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La dolce vita del Terminillo
Inviato da : admin Mercoledì, 22 Novembre 2006 - 15:58
La dolce vita del Terminillo
di Franco Ferriani
(seconda parte)
Nella storia degli anni ’50 e ’60, «La Tavernetta» di Dino Zamboni resta famosa per aver regalato agli ospiti del Terminillo le serate più gaie e spensierate, la nascita di nuove amicizie e innamoramenti come fuochi d’artificio. A sinistra del bar, dove Danilo Maurizi preparava i cocktails, era ubicata la piattaforma per l’orchestra. Per un lungo periodo, un complesso particolarmente dotato e con repertorio da Hit Parade rallegrò le serate di attori e attrici, di coppie di mezza età e dei giovani che allora non si annoiavano, bensì venivano spesso rampognati dai genitori perché troppo nottambuli (all’epoca le regole familiari erano più rigide e rispettate).


Tornando ai solisti del complesso hanno tutti avuto successi a livello nazionale e oltre, come il sassofonista Gabriele Varano che diventerà a breve il sax più famoso d’Italia con Peppino Di Capri, ricordate «Twist again»? Anche il batterista «Bebè», così lo chiamavano, si unì con Varano nel complesso di Peppino. Si diceva nella puntata precedente che il proprietario della «Tavernetta», Dino Zamboni, era un po’ animatore ma spesso vittima di una lunga serie di scherzi, a volte anche piuttosto pesanti, che coinvolsero per una lunga estate tutti gli ospiti dell’hotel Savoia e non solo.
Gli scherzi venivano programmati e organizzati sempre dalla stessa banda di burloni, composta da ragazzi e adulti e sempre con le stesse vittime: Dino il playboy e Francesco Carosi, detto «Checco» notissimo gaudente ormai prossimo alla terza età, ospite fisso del «Savoia». Fu un anno indimenticabile nel quale non ci fu mai spazio per la noia.
Tanto per accennare alla personalità di «Checco», questi aveva i capelli bianchi e la pancetta, era un uomo che sapeva coniugare il più divertente umorismo con il saper vivere senza pensieri, tanto che nella sua Aprilia metallizzata (un lusso per gli anni ’50), invece della ruota di scorta aveva un bar completo di superal-colici, noccioline, olive, patatine e molto altro.
Altro personaggio di spicco, sempre pronto ad organizzare scherzi a discapito di Dino e Checco, era l’ingegner Papparella, presente al Terminillo in estate e in inverno, e proprio con la neve amava correre, anche con la nebbia, nudo, salvo un leggero costume da bagno, peraltro molto succinto.
Fu proprio Papparella che alle Olimpiadi del ’56 a Cortina D’Am-pezzo, fu ripreso dalla RAI, ancora in bianco e nero, mentre veniva dissepolto dalla neve da una Sofia Loren molto giovane ammiccante, meravigliosa e sorpresa. Questi erano i personaggi che soggiornavano al Terminillo!
Gli anni successivi, e siamo arrivati al ’60, cambiarono molte cose: all’albergo Roma, ora non più degli Amici (che lo costruirono), arriva il Comm. Alecce, proprietario dell’Istituto Farmacoterapico Italiano di Roma e di una società che fabbricava il «Mambo», mangiadischi per i quarantacinque giri di vecchia memoria. Alecce, dunque, acquista il «Roma», rinverdisce la clientela con molti suoi amici e allestisce un «night» dove la sera scendono le giovani mamme degli alunni del «San Giuseppe – Villa Flaminia», scuola che tenta di educare i figli della migliore società romana.
Al ecce è molto disponibile e sponsorizza serate e giornate con giochi, cacce al tesoro alla quale partecipano anche i suoi due figli, Pasqualino e la sorella Sandra, che poi sposerà Franco Carraio ( vedi calciopoli). Ma alla metà degli anni ’60 anche Alecce passò la mano, albergo e night vennero chiusi e si aprì un cantiere per trasformare l’hotel «Roma», il glorioso Hotel Roma, in un residence, bello ma senza anima. E così con pochi alberghi si uccide il turismo.
Ma arriva il 1966 con delle ottime novità per gli ospiti delle ore piccole. In Via Paisiello – a Roma – in uno splendido studio con tanto di Champagne e di segretarie in minigonna, due amici convocano il Dr. A. Silvestri e lo scrivente per avere informazioni sulla stazione sciistica del Terminillo e per avere un parere sull’intenzione di acquistare il cinema di nuova costruzione, nonché tutto il piano «belvedere» dell’appena ultimato residence «Tre Faggi».
I due signori in questione si chiamano Rino Ranno (siciliano), ma con galleria d’arte in via Gregoriana, a Roma, e Giorgio Fabbri (poi indagato perché coinvolto nelle intercettazioni telefoniche che colpirono Chiatante, Presidente dell’ANAS di allora). A loro credito va detto che seppero creare un complesso di attività di ottimo livello. In particolare lo «Sporting Club», night arredato con molto gusto e frequentatissimo da un pubblico anche straniero, come Madame Guigà, moglie di un ministro tunisino che portò al Terminillo anche ballerine autoctone di danza del ventre.
A tarda notte si passava a fare uno spuntino o due spaghetti nel ristorante adiacente, con tanto di direttore di «Orizzonti», poi passato allo «Scacco Matto», prestigioso locale romano situato nei pressi di piazza del Popolo.
È singolare ricordare la nascita dell’unione imprenditoriale dei due soci, Ranno e Fabbri, i quali raccontavano di avere iniziato nella stanza di un albergo dove, seduti su di un letto, guardavano un notevole gruzzolo di contanti pensando a come investirlo. Il risultato delle riflessioni fu: investiamo al Terminillo.
Nelle serate allo «Sporting» era frequente trovare personaggi famosi, come Nicola Pietrangeli con la moglie Susy Artero, già separati, l’attrice Susanna Podestà, presente anche negli anni ’50, il cantante Franco Califano, Diana de Feo, poi moglie di Emilio Fede e ancora i Micheletta e i Magrì, alti dirigenti I.R.I.; i Conti Betti, il Principe Urbano Barberini Sforza, i de Gaetani, i Torre e tanti altri nomi che anche oggi troviamo sulle piste del Terminillo. Poi, anche se lentamente, la vena mondana della nostra montagna è andata esaurendosi per anni, fino ai giorni nostri in cui possiamo vedere riprendere una nuova vitalità.
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