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La chiesa monumentale di San Domenico

Documenti / n. 4/14 ORIZZONTI
Inviato da admin 14 Dic 2014 - 19:28

La chiesa monumentale di San Domenico e la presenza dell’Ordine dei Predicatori a Rieti
La fondazione del convento reatino dei Padri Predicatori è legata alla figura storica del beato Martino da Perugia.
Così la Cronica del convento umbro ne ricorda la figura e l’opera: «Frater Martinus, sacerdos et praedicator laudabilis vitae et conversationis pacificae, fuit Prior Perusinus et Narniensis; qui propter industriam tam in spiritualibus quam in temporalibus super alios eminebat. Hic frater Martinus pariter ***** fratre Christiano de Erimannis ordinem intravit vivente Nostro Sancto Dominico.
Missus est Reate ibidem recipiens locum pro ordine sibi a Reatinis datum et conventum ipse aedificans ***** magnam totius populi devotione et salute; ac inibi factus prior, verbo et exemplo multum aedificavit».


Intanto al Vicariato Domenicano nel 1263 era stata assegnata la chiesa dei SS. Apostoli, già enumerata nel 1153 fra le chiese reatine dalla Bolla pontificia di Anastasio IV: Riccardo di Pietro Annibaldi, nipote del cardinale domenicano Annibaldo, cedette infatti al priore del Convento di San Sisto in Roma «medietatem Ecclesiae SS. Apostoli in civitate Reatina ***** domibus claustris casalitiis terris hortis et vineis intra et extra muros civitatis (...)».
L’attività svolta dal priore Martino da Perugia fu breve, ma alacre ed intensa tanto dal punto di vista pastorale, quanto negli esiti materiali: fino al 1270, anno in cui il religioso lasciò la comunità reatina per recarsi a Narni a fondare anche là un convento, proseguì infatti l’ opera di adeguamento strutturale degli edifici dati in uso alla comunità e vennero acquisiti altri terreni confinanti.
Al fine di favorire la penetrazione della famiglia religiosa Domenicana nella società civile reatina, fu probabilmente lo stesso Martino da Perugia a promuovere la tempestiva istituzione di una Confraternita intitolata alla Beata Vergine, San Domenico e San Pietro martire, commendata dal Maestro Generale dell’Ordine Giovanni da Verona mediante un Breve con accenti di vivo apprezzamento.
L’opera di Martino da Perugia fu degnamente proseguita dal priore Bonifacio, che incrementò le proprietà conventuali concludendo una permuta con un tale Bartolomeo Castiglioni, cedendo a questi alcuni dei terreni posti oltre il muro della clausura per avere in cambio alcuni “casalitia iuxta viam publicam et rem d. conventus”, con l’evidente intento di intraprendere la costruzione di una chiesa più grande, confacente alle finalità dell’apostolato domenicano.
Intanto la preesistente chiesa dei Santi Apostoli veniva assegnata definitivamente ed integralmente all’Ordine dei Predicatori, tanto da mutare il titolo per essere dedicata a San Domenico.
Nel 1294, per la prima volta la comunità reatina dei Domenicani ospitava il Capitolo Provinciale: ciò confermava la rilevanza in breve raggiunta e contribuiva a dare impulso ai lavori di edificazione della chiesa e del convento.
Quattro anni più tardi, il complesso conventuale aveva già circoscritto il quadrilatero del primo chiostro entro il muro della clausura: qui facendosi costruire un padiglione di legno, si rifugiò papa Bonifacio VIII nelle drammatiche circostanze del terremoto che colpì la città il 30 novembre 1298.
Un secondo Capitolo Provinciale fu indetto a Rieti nel 1305.
La comunità domenicana si radicava sempre di più nella società reatina, sollecitando vocazioni alla vita religiosa, alimentando intellettualmente i propri adepti, ricevendo lasciti ed elemosine, esercitando con prudente consiglio un ruolo di mediazione fra i vari soggetti che animavano a volte conflittualmente la comunità cittadina.
