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Lo sci agonistico al Terminillo
Inviato da : admin Martedì, 27 Giugno 2006 - 15:45
Lo sci agonistico al Terminillo
di Franco Ferriani

Zeno ColòLa prima notizia storicamente accertata alla quale possiamo attingere per conoscere l’episodio che dette origine allo sci agonistico, risale al 1800 quando, nella regione nord europea di Cristiania, un campione tanto anonimo quanto antesignano, entusiasmò la carta stampata dell’epoca per una spettacolare scommessa vinta dopo aver effettuato uno «schuss con acrobazie, tra ostacoli e diavolerie varie». Solamente a partire dalla seconda metà del 1800 iniziano a nascere sodalizi sportivi dello sci in Europa, in Canada e anche negli U.S.A., mentre da noi i primi «ski clubs» sorgono alla fine degli anni 1920 e con essi le prime gare. Il 1930 è l’anno del «boom» agonistico con l’istituzione dei «Lit-toriali» per iniziativa del C.O.N.I. che comprendono anche «i Littoriali dello sci e del ghiaccio», ovvero gli attuali Campionati Italiani. Di sciatori valligiani ancora non se ne parla, perché la passione per la neve diventa epidemica prevalentemente nelle città. 

Ecco che a Roma troviamo il S.U.C.A.I., club universitario, il Gruppo romano sciatori, il Circolo sci Roma, il G.U.F. sezione sports invernali e «dopolavori» vari. Le nevi frequentate sono, per lo più, quelle abruzzesi di Roccaraso, Scanno, Ri-visondoli, paesi attrezzati con locande ed alberghi. Il Terminillo è conosciuto solamente da escursionisti del Club Alpino Italiano di Rieti, Roma e Terni. Chi lo scoprirà, sportivamente parlando, sarà Bruno Mussolini, che, sulle orme del padre, crea nell’inverno del 1935 un nuovo sodalizio a carattere agonistico-giovanile: la «Società Sportiva Parioli», polispor-tiva per l’alta borghesia romana con una certa predilezione per le gare di sci, al punto tale che costruisce al Terminillo «la Capanna Parioli» per ospitarne gli atleti. Direttore Generale è Mimmo Musti, atleti e atlete sono i fratelli Sandro e Rosina Provenzani (moglie di Mario Ercolani, V. Pres. dell’I.M.I. e madre di Jaia Ercolani, Pres. dello Sci Accademico Italiano), Franco Danesi, il principe Francesco Colonna (presente poi al Terminillo come interprete delle truppe alleate), Nives dei Rossi, Alberto Ardini (che sarà più volte direttore della scuola di sci), Sandro Da Col (maestro di sci esaltatore), il conte Vittorio di Sambuj (figliastro del principe Potenziani di Rieti) e poi Adorni, Pelissier, la Musti, Lello Cecchini (anni dopo campione di sci nautico) e molti altri. Lo sci club Rieti schiera validi atleti quali Angelo Sebastiani (assassinato dalle SS nel ’44) Edgardo Camosi (maestro di sci e guida alpina), Diletti, Battisti, Catini, «Neno» Padovini e molti altri frequentatori della «Capanna Trebiani» in sportiva concorrenza con i «Pario-lini». All’epoca le prime gare si svolgevano risalendo i tracciati a piedi, su neve non battuta, con sci in legno di hickory e di frassino, e gli attacchi Kandahar (concepiti a ganascia con un tirante a molla posta sopra il tacco dello scarpone e azionato da un leva anteriore a più posizioni), attrezzi innovativi che risalgono alla fine degli anni ’30. La discesa libera dal rifugio Umberto I è già una realtà nel 1940 con atleti come Vittorio Chier-roni (classe 1917) e Celina Seghi (classe 1920) ambedue abetonesi e campioni del mondo a Cortina d’Ampezzo nel 1941 dove, Zeno Colò, è presente nella squadra azzurra come riserva. Il nostro grande campione si rifarà ampiamente in seguito, ma non a Cortina d’Ampezzo
dove, ironia del destino, alle Olim-piadi del 1956 gli fu vietato partecipare per la presunta incompatibilità di «professionismo»!
