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LA VALLE REATINA
Inviato da : admin Martedì, 31 Ottobre 2006 - 16:17
LA VALLE REATINA UNO STRAORDINARIO ECOSISTEMA

II territorio della Sabina è prevalentemente montuoso, su tutto domina il massiccio del Terminillo, con alternanza di conche e contrade pianeggianti: la «conca» di Leonessa, la grande «piana» alluvionale di Rieti e la «piana» carsica di S. Vittorino, ai margini settentrionali della quale si collocano i tre laghetti di Paterno, di Mezzo e di Cotilia.


La piana di Rieti è ampia e aperta, disegnata da filari di pioppi cipressini che interrompono la trama dei campi coltivati. Intorno le colline, che salgono fino alle cime del Terminillo. Una natura complessa, varia, dai molti colori. I laghi della piana, Ventina, Ripa Sottile, Lungo e Fogliano, costituiscono un tipico ambiente umido ancora in buono stato di conservazione, con una vegetazione assai varia, attorno ai quali sono presenti salici, pioppi bianchi, ontani neri, sambuchi neri, e poi vitalba, rovi, luppolo. Bellissime le distese di giaggiolo d’acqua, dai vistosi fiori gialli, e le preziose colonie di ninfea bianca e ninfea gialla. Le zone intorno alle rive sono incorniciate dalla tipica associazione vegetale caratterizzata dalla cannuccia palustre, ed è proprio qui che gli uccelli acquatici trovano ospitalità, nidificano e si riproducono in un habitat ideale. Così gallinelle d’acqua, germani reali, tuffetti, alzavole, tarabusini, garzette, popolano questi ambienti dove terra, acqua e piante sembrano fondersi e che, soprattutto in certi periodi dell’anno, sono frequentati anche da cormorani, aironi bianchi e aironi cenerini, falchi delle paludi, poiane.
Oltre i campi, le siepi e i boschetti assai singolari formati dagli uliveti, diventa protagonista il bosco misto di latifoglie, in genere costituito da specie decidue che dopo l’autunno perdono le foglie. Ancora più in alto i boschi diventano di castagni, da sempre impiantati e curati dall’uomo. Se in basso i campi parlano di storia antica, civiltà contadina che per anni ha vissuto delle risorse della terra, che si legge negli ornelli, usati come tutori delle viti e le cui foglie fornivano foraggio per il bestiame in inverno, nelle querce, nei pioppi lungo i fossi, più in alto il paesaggio diventa bosco vario, mutevole nelle forme e nei colori: lecci intorno ai santuari francescani, aceri, ornelli, sorbi, roverelle, e poi macchie di ginepro e ginestre, che si alternano con i pascoli alti, con le faggete. E ancora più su sono proprio i faggi a dominare il paesaggio, che diventa territorio di volpi e tassi, scoiattoli e ghiri, picchi e ghiandaie, gufi e civette. Ma anche ambiente ideale di istrici e volpi. Uno straordinario ambiente naturale ricco di acque nel quale si inseriscono paesi, borghi fortificati, cittadelle-fortezza, castelli e rocche che costituiscono uno spettacolo nello spettacolo.
L. M.
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