Al tramonto del medioevo, furono numerosi i reatini che seppero farsi onore vestendo l’abito del dotto Ordine Domenicano: primo ad essere annoverato nelle cronache dei Padri Predicatori è frate Stefano da Rieti, apprezzato commentatore di Aristotele, frate Sante, Penitenziere pontificio nel 1390, frate Iacopo, ambasciatore  per conto della Repubblica Fiorentina presso la corte di papa Martino V, fra Tommaso, priore di Santa Maria Novella al tempo del Savonarola, fra Giovanni, fratello della Terziaria Domenicana Colomba da Rieti, sotto-priore del convento di Bologna, poi priore a Rieti ed a Tivoli, infine confessore del monastero di San Domenico a Firenze.
Nel corso del XIV secolo, l’impegno economico della comunità reatina fu assorbito essenzialmente dall’ esigenza di completare la costruzione della nuova chiesa, per il cui allestimento furono numerosi e cospicui i lasciti e le donazioni resi da laici ed ecclesiastici, desiderosi di erigere la loro sepoltura in San Domenico.
La chiesa viene dunque costruita rispecchiando le peculiarità stilistiche e funzionali proprie dell’architettura mendicante: la vasta aula orientata secondo l’asse N/S è attraversata dal transetto rispettando lo schema a croce latina adottato generalmente dai Domenicani.
L’abside, rigorosamente ortogonale, è internamente voltata al pari del transetto dove saranno successivamente realizzate quattro cappelle.
La fiancata orientale della chiesa, che delimita la piazzetta intitolata dalla Terziaria Domenicana Colomba da Rieti, risulta verticalmente scandita da una serie di  paraste che movimentano la texture del compatto muro di pietra calcarea.
La superficie risulta così suddivisa in otto fascioni verticali recanti i segni dei successivi riattamenti: particolarmente invasivi appaiono i tamponamenti delle monofore lanceolate del primitivo assetto proprio della maniera gotica, praticati rispettivamente nel 4°, nel 6° e nell’8° settore, contemporanei alle laceranti aperture di due ampi finestroni, da cui l’assetto barocco della chiesa poté ricevere una più congrua illuminazione.
Contemporaneamente si provvide a chiudere la porta a tutto sesto, aperta ab antiquo e presumibilmente sovrastata da una pensilina in legno, sostituita da un accesso più modesto praticato nel 7° settore, in simmetria con la strombatura del finestrone sovrastante.
Del primitivo assetto della porta laterale resta ancora un’indiretta testimonianza iconografica in una delle lunette del chiostro nuovo del convento, nelle quali i migliori esponenti artistici del Seicento reatino dipingono le Storie della beata Colomba descrivendo puntualmente il paesaggio urbano.
I luoghi regolari del convento reatino, da oltre un secolo adibito a sede del Presidio Militare, sono a tutt’oggi facilmente individuabili all’interno del complesso della Casarma Verdirosi: essi anzi costituiscono la prestigiosa sede della Scuola N.B.C. per la difesa nucleare, chimica e batteriologica.
Intorno ai due chiostri, si apriva la sala capitolare voltata, a pianta rettangolare .
Lungo il lato presumibilmente occupato in origine dallo scanno del Priore, sono ancora aperti i due nicchioni utilizzati per appoggiarvi le lucerne.
Accanto al capitolo, è l’aula di studio - già sede della Confraternita di San Pietro martire - segnalata nella sua funzione dalla lunetta sovrastante la porta d’accesso.
Va rimarcato il fatto che fra le pitture a fresco che decoravano il chiostro nuovo soltanto due sono estranee al tema delle Storie della beata Colomba, coralmente interpretato dai più accreditati pittori del Seicento reatino: si tratta, rispettivamente, della prima lunetta e della quinta del lato meridionale, in corrispondenza, appunto, con l’aula capitolare e con l’aula dello studentato.
Nella prima lunetta, è rappresentato l’ Arbor Vitae dell’Ordine dei Predicatori.
In alto, incorniciata da un fregio fitomorfo, la Madonna in maestà si mostra alla venerazione dei Santi e dei Beati Domenicani.
Ciascuno di essi appare incluso come entro un clipeo circoscritto dalle volute di una vite fruttifera, onusta di foglie e di pampini: il riferimento simbolico è evidente, e ribadisce il concetto magistralmente espresso da Dante riguardo a San Domenico,
... che si mise a circuir la vigna che tosto imbianca, se ’l vignaio è reo (Par., c. XII, vv. 86-87)

