Orizzonti ieri, oggi e domani | Home | News | Cerca | Web Links | Raccomandaci | Invia News 
24 Giu 2017   22:45
Il giornale dell'Amministrazione Beni Civici di Vazia
Menu principale
On-line

Ci sono 2 visitatori e
0 utenti on-line

Sei un utente non registrato. Puoi loggarti qui.

Login

 Nickname

 Password

 Ricordami


Lingue

Scegli la lingua:

I giorni difficili della ricostruzione
Inviato da : admin Martedì, 31 Ottobre 2006 - 16:05
Dopo l’8 settembre 1943:
I giorni difficili della ricostruzione
di Alessandro De Angelis

25 LUGLIO-8 SETTEMBRE 1943: «GIORNI DIFFICILI, TORMENTATI DESTINATI A SEGNARE PROFONDAMENTE LA STORIA D’ITALIA, UN PAESE SBANDATO E SENZA GUIDA CHE SENTI’ IN QUEI GIORNI LA NECESSITA’ DI RITROVARE NUOVI VALORI NAZIONALI E UN’IDEN-TITA’ NON IMPOSTA DALL’ALTO MA FRUTTO DEL COMUNE SACRIFICIO E DELLA COMUNE COSTRUZIONE DEL PROPRIO AVVENIRE».

Il ventiquattro luglio 1943 fu una giornata indimenticabile per il popolo italiano, dopo venti anni di spietata dittatura, re Vittorio Emanuele III sancì la fine del governo Mussolini la cui politica aveva portato il paese sull’orlo del baratro.


