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Terminillo: non è un vulcano
Inviato da : admin Mercoledì, 03 Maggio 2006 - 17:45
Terminillo: non è un vulcano

Quando il Direttore mi ha telefonato, chiedendomi un pezzo sulla natura geologica del Terminillo, non ha esitato a dirmi di descrivere il meglio possibile questo vulcano, perché di vulcano si tratta.
È questo ciò che crede la gran parte degli abitanti di Rieti e d’altronde, vedendo dal basso questa montagna a forma di co-no perfetto viene subito spontaneo l’accosta-mento ad un vulcano


In effetti a Rieti e precisamente a Vazia nei pressi di Cupaello esiste, anzi è esistito un vulcanello dovuto ad una non ben precisata eruzione avvenuta all’incirca 400.000 anni fa nel Pleistocene, da una non ancora rinvenuta frattura del terreno che ha dato luogo ad una colata di magma . Questa colata raffreddandosi ha formato questo vulcanello che aveva una lunghezza di circa setteottocento metri per una larghezza di circa duecento metri ed una potenza di una decina di metri massimo,Ho detto che questo vulcanello è esistito, infatti ora non esiste più e di esso sono rimaste soltanto alcune testimonianze di pochissimi blocchi tra l’altro non molto grandi, almeno fino a quando li abbiamo visti, cioè una ventina di anni fa. Questa roccia, cui alcuni studiosi avevano dato il nome di Coppaelite o Cupaellite, proprio dal paese ad essa più vicino, frantumata e ridotta a brecciolino, è servita a suo tempo per asfaltare alcune strade della provincia di Rieti.
Tornando al Terminillo, possiamo senz’altro sfatare la leggenda del vulcano, infatti esso è di origine sedimentaria, essendosi formato per il successivo e continuo accumulo su fondali marini di materiali detritici dovuti ai resti di organismi animali  per gran parte a composizione calcarea  ed a  materiali detri-tici derivanti dall’erosione di rocce preesistenti. Questa deposizione, avvenuta molto lentamente lungo milioni di anni, in ambiente marino profondo, è localizzata nel bacino di sedimentazione cosidetto Umbro-Marchigiano, anche se nella nostra zona, che era di Transizione tra quella Umbro-Marchigiana e quella Laziale-Abruzzese, sono presenti notevoli intercalazioni detritiche diverse da quelle generalmente depositatesi nell’abiente marino profondo. Non a caso la nostra zona, in alcune sue parti viene definita Zona di Transizione Sabina ed infatti essa si trova proprio al passaggio tra il bacino di sedimentazione pelagica Umbro-Marchigiana e la Zona di sedimen-tazione Laziale-Abruzzese, caratterizzata da mare poco profondo.
Il bacino di sedimentazione in acque poco prodonde, comune ai bacini di sedimentazione già descriti, ha dato luogo ad una roccia che testimonia proprio questa coesistenza, il Calcare massiccio presente in tutta l’area centro-settentrionale. Successivamente, una serie di disloca-zioni tettoniche, dovuto ai movimenti della crosta terrestre, ha ribassato l’area Umbro-Marchigiana rispetto a quella Laziale-Abruzzese con la conseguenza di un cambiamento nella deposizione dei materiali detri-tici e quindi una diversa sedimen-tazione. Successivamente, parliamo di alcuni milioni di anni, il movimento della crosta terrestre cambiò direzione, invertendone il senso sempre lungo questa frattura  conosciuta come Linea Ancona-Anzio e determinando un sovrascorrimento di alcune rocce sulle altre. Questo fenomeno è maggiormente riscon-trabile e visibile nel tratto che alcuni Autori chiamano Linea Antrodoco-Olevano.
Questa catena montuosa, appena formatasi, ha subito quasi subito, parliamo sempre di centinaia di migliaia di anni, tutta una serie di disloca-zioni tetto-niche che hanno dato luogo ad una diversa conformazione dell’insieme creando quella che è pressappoco la situazione attuale con forme aspre e dirupate, ancorché molto suggestive dal punto di vista paesaggistico.
Spero che nessuno, dopo aver letto queste note, possa avere ancora dei dubbi sulla vera origine del Terminillo e comunque, se questi dubbi dovessero restare, li invitiamo a verificare di persona unendo l’utile delle passeggiate al dilettevole della conoscenza.
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