Sarà solo alla fine della seconda guerra mondiale che vedremo i primi terminillesi affacciarsi sulla scena agonistica dello sci. Va tuttavia menzionato che durante la permanenza degli alleati, si disputarono delle gare di salto (il trampolino da 30 mt. si trovava dove è ora l’albergo Regina) fra gli istruttori militari canadesi e i nostri valligiani dai nomi promettenti per lo sci alpino quali, Gigino e Vitaliano Rossi, Dino e Livio Zam-boni. Fra gli alleati va ricordato un ufficiale canadese di cognome Gody istruttore e ottimo saltatore. Giungiamo così al 1946 quando si andava in prima pagina sul Corriere dello Sport: «L’abetonese Vittorio Chierroni porta a quattro i suoi successi vincendo anche la coppa di slalom gigante Theodoli e la Sebastiani». L’articolo porta la firma del compianto Pietro Pileri di Rieti. Queste gare terminil-lesi, iscritte nel calendario nazionale della F.I.S.I., erano dedicate alla memoria di una medaglia d’oro, la prima e la seconda ai fratelli Angelo, Mario e Gino Sebastiani torturati e trucidati nei pressi di Rieti dai nazisti in ritirata. Quasi per dimenticare orrori e patimenti della guerra, il 1946 regala nuove gare al Terminillo. Viene disputata il 23 e il 24 marzo la coppa Maria Franca Gargiullo, combinata di slalom e discesa libera che vede Chierroni primo, Olinto Petrucci (a-betonese) secondo e il terminillese Dino Zamboni buon terzo che difende i colori della A.M.G. Sebastiani, di nuova costituzione, comprendente una sezione denominata «Sci Club Terminillo». Prende così vita questo sodalizio che, oltre ad una numerosa compagine di atleti, avrà presidenti entusiasti come il conte Raybaudi Massilia, il duca Piergentile Varano, gli albergatori Orlando Rossi e Lean-dro Zamboni e si collocherà fra i primi dieci sci club nazionali. Con il 1947 si disputa la prima edizione della «Settimana Internazionale del Termi-nillo» con atleti azzurri, abetonesi, delle Fiamme Gialle di Predazzo, delle Fiamme Oro di Moena, del Gruppo Sportivo delle truppe Alpine, dello Sci 18 e della S.S. Parioli. Sono presenti anche gli austriaci (Scopf, Molterer e altri), gli Svizzeri (Oder-matt e compagni). Completa l’elenco dei partecipanti un buon numero di clubs del centro-sud.
Lo Sci club Terminillo è ormai pronto all’inizio degli anni ’50 ad inviare i propri atleti ai Campionati Italiani assoluti con una squadra che comprende «Seniores» (Luigi e Vitaliano Rossi, Livio Zamboni, mentre Dino è passato nel frattempo allo Sci 18); «Juniores» (Vincenzo Curini, Franco Ferriani, Gino Lenarduzzi, Claudio Padovini e Felice Rossi), mentre la squadra femminile delle terminillesi è rappresentata da Rosina Provenzani, Bianca De Paolis e Gia-comina Maurizi. Le nuove speranze compariranno solo qualche tempo dopo con «Totina» Acciai, Sandra Carosi, Lucilla Cimini e Giuliana Fabiani. I risultati degli atleti appenni-nici arrivano con buoni piazzamenti ai Campionati Nazionali Assoluti: Livio Zamboni nella discesa libera e Luigi Rossi nello slalom a Malga Zirago (Vipiteno 1951); poi ancora gli stessi ben piazzati a Canazei (1952), dove cominciano ad emergere anche gli Juniores con Ferriani 8° e Curini 21° nello slalom. I due e Padovini miglioreranno l’anno dopo a Bardo-necchia con Franco Ferriani 5° nello slalom e 5° nel gigante, mentre Padovini e Curini si piazzano onorevolmente con «grinta». A questi nomi, dal 1955, seguiranno altri atleti di valore quali Leandro Acciai e Daniele Cimini, più volte campioni zonali, Carlo Fusacchia i fratelli Alvaro e Titto Salvatori, Enzo e Carlo Cingo-lani, tutti maestri di sci che continueranno ad onorare il Terminillo con le loro prestazioni. Si susseguono così, inverno dopo inverno, importanti gare a livello nazionale con atleti azzurri quali gli abetonesi Colò e Gaetano Coppi, quest’ultimo oggi Presidente della F .I.S.I. Ricordiamo la «3 giorni del Terminillo», la «Coppa Ente Provinciale Turismo», i «Campionati Nazionali Studenteschi 1953», la «Coppa Dante Manlio» per lo sci di fondo e la «Coppa Angelo Vicentini» gara di sci alpinistico a squadre organizzata dall’Associazione Nazionale Alpini e dal C.A.I. L’album delle grandi gare terminillesi non si conclude qui, augurando ad un prossimo cronista di continuare quest’opera. Al termine di quanto narrato fin’ora, va ricordato un grande avvenimento sportivo del marzo 1985, quando, il Terminillo, conquistò l’assegnazione per la finale del «Trofeo delle Regioni» che si svolse con grande professionalità e meriti organizzativi, complici anche tempo e neve spettacolosi. Apripista di eccezione fu Pierino Gros e ospiti d’onore Gustavo Thoeni e Zeno Colò. 
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