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Un piccolo prezioso paese
Inviato da : admin Sabato, 10 Marzo 2007 - 08:24
Lugnano: un piccolo prezioso paese

Lugnano, un piccolo ma prezioso paese della periferia di Rieti, con una tradizione storica e una ricchezza artistica tra le più importanti della Sabina, è una delle ultime testimonianze degli antichi castelli e feudi della Sabina, le cui origini risalgono al VI secolo dopo Cristo. Costruito quasi a forma di «V» sulla roccia viva di un colle ai piedi del Terminillo, Lugnano è stato fondato dalle tribù formate dai superstiti dell’antica città di Vazia. Il suo primo nome fu Lucinae Fanum, dal tempio sacro alla dea Juno Lucina che sorgeva tra i boschi del monte. In secondo tempo fu chiamato Unianus, come si legge nello stemma sull’antica Chiesa di S. Croce, per indicare l’aggregazione dei profughi dell’antica Vazia che si erano riuniti a formare il nuovo centro abitato. Collegata a Lugnano era Cupaello, zona di boschi e campi coltivati a viti e cereali.


Del «castello chiamato Luniano», citato già nell’XI secolo, non restano ormai che pochi tratti di mura e alcune case, ma l’affresco di una delle sale del palazzo vescovile di Cittaducale, in cui il paese è raffigurato, fa capire come doveva presentarsi il borgo e ancora oggi a Lugnano si possono percorrere i vicoli e le stradine a scalini, si possono ammirare gli archi secolari in pietra, come di pietra sono la maggior parte delle case. Il Castello di Lugnano fu annesso all’Abbazia di Farfa nel 1048, ma nel 1252 passò al Regno di Napoli. Nel 1309 Lugnano, Lisciano, Categne, Petescia e Cantalice, costruirono il secondo quartiere della nuova città angioina di Cittaducale, quello di S. Croce. Lugnano era sede municipale ed era formato di tre paesi: Lugnano, Lisciano e Villa Troiana. In seguito il borgo fu ceduto dalla S. Sede al Re di Napoli Carlo D’Angiò, per salvaguardare i suoi abitanti dalle rappresaglie dei banditi, che infestavano quei territori montani.
È in questo periodo che Lugnano raggiunge la massima espansione, tanto che nella galleria dei Musei Vaticani, dove sono raffigurate le antiche regioni d’Italia, osservando la Sabina si possono vedere le torri di Lugnano accanto alle mura di Rieti e Cittaducale. E fu proprio in questo periodo che Carlo D’Angiò, di ritorno dalla Francia, visitando il feudo di Lugnano fece dono alla popolazione dela statuina della «Madonna del Fiore»: una scultura in avorio che raffigura la Vergine con il Bambino e un fiore nella mano di cui esistono tre esemplari nel mondo, uno a Parigi, uno a Firenze e uno a Lugnano. La scultura è conservata nella Chiesa di S. Maria in Categne.
di Lucia Munalli
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