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Gioielli nel verde
Inviato da : admin Martedì, 14 Novembre 2006 - 00:51
Gioielli nel verde:
un patrimonio di castelli, rocche e torri
di Lucia Munalli
Un territorio ricco di valli, colline, monti, boschi. Un ambiente naturale stupendo, spesso ancora non contaminato, con un denominatore comune: l’acqua. E in questo paesaggio castelli, rocche, torri, piccoli borghi fortificati. Tutta la provincia di Rieti regala angoli irripetibili in mezzo al verde
 
L’intero territorio reatino conserva un patrimonio inestimabile di castelli, rocche, torri. Diversi nell’origine, nella collocazione ambientale, nelle dimensioni e nell’aspetto architettonico, castelli e rocche testimoniano ancora oggi la storia di un territorio ricco, profondamente segnato dall’urbanistica medievale, con i borghi arroccati sui colli spesso dominati da un palazzo nobiliare, un castello, una rocca. 

Labro, Morro Reatino, Cittaducale, Cittareale, Roc-casinibalda, Collalto Sabino, Orvinio, Corvaro. Sono solo alcuni degli esempi di un patrimonio vasto e capace di evocare antichi splendori.
Ecco allora alcuni itinerari che, partendo da Rieti, ci porteranno indietro nel tempo, tra cavalieri, armi e antiche leggende. Cominciando dal Castello di Labro e dalla Torre di Morro Vecchio. Già la strada che s’inerpica fino al paese di Labro incanta con la vista prima sui laghi Lungo e Ripasottile e poi sul quello di Piediluco e i boschi floridissimi che la circondano, ma anche il paese non è da meno con la struttura medievale perfettamente conservata, tutt’uno con il palazzo baronale. Il Castello di Labro fa parte del gruppo di insediamenti fortificati fondati tra il X e XI secolo. Il paese dominava l’importante via di fondovalle che collegava Leonessa alla conca di Terni, attraverso un paesaggio ancor oggi ricco di suggestione, caratterizzato dai Monti Reatini a nord-est e dal lago di Piediluco a ovest, sul quale si staglia imponente la rocca che risale alla metà del Quattrocento, quando il precedente castello, troppo ampio e difficilmente difendibile, fu raso al suolo. Anche le case furono ricostruite e addossate le une alle altre per potenziare la fortificazione. In seguito la rocca fu trasformata in uno splendido palazzo baronale, più volte restaurato.
Non lontano dal Lago Lungo si trova Morro Reatino, su uno sperone di roccia nella valle del Fuscello.  Antico avamposto di Rieti ai confini col Regno di Napoli, delle sue origini conserva la porta Castellana, con un arco a tutto sesto. Ai margini della conca reatina, poco prima che il Velino s’immetta nel piano di Canale, su un poggio sorge la Torre di Morro Vecchio, testimonianza di un castello abbandonato. Un castello di cui non si conosce il nome, ma che ebbe una notevole importanza militare per la posizione strategica, che consentiva il controllo delle vie di acqua e di terra tra la Valle di Rieti e quella del Nera. Recenti scavi archeologici hanno riportato in luce parti delle antiche strutture, tra le quali il Palazzo Signorile.
I Castelli di Roccasinibalda, Col-lalto e Orvinio sono splendidi palazzi baronali con uno stato di conservazione eccezionale e costituiscono una tappa irrinunciabile per l’interesse storico-artistico e per la bellezza del paesaggio che li circonda. Lo scenario si snoda attraverso tutta la valle del Turano e parte dal Castello di Roccasinibalda. Il castello, completamente ristrutturato durante la prima metà del XVI secolo su disegno del grande architetto senese Baldassarre Peruzzi, si fa ammirare in tutta la sua bellezza già alcuni chilometri prima di giungervi. L’itinerario prosegue con il Castello di Collalto Sabino fondato probabilmente nel XII secolo e radicalmente modificato nella seconda metà del XVI dai Barberini. Questo viaggio a ritroso nel tempo prosegue con Orvinio, dove l’imponente palazzo baronale si integra perfettamente con un centro storico di grande interesse. L’edificio, di origine tardo-rinascimentale, fu ampiamente restaurato e trasformato in una residenza signorile. I tre palazzi baronali sono di proprietà privata e per visitarli all’interno è necessario informarsi preventivamente all’Apt di Rieti.
