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Alla ricerca del gusto in terra sabina
Inviato da : admin Giovedì, 19 Aprile 2007 - 15:26
Alla ricerca del gusto in terra sabina
La natura del reatino regala una varietà notevole di prodotti tipici, che ne rendono unica la cucina. La ricerca di questi prodotti conduce in luoghi suggestivi e unici per unire natura, arte e gastronomia. Vediamone alcuni

L’aglione di Orvinio
L’aglione è il tipico sugo di Orvinio, che condisce quasi tutti i piatti tradizionali di questo paese. Per la ricetta bisogna soffriggere due o tre spicchi d’aglio e un pezzetto di peperoncino in abbondante olio d’oliva. Quando l’aglio sarà imbiondito aggiungere i pomodori freschi, ma vanno bene anche pelati o in bottiglia. Salare e lasciar cuocere per una decina di minuti. Con questo sugo si condisce la pasta, non importa se lunga o corta, l’importante che sia al dente.


Dopo aver assaggiato una pasta all’aglione, percorrendo le vie del paese si scopre l’abitato più alto del Parco dei Monti Lucretili, che sorge attorno all’imponente castello tardo-rinascimentale dei marchesi Malvezzi Campeggi. L’antica città fu per molti secoli sotto il dominio dei Benedettini dell’Abbazia di Santa Maria del Piano, nel XVI secolo divenne feudo degli Orsini, poi dei Muti. Dopo il 1625 passò al casato dei Borghese, per entrare nell’Ottocento nei possedimenti dello Stato Pontificio. Da visitare la chiesa cinquecentesca di Santa Maria dei Raccomandati. L’interno, a croce latina, conserva alcuni dipinti del Manenti. La chiesa di San Giacomo, costruita nel 1612 su disegno di Gian Lorenzo Bernini, è oggi sconsacrata e proprietà privata.

Farro al tartufo di Leonessa

La ricetta richiede 200 gr. di farro leonessano, 2 pomodori rossi, 1 cipolla, 1 patata, 3 etti di salsiccia, sedano, carota, sale. Soffriggere in poco olio di oliva la salsiccia tritata, la cipolla, il sedano e la carota. Aggiungere i pomodori e il sale e cuocere a fuoco moderato. Portare a bollore due litri d’acqua e versare il farro, quando riprende il bollore aggiungere il soffritto, girando spesso con un cucchiaio di legno per circa 40 minuti. A cottura ultimata cospargere il piatto di tartufo a volontà.
Nata come antico borgo fortificato intorno al 1278 per volontà di Carlo I d’Angiò, Leonessa è ancora sovrastata dall’antica Torre Angioina a pianta ottagonale. L’impianto urbano è intatto, con le strade larghe e rettilinee, con le antiche porte Spoletina e Aquilana.
Il patrimonio ecclesiastico di Leonessa è davvero notevole, e tra le altre merita particolare attenzione la chiesa di San Pietro, con la sua ampia gradinata. Sulla facciata in pietra rossa spicca un rosone, e la bella torre campanaria ha una cuspide gotica. All’interno si trova una tela raffigurante la Vergine col Bambino tra Santi, attribuita al pittore barocco Giovanni Lanfranco. Di grande importanza è anche la chiesa di San Francesco, che conserva uno splendido presepio in terracotta policroma del XVI secolo e notevoli affreschi del XIV e XV secolo riscoperti di recente.

I marroni di Antrodoco
Le qualità del marrone di Antrodoco sono uniche e pregia-tissime, tanto da non trovare confronti in altre tipologie dell’Italia centro-meridionale. Il suo sapore intenso, equilibrato e tendente al dolce deriva dai boschi secolari, ad alta vitalità biologica della zona e nella cittadina si conoscono mille ricette per assaporare questo gusto unico: dai marroni arrosto al gelato di marroni.
L’ambiente che accoglie i golosi è altrettanto eccezionale: un borgo chiuso nel fondovalle di una stretta gola. In Piazza del Popolo, cuore di Antrodoco, sorge la bella chiesa di Santa Maria Assunta, a navata unica con cinque cappelle laterali. Nel Museo Civico, tra l’altro, sono conservate due tele di Carlo Cesi, importante pittore e incisore antrodocano del Seicento, della scuola di Pietro da Cortona. Poco fuori l’abitato di Antrodoco si trova un monumento di grande interesse: la chiesa di Santa Maria extra moenia (fuori le mura), di origini altomedievali, decorata con elementi d’età romana. Il Battistero accoglie un ciclo pittorico quattrocentesco ben conservato.

I Fagioli di Borbona
Borbona regala alla cucina sabina uno dei prodotti più rinomati e preziosi: il fagiolo borbontino. Un tipo di borlotto che, grazie alle condizioni climatiche della zona, presenta caratteristiche di particolare pregio dal punto di vista organolettico: la buccia è impercettibile e il sapore ricorda quello delle castagne. Questo prodotto è figlio di una cittadina di grande interesse storico e artistico: strutturata in età angioina, accoglie opere d’arte di grande importanza. Frammenti architettonici, sculture, affreschi e dipinti testimoniano a Borbona l’opera di artisti importanti, come il pittore Vincenzo Manenti, autore del ciclo delle Storie di San Francesco nel Convento di Sant’Anna e della notevole pala d’altare in Santa Maria Assunta. Tra le varie opere merita una visita la Croce di Borbona, nella Chiesa di Santa Maria Assunta, un capolavoro dell’oreficeria medievale, modellata in lamina d’argento dorato e decorata da quaranta smalti traslucidi.

Il Fallone di Torri in Sabina: tutto il gusto della tradizione
Viene da Torri in Sabina questo piatto semplice e gustoso, nato dalla cucina povera dei contadini della zona. Per preparare il fallone si dispone sulla spianatoia la farina a fontana, quindi si aggiunge un po’ alla volta acqua tiepida, olio d’oliva e sale. L’impasto va lavorato bene per una decina di minuti, quindi va diviso in due parti, una più grande dell’altra. Stendere con il mattarello prima la sfoglia più grande, con cui si fodera interamente la teglia unta d’olio. Lessare e ripassare in padella della verdura (bieta, cicoria o broccoletti) versarla nella teglia e ricoprire con l’altra sfoglia, punzecchiandola con la forchetta. Ungere con un filo d’olio e infornare fino a quando la superficie sarà ben dorata. L’aroma di questo piatto accompagna nella visita del paese. L’abitato, rinomato nel Medioevo per le torri e le fortificazioni che lo rendevano sicuro, ha un caratteristico centro storico con la Collegiata di San Giovanni Battista e la chiesa di San Nicola di Bari. L’edificio conserva una tavola quattrocentesca di scuola umbra e un affresco dello stesso periodo con la Madonna del Gonfalone. Nei dintorni sono da visitare i resti archeologici di Forum Novum, uno dei primi centri romani creati in Sabina dove, secondo la tradizione, avrebbe per qualche tempo vissuto e predicato San Pietro. Sempre nei dintorni di Torri in Sabina è imperdibile la chiesa di Santa Maria in Vescovio, uno dei monumenti più celebri e importanti della provincia.
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