La situazione cominciò a precipitare nel gennaio del 1943 quando l’esercito italiano fu sbaragliato sia sul fronte russo dai sovietici, che in quello africano per opera degli anglo americani, le ripercussioni si ebbero anche in patria dove la popolazione, stremata dalla fame, chiedeva a gran voce la fine della guerra in manifestazioni che ebbero il loro culmine il 10 marzo del 1943 a Torino dove 100000 lavoratori della Fiat organizzarono un’imponente manifestazione popolare. Gli stessi appartenenti al Gran Consiglio del Fascismo, si dissociarono dalla politica di completo asservimento ai tedeschi perpetrata da Mussolini, cosicché riunitisi il 24 luglio, lo sfiduciarono; il giorno successivo Vittorio Emanuele III conferì l’incarico di formare il governo a Badoglio e fece rinchiudere Mus-solini, a cui aveva appena comunicato la sfiducia, in un albergo di Campo Imperatore sul Gran Sasso. Il nuovo capo del governo portò avanti una politica attendistica, non si curò minimante di allacciare contatti con i partiti democratici del fronte antifascista (PCI, PSI,PdA,PPI) i cui quadri dirigenziali si apprestavano a tornare in Italia dopo anni di esilio, ma cercò solamente di ottenere una resa onorevole presso gli alleati anglo americani; questa fu sancita con l’armistizio del 3 settembre 1943 a Cassibile in Sicilia tra il Generale italiano Castellano e quello americano Bedell Smith. La notizia fu divulgata soltanto l’8 settembre tra le manifestazioni di giubilo della popolazione,ma il Re e Badoglio, invece di organizzare la difesa alla reazione nazifascista, pensarono bene di abbandonare Roma, lasciando gli uffici periferici senza alcun ordine e si rifugiarono prima a Pescara e poi a Brindisi, cosicché mentre gli alleati sbarcavano in Sicilia Calabria e Campania, i nazisti occuparono facilmente l’Italia centro settentrionale incontrando unicamente la reazione delle popolazioni disperate e di reparti sbandati dell’esercito come avvenne a Roma nella battaglia di Porta S. Paolo dall’8 al 10 settembre 1943. I tedeschi si attestarono lungo la linea Gustav da Gaeta ad Ortona, ponendo il territorio a nord di essa sotto il controllo di Mussolini che nel frattempo era stato liberato il 12 luglio; il duce fondò la Repubblica Sociale Italiana la cui politica era ispirata al fascismo populista delle origini, ma che in realtà fungeva solo da strumento di morte per le iniziative dei nazisti; in questo periodo chiunque si trovava al centro nord conobbe le depor-tazioni di massa, i campi di concentramento (come la risiera di S. Saba), numerosissimi eccidi come quello dei fratelli Cervi, di Marzabotto, delle fosse Ardeatine ecc. In questo contesto, i partiti democratici antifascisti dettero vita ai comitati di liberazione nazionale dando man forte agli alleati con azioni di sabotaggio e vere e proprie battaglie contro i nazifascisti e contribuendo alla causa della Liberazione con 70000 morti e oltre 40000 feriti gravi; il primo esempio fu dato da Napoli che dal 27 al 30 settembre impegnò con la sua popolazione i tedeschi in una furibonda battaglia fino a costringerli alla resa ed alla fuga dalla città. Garibaldi per i comunisti, le Matteotti per i socialisti, Giustizia e Libertà per il Partito d’Azione, mentre i Popolari avevano vari nomi a seconda della regione, ad essi si affiancavano altre brigate autonome formate per lo più da compagnie sbandate dell’esercito; le forze democratiche antifasciste, pur non vedendo di buon occhio Vittorio Emanuele III, accusato di connivenza con il fascismo, e volendo instaurare una stato repubblicano, scesero ad un compromesso con il re grazie al patto di Salerno, attraverso il quale si impegnavano a rimandare la questione istituzionale a guerra finita in cambio della partecipazione al governo che intanto il 13 ottobre 1943 aveva dichiarato guerra alla Germania, da parte di esponenti del CLN. I tedeschi resistettero a lungo asserragliati sulla linea Gustav, ma sul finire del maggio del 1944 dovettero capitolare e assestarsi lungo la linea Gotica da Cattolica a Viareggio, Roma fu liberata il 4 giugno, Firenze il 12 agosto, il re potè tornare a Roma e, onorando gli impegni presi a Salerno, abdicò e nominò suo figlio Umberto II Reggente del Regno d’Italia mentre Badoglio fu sostituito alla guida del governo dal socialista Ivanoe Bonomi appoggiato da tutti i partiti del CLN. Dopo una pausa nei combattimenti durante l’inverno, l’offensiva alleata riprese agli inizi di aprile del 1945: mentre gli americani e i russi entravano in Germania, in Italia fu sfondata la linea Gotica, il 12 aprile fu liberata Bologna mentre le altre città del Nord vennero liberate tra il 24 e il 25 aprile dai CNL locali che le amministrarono in attesa degli alleati, intanto Mussolini travestito da soldato tedesco fu catturato a Dongo e poi fucilato dai partigiani, così si chiudeva una delle pagine più tristi della storia italiana. Subito dopo l’armistizio, anche Rieti conobbe la barbarie nazifascista, infatti essendo situata nelle immediate retrovie della linea Gustav era tenuta in grande considerazione dai tedeschi, tantochè dislocati nell’intera provincia se ne contavano circa 200000, subito dopo l’armistizio questi occuparono immediamente l’hotel 4 Stagioni stabilendovi il loro quartier generale, l’aeroporto, la caserma dove all’epoca era ospitata la scuola addestramento degli ufficiali, e