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La rosa recisa
Inviato da : admin Mercoledì, 18 Ottobre 2006 - 08:03
Una storia d’amore
La rosa recisa
di  Francesca Troiani
Una commovente e tragica storia d’amore, accaduta nella nostra zona. Una storia d’altri tempi, una leggenda, una favola per giovanette? Non ha molta importanza. È una bella storia, è quindi vale la pena raccontarla.

Un castello abitato da una famiglia di Conti e case, disseminate nella zona, in cui vivevano contadini e artigiani. È questo lo scenario della storia d’amore fra Rosa e Francesco.
Una storia d’amore che ha più di tre secoli, ma che vive ancora nei racconti. Lei, di famiglia povera, ma bella, gentile, fresca e profumata come il fiore di cui portava il nome. Anche lui era bello, alto e forte.



Ma anche lui era povero e tutto ciò che poteva offrirle era il suo amore. «Staremo sempre insieme, Rosa mia bella, fino alla morte», le aveva promesso. E Rosa sognava, si vedeva già sposa del suo amore davanti all’altare, quello dove ogni giorno pregava che suo padre cambiasse idea.
Perché Rosa era stata promessa dal padre al più ricco signore del paese, Giaso dei Muzzilli. A nulla erano valse le sue lacrime e le sue proteste: «Io amo Francesco! Lo so che è povero, ma è bello e mi ama sinceramente, vicino a lui mi sento una regina e non una contadina».
Come accadeva a quei tempi, erano i genitori a decidere i matrimoni, e le ragazze non avevano certo voce in capitolo. Rosa era una bella ragazza e questo aveva consentito a suo padre di organizzare un matrimonio che garantisse agiatezza non solo a lei, ma probabilmente a tutta la famiglia, e quindi le aveva risposto: «Un uomo senza soldi non vale niente. Può essere bello e innamorato quanto vuoi, ma resta sempre un disgraziato». Rosa avrebbe voluto ribellarsi, fuggire col suo amore, ma era il padre a comandare, lei poteva solo ubbidire. Pianse sin quasi ad ammalarsi, ma per lei e Francesco non c’era futuro.
Intanto nel paese si era diffusa la notizia del prossimo matrimonio fra Rosa e Giaso e anche Francesco lo venne a sapere. Quasi svenne dal dolore, ma anche lui, cosa avrebbe potuto fare? Non aveva mezzi, non poteva certo competere con un «signore». Si disperò, ma non c’era soluzione.
Arrivò il giorno delle nozze: Rosa era bellissima, ma mentre si recava in chiesa non vedeva né sentiva niente. Pensava: «Ora sarò ricca, avrò il castello e il paese, ma che me ne farò di tanta roba se non potrò avere il mio amore? E dove sarà il mio Francesco? Che farà? Dove sarà fuggito?».
Francesco era scappato lontano, fra i boschi, a urlare la sua disperazione. Rosa era la sua vita e un altro la sposava!
Durante il pranzo di nozze Giaso mangiava soddisfatto, mentre Rosa, triste come una bambola rotta, non toccava cibo. D’un tratto un urlo disumano interruppe la festa e la musica. Giaso cadde a terra rantolando e indicando Rosa. Era stato avvelenato e prima di morire aveva puntato il dito contro quella che tutti pensarono fosse la sua assassina. La povera ragazza venne imprigionata e condannata a morte per decapi-tazione.
A nulla valsero le proteste di innocenza della ragazza, a nulla valsero tutti i tentativi di Francesco. I due innamorati si rividero per pochi momenti nella cella della torre, giusto il tempo per abbracciarsi, per dirsi ancora quanto si amavano. Poi Rosa fu giustiziata.
Solo in seguito si venne a sapere che non era lei l’assassina. Anche il fratello di Giaso, Pietro, si era innamorato di lei. La voleva a tutti i costi. Anche a costo di uccidere il fratello. Aveva perciò ingaggiato un sicario che avvelenasse Giaso al banchetto di nozze.
L’unica colpa di Rosa era la sua bellezza. Che le aveva dato l’amore di Francesco, ma le aveva rubato la vita.
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