La più nota fra le strutture sorte in difesa dei confini è sicuramente la Rocca Angioina a Cittareale, che costituisce l’ultima fondazione compiuta dagli angioini lungo il confine settentrionale del regno di Napoli tra Due e Trecento. La rocca sorge vicino alle sorgenti del Velino, è di forma quadrangolare con gli spigoli rinforzati da grossi bastioni a tronco di cono. All’interno due scalinate conducono al cammino di ronda e tramite delle feritoie si accede ai passaggi segreti.
Da un punto di vista paesaggistico uno dei luoghi più suggestivi della Sabina è la gola scavata nella roccia e dominata dai due insediamenti fortificati gemelli, Rocchette e Roc-chettine. Percorrendo la strada provinciale per Cottanello, procedendo in direzione di Montebuono, si giunge ai due insediamenti. Nel paese di Rocchette le strutture antiche si sono fuse con il nuovo, mentre il borgo abbandonato di Rocchettine, su una collina vicina, conserva integre tutte le caratteristiche di un abitato medievale. I nomi originari erano rispettivamente Rocca Bertalda e Rocca Gui-donesca. Le vicende storiche dei due insediamenti si muovono in parallelo. Prima possesso del Vescovo di Sabina, poi sotto il dominio diretto della Santa Sede, le due rocche alla fine del Trecento furono occupate dai Savelli che le tennero a lungo. Una torre quadrata, inglobata nelle murature, ricorda le fasi più antiche del «castrum» di Rocchettine, mentre gli ampi rifacimenti operati dai Savelli sono evidenti nei torrioni cilindrici, nella porta di accesso al castello, in parte nella cinta muraria fortificata.
Torre Baccelli, unico e affascinante resto del castello di Postmontem, è adagiata su una piccola collinetta boscosa, raggiungibile facilmente per mezzo di una stradina e poi di un breve sentiero. Per arrivare su questa collina lontana dal tempo, si percorre la via Salaria fino a Osteria Nuova, voltando poi in direzione dell’Abbazia di Farfa e seguendo le indicazioni per Località Baccelli. Per arrivare alla torre si debbono percorrere ancora alcuni chilometri. Il castello di Postmontem è menzionato per la prima volta nel 994, come possesso dell’Abbazia di Farfa, e domina una delle principali strade di accesso al monastero benedettino. Oggi del castello resta la torre, squarciata lungo uno spigolo. La visita diretta delle strutture non è agevole, soprattutto per il pericolo di crolli, ma anche a una certa distanza resta la suggestione della torre che domina la vallata del Farfa e gli oliveti secolari che caratterizzano il paesaggio della Sabina.
Dalla Rocca di Beatrice Cenci alla Rocca di Corvaro. Seguendo questo itinerario si incontrano quattro rocche, che testimoniano la storia e il fiero passato del reatino. Percorrendo la statale Cicolana si giunge a Petrella Salto, incantevole paese dominato dalla Rocca di Beatrice Cenci, dove si svolsero le tragiche vicende della nobildonna romana. Una breve e suggestiva passeggiata conduce alla sommità della collina che ospita i ruderi ristrutturati della rocca. Tra i muri si trovano tracce di antichi affreschi, il tutto in uno straordinario panorama su tutto il lago del Salto. Continuando per la strada che porta alla rocca, si arriva sull’altopino di Rascino; la strada asfaltata termina alcuni chilometri prima della collina dove sorge il Castello di Rascino di cui rimangono pochi ruderi e occorre arrivare in cima alla collina per apprezzare le bellezze anche del panorama sul lago di Rascino. Continuando l’itinerario si torna sulla strada asfaltata e si attraversa tutto l’altopiano fino a scendere al paese di Fiamignano. I resti del castello di Poggio Poponesco, nel comune di Fiamignano, sovrastano la parte iniziale del lago del Salto.
Per raggiungere la Rocca di Corvaro bisogna tornare a Gamagna e riprendere la superstrada Rieti-Torano in direzione Borgorose, fino a giungere nella piana di Corvaro. La Rocca è situata all’apice del vecchio paese e per arrivarvi è necessario attraversare tutto il borgo antico. Dalla rocca, ancora ben conservata, si spazia su tutta la piana e sulle montagne della Duchessa.
E non è tutto. Sarebbero ancora tante le possibilità di escursioni, alcune più brevi, altre meno. Insomma non c’è che l’imbarazzo della scelta.  
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