posero sotto il loro controllo la Viscosa (produceva tele per paracaduti) e l’Orla(Officine reatine lavorazioni aeronautiche situata nei pressi dell’aeroporto). A prefetto della città fu insediato Ermanno Di Marsciano che accentrò in sé tutti i poteri e assecondò ogni ordine dei tedeschi tenendo la città con il pugno di ferro e facendo perseguire tutti coloro che non collaboravano sufficientemente con i nazisti, tra questi molti appartenenti al clero tanto da provocare le sdegnate proteste del vescovo della città Luciano Benigno Migliorini che non fece mai mancare il suo appoggio alla popolazione vittima della ferocia nazista. Il movimento della Resistenza riuscì con molta fatica ad emergere nell’area cittadina nella quale operavano due bande: la banda Micheli e la banda Gunnella, mentre più accentuato fu il fenomeno in provincia dove si erano costituite ben tre brigate partigiane: la D’Ercole Stalin (150 elementi) dislocata in Sabina, la A. Gramsci (500 persone) formatasi a Leonessa e la Gioda Passo Della Sentinella che operava tra Antrodoco e il Cicolano (180 persone). Avendo capito l’importanza data dai tedeschi a Rieti, già nell’ottobre del 1943 cominciarono i primi bombardamenti alleati, alla fine della guerra se ne conteranno ben quaranta, il primo fu il 19 ottobre sulla stazione ferroviaria, poi nel gennaio del 1944 fu la volta dell’aeroporto e dell’Orla (19/1),del convitto della Viscosa(21/1),di Porta Cintia (25/1), dell’esattoria comunale (11/3) ed infine il 6 giugno 1944 per rendere difficoltosa la ritirata tedesca, sul Borgo e sulla Salaria per L’Aquila fino ad Antrodoco. Nello stesso periodo le bande partigiane sferrarono un duro attacco ai presidi fascisti creando le prime zone liberate della provincia reatina: il 17/3/1944, Leonessa, Medaglia d’argento al valore civile, cacciò con l’aiuto della brigata Gramsci il presidio fascista e iniziò ad essere amministrata da esponenti del CLN locale attraverso un comitato comunale formato dall’Avv. Roberto Pietrostefani, Don Concezio Chiaretti, Angelo Pitti e Michele Pulcini; anche Poggio Mirteto, grazie al podestà Giovanni De Vito (istituì le scuole medie ed il liceo classico) che collaborava al fianco della brigata D’Ercole Stalin, si poteva ritenere zona liberata. Oltre a questi due paesi si distinse nella lotta al nazifascismo Poggio Bustone, Medaglia d’argento al valore militare, infatti il 10 marzo del 1944 la popolazione e un gruppo di 25 partigiani della brigata Gramsci si opposero ad un tentativo di rastrellamento dei fascisti, circa duecento, costringendoli alla fuga e infliggendo loro 14 morti, tra cui il questore di Rieti Pannaria, ed oltre 30 feriti. I nazisti, allarmati dai rapporti spesso esagerati del prefetto Di Marsciano, decisero nella Settimana Santa del 1944 (1-8 aprile), di attuare una grande rappresaglia nell’intera provincia reatina, ai rastrellamenti parteciparono la divisione scelta Goering per i nazisti e la brigata Sardinia per i fascisti. Il 31/3/1944 furono rastrellate Labbro e Morro Reatino, quindici persone furono giustiziate, altre 170 deportate nei campi di lavoro ad Anzio, tutto il bestiame ed i viveri furono sequestrati; il giorno seguente la terribile vendetta contro Poggio Bustone: il paese dopo essere stato saccheggiato dai nazisti viene dato alle fiamme per tre giorni consecutivi, venti persone sono giustiziate, gli uomini deportati nei campi di lavoro di Cinecittà. Dal 3 al 7 aprile i nazisti si occuparono di Leonessa, rea di essersi dichiarata città libera: su delazione di una certa Rosa Cesaretti, furono fucilate dodici persone nella frazione di Cumulata mentre altre ventidue il 7 aprile a Leonessa tra cui il parroco Don Concezio Chiaretti, altri esponenti di spicco del CLN come Roberto Pietrostefani furono arrestati e trucidati il giorno seguente nell’eccidio delle fosse reatine insieme ad altri partigiani rastrellati in Sabina e al podestà di Poggio Mirteto Giuseppe De Vito i loro cadaveri saranno rinvenuti solo nel mese di luglio del 1944. La furia nazista non accennava a placarsi dieci persone vengono uccise a Monteleone Sabino per rappresaglia il 7 aprile, ma la strage che più rimase impressa fu quella del 9 aprile a Monte San Giovanni dove in seguito alla battaglia del Monte Tancia in cui persero la vita quindici partigiani della brigata D’Erco-le Stalin e numerosi tedeschi, quest’ultimi fucilarono per rappresaglia 18 persone per lo più donne e bambini. Finalmente però, a fine maggio del 1944, gli anglo americani sfondarono la linea Gustav, il giorno 8 giugno il prefetto Di Marscia-no lasciò la città nella quale per altri quattro giorni imperversarono i sabotatori tedeschi: gli edifici pubblici e i ponti (tra cui il ponte del Ranaro) furono fatti saltare, le linee di comunicazione interrotte, le fabbriche rese inutilizzabili e sulla via della fuga verso Terni furono saccheggiate Contigliano e Poggio Fidoni dove ci furono anche alcune esecuzioni sommarie. Il 13 giugno, quando i nazisti abbandonarono Rieti, i partigiani potettero entrare in città in attesa dell’arrivo (il 16 giugno) dei reparti anglo americani guidati dal generale Dunlop il quale consegnò i poteri amministrativi a Pietro Colarieti che divenne così il primo funzionario pubblico della Rieti liberata.
Stampa la pagina Invia l'articolo ad un amico
 
Link correlati
Vota l'articolo
Questo articolo non è stato votato