confermando l’alto significato dottrinale, mai disgiunto dalle opere d’arte commissionate dall’ Ordine.
Nella lunetta che da accesso all’aula di studio è invece raffigurato San Tommaso d’Aquino, impegnato in una disputatio.
Per questa porta era stato realizzato nel 1546 un elegante fastigio in travertino, opera dei maestri lombardi Giacomo da Locarno e Stefano da Como.
Il portale, impostato su due basamenti geminati recanti entro uno scudo l’effigie di San Pietro da Verona, era sovrastato da un architrave modanato, sostenuto da tre colonnine per lato.
Quando la Confraternita dei mercanti concordò con i Domenicani la cessione dell’oratorio in cambio della chiesa cistercense di San Matteo all’Yscla provvide a smontare il portale, riadattandolo sulla facciata della nuova sede.
Tale permuta, vantaggiosa sia per i Domenicani, che potevano così adibire l’aula ad attività di studio, sia per i membri della Confraternita, che potevano giovarsi di ambienti più ampi e confacenti alle loro funzioni sociali, consentì la conservazione del Giudizio Universale dei fratelli Torresani, altrimenti destinato ad essere distrutto perchè giudicato dal Visitatore Apostolico inadatto ad occhi profani.
Il convento, i cui edifici si distribuivano organicamente intorno al primo chiostro, rimase pressochè immutato nella sua struttura fino all’ultimo quarto del XVI secolo, quando papa Gregorio XIII decretò l’apertura di un collegio di studi letterari, patristici, filosofici e teologici presso la comunità domenicana reatina.
Il decreto era in linea con le emergenze della pedagogia cattolica post-tridentina, definita dai Padri Conciliari attivando per il clero secolare l’istituzione seminariale, incrementando ulteriormente la formazione dei novizi per il clero regolare.
Con il decreto della sessione XIII, il 15 luglio 1563 il Concilio di Trento aveva stabilito l’istituzione presso ogni Diocesi di un collegio posto sotto la tutela e l’autorità episcopale, che provvedesse ad «alere ac religiose educare, et ecclesiasticis disciplinis instituere» i giovani destinati al sacerdozio.
Una serie di circostanze favorevoli indusse il cardinale Marcantonio Amulio ad inaugurare a Rieti, sede del suo episcopato, la serie delle istituzioni seminariali.
Il Consiglio dei Cento accolse infatti con sollecita benevolenza la richiesta del Vescovo destinando il Palazzo del Pretore, sito in piazza del Leone, ad ospitare il Seminario Diocesano. I necessari interventi di ristrutturazione dell’antico edificio furono tempestivamente eseguiti dal Vignola: così, domenica 4 giugno 1564, fu inaugurato il primo Seminario, che già contava ventisei alunni.
Dopo poco più di un decennio, la comunità domenicana reatina ottenne il riconoscimento del suo impegno didattico e venne sollecitata a perseguire un più alto obiettivo educativo: perfezionare i novizi nell’apprendimento delle lingue.
Nella pedagogia domenicana, che si attuava all’interno dell’Ordine riverberandosi sulla collettività mediante la predicazione e l’impegno apostolico, erano stati individuati fin dal XIII secolo tre successivi livelli di formazione: essi erano rappresentati dalla scuola conventuale, destinata a curare attraverso il noviziato la preparazione alla vita regolare, la scuola provinciale, di grado intermedio, la scuola generale o Studium solemne, di grado accademico.
Fin dalla sua fondazione, così com’era stabilito dalle Costituzioni, il convento domenicano reatino si avvalse dell’operato di un lettore, presto coadiuvato dai maestri di Sacra Pagina.
Lo studio della Sacra Scrittura venne coltivato con solerzia, per corroborare la futura, primaria attività omiletica.
Al noviziato così organizzato si aggiunse dunque, in attuazione  della bolla pontificia, lo studio del greco, dell’arabo e dell’ebraico, utili alla formazione dei biblisti secondo la tradizione inaugurata dopo il Capitolo del 1236 da Ugo di San Caro, esegeta di prim’ordine ed autore della collazione e delle concordanze della Bibbia.
Anche il Seminario diocesano poté utilmente avvalersi dell’insegnamento dei dotti Domenicani, in particolare per i corsi di Teologia dogmatica e Teologia morale, così come già nel corso dei secoli XV e XVI alcuni Predicatori avevano collaborato con il Comune per l’insegnamento di Grammatica presso il Collegio cittadino.
La presenza dei Padri dell’Ordine dei Predicatori a Rieti fu dunque assidua e benemerita, a Rieti, per oltre sei secoli, fino alle soppressioni postunitarie che dispersero la comunità e destinarono ad altri fini il complesso conventuale.
di Ileana Tozzi

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