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Museo delle armi
Inviato da : admin Giovedì, 18 Dicembre 2014 - 18:59
Museo delle armi presso la Scuola Forestale di Cittaducale
Il posto non è molto grande ma accogliente e ben sistemato. Ci troviamo di nuovo a Cittaducale, all’interno della Scuola Forestale dello Stato e quello che stiamo visitando oggi è il museo dedicato alle Armi che, per quasi due secoli, hanno accompagnato le vicissitudini del corpo e i suoi protagonisti.


Tutti gli oggetti che allesticono il museo sono ben sistemati e custoditi dentro delle teche allarmate, per la sicurezza sia degli oggetti stessi (rari ed unici) che per i visitatori che si recano in visita accompagnati dai responsabili del museo che, con semplicità e competenza, illustrano ai visitatori il materiale esposto di cui sono orgogliosamente responsabili; tanto è stato, infatti, il lavoro di recupero di carabine, fucili e pistole che, appassionati e collezionisti hanno donato o ritrovato buttato chissà dove, da chi all’epoca non si rendeva conto del valore storico che essi racchiudono.
Inaugurato nel 2011 è, insieme al Museo della Cites di cui abbiamo parlato nel mese di Dicembre dello scorso anno, un fiore all’occhiello della Scuola Forestale e meta di visitatori non solo appassionati di armi ma anche semplici curiosi o scolaresche che rivivono, attraverso l’evoluzione delle armi, la storia del Corpo Forestale, la sua vera essenza, dalle origini fino ad oggi; ed è una storia che appassiona, che vede come il ruolo di custodia dei boschi e del terreno, della flora e della fauna, si sia evoluto nel tempo, sia nei mezzi adottati dalle guardie che nell’abbigliamento stesso, attraverso le divise di ordinanza e di cerimonia.
La visita al museo comincia proprio con una divisa da cerimonia risalente al 1822 quando ancora il corpo era amministrazione forestale divenendo poi, all’inizio del ’900, Corpo Reale delle Foreste e nel 1926 Milizia Nazionale.
Interessante notare l’evoluzione delle armi nel tempo in base ai proiettili di cui si disponeva e che l’industria della guerra ha reso sempre più sofisticate. Gli esemplari fino al 1861 erano, infatti, dotati di cartucce a spillo con rotazione del tamburo e che rimasero in uso fino al 1889. Così, per le armi a scoppio, che dal 1862 al 1870 sono ad avancarica, dal 1870 al 1890 si passa alla retrocarica con la nascita dei famosi moschetti Vetterly.
La rotazione del tamburo sparisce nei primi del ’900 con la Pistola Glisenti, che viene usata fino al 1925 soltanto dagli ufficiali e quindi ne furono fatte soltanto poche copie, così come per la Beretta Mod. 23 tipo moschetto (1915-1923), 250 copie per gli ufficiali che partivano per l’Africa Orientale muniti anche di pugnali da marcia e di Ciberne indossate a tracollo per portare le munizioni.
Quello che ebbe più lunga vita, fu il Moschetto ’91; uscito nel 1891, leggero e maneggevole, arriva fino al 1950, quello stesso moschetto usato anche dagli Arditi (un reparto dell’esercito) durante la prima guerra mondiale e dei quali la Milizia Nazionale riprende il colore nero della maglia che portano sotto la divisa, adottandolo nella camicia come simbolo di forza e di audacia.
Tanti gli studi dell’industria della guerra che ha inventato e costrui-to, dalle pistole con accensione a spillo alle moderne armi automatiche, passando per Moschetti, Fucili e Carabine.
Molte di queste armi furono passate alla Forestale dall’Esercito o dai Carabinieri ma alcune vennero costruite unicamente per il Corpo Forestale e portano il suo stemma impresso, come il moschetto 18/30 detto anche «Siringone».
Al di là del fatto che si sia appassionati di armi o pacifisti, l’itinerario al museo ti riporta indietro nel tempo, in un mondo rurale e povero; ti racconta un mondo in cui le armi da taglio erano preferite a quelle a scoppio perché più immediate ed efficaci, di gente che è morta per difendere un ideale, la Patria....
Una riflessione ho fatto mentre ero al museo: ho pensato a quelle persone che si sono messe a tavolino a studiare il modo per rendere più efficaci le munizioni; hanno studiato la polvere da sparo, le cartucce, il calibro, il peso dell’arma e la sua manegevolezza, le munizioni per la cavalleria e la fanteria... tutto per colpire e per difendere... fino ad arrivare alle armi di ultima generazione.
Pensiamoci e vogliamoci più bene !!!
di Patrizia Munzi
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