo Lugnano esiste tuttora; gli altri due, Aspra e Poggio San Massimo, sono scomparsi, cancellati dal tempo. Il primo, Aspra, si trovava in montagna, a nord di Lugnano, certamente non lontano da una fonte che porta ancora il nome di Acquaspra. Il secondo, Poggio San Massimo, doveva trovarsi più in basso, sotto Lugnano. Roberto Marinelli in Malinconiche dimore  ritiene che Aspra stesse nel sito di Costadora, sopra Pian de’ Rosce, dove si vedono antiche rovine, e che Poggio San Massimo possa trovarsi nella località detta Santo Tomasso, sotto Lugnano. Santo Tomasso sarebbe la corruzione di Santo Massimo.
Con la conquista normanna dell’anno 1144 la situazione cambia radicalmente: anche Lugnano, come l’Abruzzo e la valle del Velino, è annesso al Regno di Sicilia; un confine lo divide ormai da Rieti e il castello diventa ben presto un baluardo di quel reame verso i possedimenti papali.
I re normanni, che hanno un forte senso dell’organizzazione, fanno redigere il Catalogus baronum, un dettagliato elenco di baroni, proprietari di terre e beneficiari di feudi tenuti a fornire al re in caso di guerra un certo numero di cavalieri e di ausiliari.
Rainaldo di Lavareta (oggi Barete in provincia de L’ Aquila) possiede un grande numero di terre e castelli. Dipende solo dal re e per obbligo feudale è tenuto a mettere ai suoi ordini diciassette cavalieri (dei quali sei per Lugnano con Aspra, Tagliata, Arpagnano e Rocca Septem Ianule, paesi vicini non più esistenti). Il re, però, ora intende organizzare una grande impresa (quale? La storia non lo dice) e chiede un consistente aumento; per questa misteriosa magna expedizio il potente Rainaldo deve mettere a disposizione del sovrano quarantuno cavalieri con cinquantotto ausiliari, per l’epoca un vero piccolo esercito!
Negli anni di Federico II di Svevia il castello di Lugnano raggiunge il massimo della potenza e influenza; è uno dei castra exempta, sottratti al controllo dei baroni. Il castellano è nominato direttamente del re, gli uomini dei paesi vicini sono tenuti a riparare la poderosa fortezza: così decreta lo Statuto per la riparazione dei castelli.
Nel dicembre del 1250 Federico muore. I reatini, che avevano avuto molti motivi per contendere con i suoi feudatari appartenenti alla consorteria degli Urslingen, d’origine tedesca, colgono il momento favorevole e sul finire del giugno 1251 piombano con le loro milizie sul colle Categne, l’altura che stringe e sovrasta Lugnano, e mettono l’assedio al castello; li comanda il podestà di Rieti, Federico Testa d’Arezzo.
Corrado, uno degli Urslingen, presente nel castello assediato, valuta la pesante situazione e decide di scendere a patti. Il 23 giugno, venerdì, con l’esercito accampato attorno al paese, in presenza di un gran numero di autorità e di una folta rappresentanza di cittadini reatini, si firmano i patti della resa. Le condizioni sono pesanti: Rieti si impegna a rispettare e difendere i legittimi diritti degli Urslingen, con i quali si accorda minuziosamente, ma il castello di Lugnano dovrà essere abbandonato, raso al suolo e non più riedificato. Gli abitanti dovranno abbandonarlo; potranno ricostruire le loro case solo in aperta campagna, e senza fortifi-cazioni. Il 13 luglio, nella cattedrale reatina, i patti vengono solennemente approvati dalle parti.
Fin qui parlano i documenti reatini superstiti (studiati da Angelo Sacchetti Sassetti, Rieti e gli Urslingen (1251-1256), Archivio della Società romana di Storia patria, 1965).
Quei documenti, però, non ci dicono nulla su come la vicenda andò a finire. Lugnano fu realmente distrutta? E i suoi abitanti deportati? Non lo sappiamo, e possiamo dubitarne. Se distruzione ci fu, non fu completa né definitiva. Pochi anni dopo altri documenti parlano ancora del castello di Lugnano, dei suoi fieri e bellicosi abitanti e degli eterni e sanguinosi scontri con i reatini.
di Alberto Dionisi
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