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Crisi genera solidarietà
Inviato da : admin Domenica, 14 Dicembre 2014 - 19:38
Le due facce della medaglia: quando la crisi genera solidarietà e dà impulso a nuovi stili di vita
Siamo giunti alla fine del 2014 ed anche quest’anno la parola crisi è stata una    delle più gettonate.
Anche se a volte è stata utilizzata come scusa, come giustificazione all’immobilismo ed all’incompetenza presenti in molti ambienti e settori, non possiamo negare che la crisi si sia fatta sentire in modo pesante nel nostro già difficile territorio.


Territorio difficile dal punto di vista fisico, in prevalenza montuoso e con una dotazione infrastrutturale inadeguata che genera difficoltà elevate nelle comunicazioni e negli spostamenti vista anche la distribuzione della popolazione in piccoli nuclei abitativi dispersi sul territorio.
Territorio difficile dal punto di vista demografico dove la maggioranza dei 73 Comuni che ne fanno parte contano meno di 2000 abitanti ed un’elevata percentuale di popolazione anziana  (23,5% media provinciale).
Territorio quindi orografica-mente complesso, di dimensioni demografiche piuttosto modeste, con un contesto sociale ed un sistema economico che sta diventando sempre più fragile, contraddistinto dalla presenza di piccole imprese che hanno sofferto una maggiore difficoltà di accesso al credito non potendo fornire garanzie particolarmente elevate. Imprese che si sono spesso collocate nelle posizioni finali del mercato subendone in maniera più pesante i ritardi e le restrizioni.
Dall’avvio della crisi abbiamo infatti visto crescere in maniera esponenziale la disoccupazione, il numero di persone a rischio povertà ed esclusione sociale. La crisi ha finito per turbare e impoverire anche i rapporti tra le persone.
A questa situazione si è contrapposta una fragilità strutturale dei distretti sociali della Provincia che non sono riusciti a dare una risposta decisa non potendo tra l’altro contare su fondi adeguati.
Fragilità che ritroviamo anche nel settore sanitario dove, a seguito del deficit  laziale e del conseguente commissariamento della sanità, è stata messa spesso in discussione la sopravvivenza delle stesse strutture reatine. Questo in un territorio in cui non sono presenti altre strutture di ricovero, convenzionate o private, a cui la popolazione potesse eventualmente rivolgersi.
Solo di recente (Novembre 2014), con l’approvazione del piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale,  si è arrivati al verdetto finale che vede il nostro territorio privato dell’ospedale Marini di Magliano in Sabina trasformato in Casa della Salute mentre,  anche grazie all’importante ed imponente attivazione della società civile, sono stati scongiurati la chiusura dell’ ospedale Grifoni di Amatrice - riconosciuto come ospedale di zona disagiata - ed il forte ridimensionamento dell’ospedale provinciale De Lellis di Rieti.
Ma la crisi ha anche mostrato un’altra faccia del territorio, quella più propositiva, quella delle persone che si sono rimboccate le maniche, che non si sono rassegnate all’inevi-tabilità delle cose.
Il panorama socio-economico descritto ha infatti influenzato in modo consistente i comportamenti della maggior parte di quelle associazioni del territorio che si occupano di tutela dei diritti e di contrasto alla povertà ed all’esclusione sociale. Queste hanno risposto alla crisi attivando una duplice strategia di intervento: quella classica della risposta immediata alle situazioni di bisogno e quella dell’aggregazione.
Nel corso di questi ultimi e movimentati mesi le associazioni hanno infatti maturato l’urgenza, ormai indifferibile, di mettersi in rete per avere maggiore peso politico nel combattere battaglie a garanzia della sopravvivenza ed esigibilità dei diritti costituzionalmente riconosciuti.
È il caso del «Comitato Reatino per il diritto alla salute», costituitosi lo scorso anno, che ha organizzato manifestazioni, raccolte di firme, lettere, documenti di indirizzo ed assemblee pubbliche, l’ultima il 30 Settembre 2014, alla quale hanno partecipato diverse centinaia di cittadini - per difendere il sistema sanitario locale e per chiedere il riconoscimento della peculiarità del territorio reatino, per chiedere il rispetto della dignità dei cittadini della provincia di Rieti.
Ma, come anticipato,  oltre all’azione politica, le associazioni hanno anche messo in campo le proprie risorse e professionalità per arginare le situazioni di emergenza e criticità mettendo a disposizione posti letto per accogliere persone rimaste senza alloggio, attivando servizi di banco alimentare, di distribuzione di vestiario, di mensa per poveri, affiancando e sostenendo con propri volontari servizi gestiti da enti pubblici, organizzando corsi di formazione rivolti agli operatori dei servizi ed a categorie specifiche di lavoratori al fine di tutelare diritti e bisogni di fasce deboli della popolazione.
Le associazioni si sono inoltre fatte promotrici di nuove forme di lotta alla crisi promuovendo nuovi stili di vita e nuovi modelli di consumo quali i GAS - gruppi di acquisto solidale -, i mercatini dello scambio e del baratto, i laboratori di riciclo etc.
Ancora una volta le associazioni hanno mostrato l’altra faccia della medaglia, ci hanno stimolato a tenere sempre vigile l’attenzione e ci hanno ricordato che non sempre va bene delegare, a volte la partecipazione diretta è fondamentale e fa la differenza.
di Francesca Curini
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