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Tra storie e leggende
Inviato da : admin Domenica, 05 Novembre 2006 - 00:46
Tra storie e leggende anche a Lisciano era di casa il brigantaggio
di Egisto Fiori
Negli ultimi anni, le gesta dei briganti Viola e Colaiuda hanno smesso di essere un patrimonio trasmesso unicamente da padre in figlio, per divenire  oggetto di convegni e pubblicazioni di vario genere. In questo clima di rinnovato interesse, il Comune di Fiamignano, ha  addirittura individuato nel brigantaggio un prezioso veicolo di promozione turistica. La storia e le leggende sbocciate intorno alle figure dei capibanda più celebri sono state infatti  immortalate, grazie a mani esperte, in bellissimi dipinti che colorano i muri del capoluogo e delle minuscole frazioni.  

Anche se nel nostro territorio, il Cicolano ha rappresentato uno degli epicentri del fenomeno, la reazione postunitaria, non può però essere confinata alla zona abitata degli antichi Equicoli, tra le varie bande presenti nel territorio, vi era infatti anche quella di Lisciano, capitanata da Francesco Finacchioli. Dagli atti di Gabinetto della Prefettura dell’Aquila (1866/67) possiamo risalire a parte dell’attività del gruppo ribelle che «scorrazzava» nel Circondario di Cittaducale.
La banda era in grado di operare in proprio, come testimoniano le varie razzie e sequestri di persona nella montagna di Micigliano, ma non disdegnava l’unità di azione con i gruppi di Pendenza, Grotti, Villa Ponte, Micigliano, Antodoco e Borgo Velino. Quest’ultima banda era comandata dal famigerato Felice Francescangeli, detto «Puciniello», sulla cui testa pendevano vari atti d’accusa, compreso l’omicidio. Personaggi di tal fama non potevano che divenire protagonisti di leggende popolari talmente radicate da costituire addirittura la fortuna di alcuni generi letterari e, in tempi più recenti, cinematografici. Anche Lisciano ha il suo tesoro nascosto dai pirati, pardon, dai briganti e presumibilmente l’origine di questa leggenda è di parecchio antecedente a Francesco Finacchioli e alla  sua banda. Con molta attenzione, tra Lisciano e Cantalice, infatti, ci si può arrampicare fino a scorgere una grotta. Il tesoro del brigante sembra, sia nascosto all’interno della caverna, a riempire due diverse buche, una per l’oro, l’altra per l’argento. Altre leggende, tramandate anch’esse davanti al camino durante le lunghe serate invernali, raccontano invece di un antico faggio, le cui cavità inviolate fungerebbero da forziere all’allettante bottino. Le voci concordano sul fatto che molto tempo fa, tre baldi giovani di Cantalice o di Lisciano, riuscirono a vederlo quel tesoro, ma i protagonisti dell’impresa si trovarono scaraventati, a mani vuote, in luoghi lontanissimi dalla caverna. come la piana di Rieti o addirittura il monte Tancia. Quel volo rapidissimo sarà stato un’effetto della magia del serpente? Sembra infatti che quel secolare e sinuoso guardiano del bottino, si rifiuti di consegnare il tesoro se non in cambio di sacrifici umani. E quale terribile forza sovrumana avrà scaraventato una pioggia di massi tale da far fuggire a gambe levate altri intrepidi «cercatori»?
E se la possibilità di arricchirsi fosse invece legata ad una data specifica e sacra, che come una combinazione può permettere d’impadronirsi del tesoro? Si narra che in quella grotta sia possibile anche incontrare l’uccello dalle uova d’oro, dodici, per la precisione. Comunque sia, possiamo assicurare che tesoro esiste ed è in questo intreccio di simboli, leggende e magia, nella memoria della nostra gente che possiamo cominciare a scoprirlo.
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