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Che province abbiamo?
Inviato da : admin Domenica, 14 Dicembre 2014 - 19:22
Che province abbiamo?
Province si, Province no! Il progetto era di sopprimerle definitivamente, totalmente, come per il Senato. Poi, come al solito, le «trattative» tra le vaie correnti, per entrambe le istituzioni, hanno concordato una via di mezzo: resteranno in vita, le facciate, ma con compiti ridotti e, poi, non saranno più espressione diretta degli elettori, ma saranno «nominati» in seconda battuta da altri eletti.


Per effetto della legge di modifica «c. d. Del Rio» (7 aprile 2014, n. 56), che opererà fin quando non saranno soppresse con legge di modifica della Costituzione, le province italiane che dall’Unità d’Italia ad oggi, sono aumentate dalle 59 del 1861 (Unità d’Italia) alle attuali 110, quasi raddoppiando il loro numero in 150 anni di storia con la conseguente lievitazione delle spese strutturali ed umane, il Governo è intervenuto ai fini del contenimento della spesa della pubblica. Infatti, soffermando l’attenzione sulle province è stato rilevato che per il solo personale il costo attuale è di oltre 2,2 miliardi. Il taglio, secondo le previsioni, dovrà essere di un miliardo per il 2015, di due nel 2016 e, quindi di 3 miliardi per il 2017.
La Provincia di Rieti, ovviamente, non è sfuggita alla regola nazionale per cui ora abbiamo un ente di «seconda mano» con compiti ridotti ed il cui Statuto dovrà essere elaborato dallo stesso Ente entro l’anno. Così scompare, così come la conoscevamo, l’istituzione provinciale, nata nel 1927.
A seguito delle elezioni del 12 ottobre scorso, è stato eletto Presidente della Provincia di Rieti Giuseppe Rinaldi ex Sindaco di Poggio Mirteto. Il nuovo Ente è costituito oltre che dal Presidente, dal Consiglio provinciale (con dieci membri) e dall’assemblea di tutti i Sindaci del territorio provinciale, entrambi presieduti dal Presidente della provincia. Mentre il Presidente dura in carica quattro anni, l’assemblea dei Sindaci, che approva le modifiche statuarie entro sei mesi, dura in carica due anni. A gennaio 2015 la Provincia di Rieti, come tutte le altre in Italia, dovrà avere il nuovo Statuto. Tutte le cariche provinciali sono svolte a titolo gratuito, non è chiaro, però, se la gratuità interesserà anche eventuali rimborso spese per gli spostamenti istituzionali.
Ai fini della gestione del personale è precisato che quello trasferito mantiene la posizione giuridica ed economica del trattamento economico fondamentale ed accessorio, nonché l’anzianità di servizio maturata.
I nuovi compiti della neo-Provincia, individuati dalla legge n. 56/2014, riguardano:
- la pianificazione territoriale di coordinamento, la tutela e valoriz-zazione ambientale;
- la pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazioni e controllo in materia di trasporto privato, costruzione gestione delle strade provinciali e controlli della circolazione su di esse;
- la programmazione della rete provinciale scolastica;
- l’elaborazione dei dati, l’assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali;
- la gestione dell’edilizia scolastica;
-  il controllo dei fenomeni discriminatori in ambito occupazionale e promozione  delle pari opportunità sul territoribre scorso pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 12 novembre. Entro 15 giorni da quest’ultima data, tutte le Province devono censire le risorse, ivi compreso il personale, e i beni connessi all’esercizio delle proprie funzioni e comunicarle alla Regione di appartenenza, la quale dovrà poi validare tali documenti. Tra i criteri per individuare le risorse finanziarie, la Provincia, secondo il citato decreto, dovrà tener conto: dei bilanci degli ultimi tre anni; la quantificazione analitica della spesa; le riserve da trasferire ai nuovi soggetti, tra cui i Comuni, destinati a subentrare alle Province nella gestione delle funzioni.
Proprio in relazione ai Comuni, la legge Del Rio interviene anche nei loro confronti mediante le loro unioni o fusioni.
L’argomento interessa particolarmente i Comuni ricadenti nel territorio della Provincia di Rieti in relazione alla scarsa consistenza dei residenti in un gran numero di essi.
Infatti, secondo la legge in esame il limite demografico minimo delle unioni e delle convenzioni viene fissato in 10 mila abitanti , ovvero di 3 mila abitanti se i comuni appartengono o sono appartenuti a comunità montane, fermo restando che, in tal caso, le unioni devono essere formate da almeno tre comuni, e salvi il diverso limite demografico ed eventuali deroghe in presenza di particolari condizioni territoriali, individuate dalle regioni. Anche in caso di unioni tra Comuni, le cariche sono esercitate a titolo gratuito, con le osservazioni fatte in merito ai rappresentanti delle Province.
di Luigi Caiazza
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