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Come e perché abbiamo occupato

Attualità / n. 4/14 ORIZZONTI
Inviato da admin 14 Dic 2014 - 19:05

Come e perché abbiamo occupato
Nel mese di novembre a Rieti si è verificato un evento che non accadeva da anni: l’occupazione delle scuole. Quanto accaduto lo facciamo raccontare da uno studente che da qualche tempo è anche nostro collaboratore: Adriano Alvisini.
Sono i giorni tra il giovedì 13 e il sabato 15 novembre a segnare un momento di grande tensione per tutte le scuole di Rieti. A partire dal liceo classico Marco Terenzio Var-rone, culla di questa protesta, hanno occupato la scuola, a seguire, l’istituto dei geometri Ugo Ciancarelli, l’istituto d’arte Antonio Calcagna-doro, il liceo magistrale Elena Principessa di Napoli e il liceo scientifico Carlo Jucci e a seguire l’Istituto Vanoni, e l’Istituto Industriale Celestino Rosatelli.



Avete letto bene si sta parlando di occupazione. In cosa consiste? Nel prendere possesso dell’edificio scolastico per protestare ed esporre i motivi della protesta. Dunque le scuole sopra elencate sono in fermento, si stanno battendo tenacemente, cercando di perseguire i loro obiettivi. La situazione è una delle più inusuali che si possano essere create, infatti a protestare non è solo una scuola, ma si è creata un’unione di cinque istituti che non era mai stata vista prima d’ora. Ad ottenere i risultati più cospicui sono stati gli studenti del liceo classico, che sono riusciti ad ottenere un incontro con il presidente della provincia di Rieti ed altre autorità.
Ci sono state inoltre anche molte tensioni con la polizia provinciale, la quale, eseguendo il proprio la-voro, ha cercato di mantenere l’ordine e la non degenerazione delle proteste, ha assistito alle manifestazioni e alle riunioni degli studenti per capire se la loro protesta avesse veri  motivi o fosse stata tirata su solo per creare confusione, è scesa a patti con i ragazzi per cercare un compromesso sullo svolgimento di «queste occupazioni». C’è stato inoltre un grande afflusso di giornalisti, provenenti da giornali web, giornali locali e i rappresentanti di questa protesta sono stati addirittura invitati a «radio mondo» per spiegare precisamente tutti i punti della loro lotta, sono usciti molti pezzi di giornale riguardanti questi «giorni di fuoco», video, interviste. Si può affermare che si è destato un grande scalpore con questi avvenimenti inaspettati.
 Girava «una voce di corridoio» la quale informava che sarebbe addirittura arrivata la rai a far riprese su ciò che stava accadendo. Insomma di tutto e di più si è sentito questi giorni, sembra proprio che i ragazzi siano riusciti a creare un grande pulviscolo che si sta spargendo un po ovunque. Sicuramente i loro sono gesti ammirevoli (essendo ragazzi di 16/17 anni), perché stanno resistendo, anche pernottando all’interno degli stessi edifici, per giorni. Hanno poi compiuto un’azione che è sulla carta non legale, e i maggiorenni si sono presi le responsabilità per eventuali danni a cose o persone, hanno scritto numerosissimi cartelloni che hanno appeso sia all’esterno sia all’interno delle scuole, insomma in loro vi è tutta l’energia dei giovani, vogliosi di cambiare e migliorare, vigorosi, tenaci, assetati di giustizia e di verità. Stanno facendo tutto in legalità, senza violenza, non si è verificato alcun episodio che ha richiesto l’intervento della polizia.
Il caso più estremo è il classico, che accusava il preside di essere assente alle riunioni degli studenti per dialogare e trovare accordi. Si è addirittura arrivati a chiedere le dimissioni del dirigente scolastico. Questo è il massimo gesto che si è potuto compiere. Una rivolta insomma che potremmo definire non-violenta, apoli-tica, e concentrata sul bene della scuola che sta avendo grande risonanza e grandi effetti. Gli studenti sono inoltre orgogliosi del fatto che addirittura, per quanto la loro protesta è costruttiva, critica, intelligente e ben intenzionata, i ragazzi sono riusciti anche ad ottenere un rapporto di semi confidenza con la polizia provinciale, incaricate di sorvegliare l’andamento delle occupazioni.
Questa cosa è emblematica di quanto questa situazione sia stata gestita con cognizione di causa.
Dopo giorni di tumultuo si è ottenuto un incontro con tutti i dirigenti scolastici di ogni istituto presieduto dai signori Rinaldi e Abbruzzese.
In seguito a questo convegno gli studenti, raggiunto il loro obiettivo, hanno saggiamente deciso di terminare tutte le occupazioni, a condizione che il presidente della provincia rispetti i patti presi, ovvero quelli di provvedere all’edilizia delle scuole. Possiamo dire che questo è l’epilogo dell’intera vicenda.

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