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LAURIANO ERA FORSE L’ANTICO NOME DI LISCIANO?
Inviato da : admin Martedì, 06 Febbraio 2007 - 07:31
LAURIANO ERA FORSE L’ANTICO NOME DI LISCIANO?

Ricordo una conversazione di tanti anni fa con Ugo Valeri, precursore degli studi storici sui paesi del nostro territorio e ricercatore infaticabile di documenti nascosti in archivi e biblioteche. Si parlava delle origini e del significato dei nomi dei nostri castelli: Lugnano deriverebbe da Lucinae fanum, un ipotetico tempio o santuario della dea Lucina collocato in quel sito; Lisciano da ager listanus perché sorto nel territorio dell’antica città di Lista, oppure da lycium, arbusto chiamato volgarmente spina santa che avrebbe colonizzato i terreni circostanti. Tutte ipotesi ben poco documentate.


Ugo Valeri, però, riteneva possibili altre origini dei nomi; forse Lugnano derivava dal latino unire, da unu(m), «uno» o da unio, nel senso di unione, consorzio di uomini liberi in difesa delle terre, dei beni, della loro stessa vita. Lisciano forse derivava da «liscio», dal latino parlato lisiu(m) o lissiu(m), nel senso di paese sorto lì dove termina la montagna e inizia il piano.
E poi-mi disse-forse il primo nome di Lisciano era Lauriano!
Incuriosito, gli chiesi maggiori informazioni su quel nome per me del tutto nuovo; zio Ugo ricordava di averlo trovato tanti anni prima su una antica carta; non ricordava più, però, di quale documento si trattasse né il contesto in cui l’aveva rinvenuto.
Questo vecchio colloquio mi tornò in mente all’improvviso, qualche tempo fa, sfogliando le Costituzioni sinodali del 1683 dell’antica Diocesi di Cittaducale: ecco, nero su bianco, i nomi di Lisciano e Lauriano associati !
Il 28 maggio1683 il vescovo di Cittaducale Francesco Giangirolami celebrò il Sinodo diocesano; le Costituzioni sinodali promulgate in quella occasione dettavano disposizioni dottrinali e organizzative per regolare la vita religiosa su tutto il territorio della diocesi.
Apprendiamo così che la diocesi era divisa in sette vicariati; Lugnano e Lisciano, insieme, costituivano un vicariato; Vicario foraneo era D. Francesco Vetuli, parroco di S. Maria di Categne.
Le Costituzioni sinodali istituivano, tra l’altro, l’ufficio di Teste sinodale, attribuito a sacerdoti incaricati di informare il Vescovo, o il suo Vicario generale, su ogni cosa da correggere o emendare nelle chiese e nei luoghi soggetti alla giurisdizione vescovile.
Tra i Testi sinodali è elencato Ioseph Bastionus Cur. Lisani, seu Lauriani, cioè «Giuseppe Bastioni, curato di Lisciano, ovvero Lauriano».
Lauriano sarebbe, dunque, l’altro nome di Lisciano.
Nelle relazioni ad limina dei vescovi di Cittaducale si cita più volte, negli anni 1590, 1636 e 1648, la chiesa di S. Angelo di Lauriano, chiesa rurale e, almeno nel 1648, in rovina, detenuta dal canonico Sante Allegra; si tratta di un beneficio semplice, di cui i vescovi reclamano le rendite, assieme a quelle della chiesa, ugualmente cadente, di S. Pietro de Arpagnano.
Questo Lauriano con la chiesa di S. Angelo ha a che fare col nostro Lisciano? Era forse situato nelle sue vicinanze? Su questo argomento non si può dire nulla che non sia malsicuro. Purtroppo il toponimo “Lauriano” è piuttosto comune; è citato più volte in quella straordinaria e preziosa raccolta di documenti sul medioevo sabino ed europeo che è il Regesto di Farfa di Gregorio di Catino; non si tratta sempre, però, della stessa località; identico nome appartiene a luoghi diversi, forse caratterizzati da un clima temperato che permetta la crescita delle piante di lauro, o alloro.
Il nome si adatta bene al sito di Lisciano che, per le caratteristiche naturali, vede la presenza e la risalita anche a quote notevoli di alberi e arbusti più «mediterranei»; si verifica una vera e propria «inversione altimetrica», per cui, a causa dell’esposizione soleggiata dei terreni, e per la natura del suolo, la vegetazione di Lisciano e di Colle Categne risulta formata da specie vegetali che sopportano il caldo e l’aridità meglio di quelle della sottostante piana reatina.
Il documento più antico del Regesto di Farfa, e anche di maggiore interesse, risale all’anno 786 e fa riferimento a Lauriano in territorio reatino (doc. n° 146, II, 119).
In questo atto del 786 Paolo falconiere compra dal monastero di Farfa due case a Rieti per 150 soldi lucchesi e un pratum in lauriano, territorii reatini.
L’indicazione territoriale reatina, assente negli altri documenti, permette di limitare l’incertezza sull’identificazione Lauriano-Lisciano, ma certamente non la cancella.
Un altro documento, di cinque secoli più tardi, riporta Ecclesia sancte Marie in lauriano viii solidos de moneta renni, cioè «la chiesa di Santa Maria di Lauriano (deve) otto soldi in moneta del Regno». (Appendice, V, 330-331). È un elenco delle chiese che devono un censo annuo al monastero di Farfa per l’anno 1295, «nel primo anno del pontificato di papa Bonifacio VIII».
Ancora oggi la chiesa di Lisciano, costituita in parrocchia nel 1616 o poco prima, ma certamente pree-sistente, è intitolata a S. Maria del Soccorso e nel 1295, al tempo di papa Bonifacio VIII, il paese e il territorio circostante appartenevano già da un secolo e mezzo al Regno di Napoli: altri indizi a favore dell’identificazione Lauriano-Lisciano.
Quattro secoli ancora, ed ecco  apparire il documento delle Costituzioni sinodali di cui abbiamo parlato all’inizio.
È possibile che il nome di un paese scompaia per ricomparire a intermittenza di secoli? Purtroppo la scarsità di documenti sul nostro paese, veramente rarissimi per i tempi più antichi, lascia spazio a tante ipotesi non verificabili fino in fondo. Le Costituzioni sinodali dimostrano, però, in maniera non equivocabile, come nel lontano 1683 si ritenesse che Lisciano fosse l’antica Lauriano, tanto da essere indicata, lei sola, con i due nomi; questo in un documento importante, ufficiale, che riguardava l’intera diocesi, redatto con cura e in forme «alte», da un gruppo sociale, il clero, che per tradizione e cultura era depositario della memoria storica del territorio.
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